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Un fronte comune per un vaccino universale

08 FEB - Gentile direttore,
quest'evento pandemico sta mettendo concretamente e rapidamente alla prova l'umanità intera, non solo coloro che si ammalano, soffrono ed in larga parte purtroppo soccombono, non solo tutti gli altri a cui sarebbe richiesta cosciente attenzione comportamentale adeguata per limitare le occasioni di contagio nel rispetto del prossimo, ma anche e soprattutto i decisori e le loro effettive capacità dirigenziali, a tutti i livelli in tutto il mondo, ai quali toccherebbe ora più che mai in buona coscienza, superando le convenienze personali o politiche, adottare i provvedimenti di volta in volta davvero più utili, che soli possono limitare contagiati e morti, in questo bollettino di guerra quotidiano.
 
Si tratta di una vera e propria “guerra mondiale” che andrebbe quindi combattuta con strategie condivise in ogni dove, essendo combattuta contro un agente infettivo mutageno, un nemico comune invisibile ma drammaticamente reale, con il quale non sono possibili trattative, né negoziazioni o rese gravose a favore della pace, né furberie di alcun genere, nemico che mostra di non conoscere limiti di razza e nazione, di povertà e ricchezza,  il cui obiettivo, globale, è l’essere umano.

 
L'unica possibilità concreta per l'umanità sarebbe quella di far davvero fronte comune, condividendo cure e risorse al di là di ogni costo ed interesse di parte, capendo che questo è l'unico modo vero per salvare noi stessi ed i nostri cari, l'unico modo per limitare e magari davvero evitare, il rischio di mutazioni tali da creare un nuovo e sufficientemente diverso agente pandemico (potrebbe essere solo questione di tempo), in grado di ricominciare da capo il disastro, quell'incubo reale ancora senza risveglio, che stiamo vivendo ormai da un anno, al fine di evitare di ritrovarci, dopo un intero giro dell'orbita terrestre, ancora al punto di partenza.
 
Se non vogliamo rischiare di vanificare il grande sforzo che ha condotto alla scoperta dei vaccini attuali (ma anche di potenziali cure attive od adiuvanti da introdurre celermente), è nell'interesse stesso delle nazioni le cui aziende farmaceutiche li hanno sviluppati, al di là del mero tornaconto economico immediato, trovare il modo di condividerli a livello mondiale con tutti, anche con le nazioni più povere non in grado di avere i vaccini in tempi rapidi e costi sostenibili, se non per bontà, per garantirsi davvero la fuoriuscita dalla pandemia (visto il reale alto rischio di recidive con mutazioni), conditio sine qua non della stessa ambita e vitale ripresa socio-economica. 
 
Una campagna vaccinale confinata essenzialmente ai paesi che se la possono permettere, rischia di essere un boomerang, per la spinta selettiva verso le varianti resistenti, che potrebbero svilupparsi da popolazioni non vaccinate e pandemicamente ripercuotersi nuovamente proprio su quei paesi che pensano di salvarsi da soli.
 
La pandemia sta dando all'umanità una lezione dolorosa da comprendere al più presto, siamo tutti sulla stessa barca e se non vogliamo rischiare di affondare tutti, occorre anche riparare eventuali brecce nelle stive ove erano confinati gli ultimi.
 
La vita non ha prezzo, andrebbero resi disponibili il più possibile oltre ai vaccini, anche più celermente tutti i rimedi potenziali, dagli anticorpi monoclonali (presenti da tempo, ma assai tardivamente approvati ora da noi), ai semplici potenziali adiuvanti di vario tipo, almeno in uso compassionevole e precoce all'esordio di malattia per le categorie che sappiamo più fragili, pur non avendo ancora piene certezze di efficacia e di potenziali effetti collaterali, sapendo che la malattia ha conseguenze certamente più gravi, infatti se tali pazienti si aggravano andranno in larga parte incontro a morte.
 
L’OMS (WHO) significativamente nata dopo la seconda guerra mondiale per tutelare al meglio la salute di tutte le popolazioni della terra, stimolata ed appoggiata da tutte le nazioni responsabili, potrebbe autorevolmente ora stigmatizzare con forza, questa necessità mondiale di vaccinazione di massa ubiquitaria contro la malattia da Covid-19, come già in passato fece, nel 1974 con l’Expanded Programme on Immunization (link WHO expanded programme on immunization) per i vaccini nell'infanzia “to ensure that all children, in all countries, benefited from life-saving vaccine”, richiedendo però ora tempi assai celeri visto il rischio mutageno che potrebbe vanificare altrimenti ogni sforzo (mentre i patogeni oggetto delle pregresse vaccinazioni erano stabili).
 
Le pandemie impongono una gestione globale anche dal punto di vista della cura, non conoscono confini, infatti li hanno valicati al di là degli sforzi sovrani di chiusura delle singole Nazioni, occorrerebbe quindi trovare il modo, in problematiche di salute emergenziali, di dare all'OMS la forza necessaria per agire celermente a tutela di tutti.
 
Marco Ceresa
Medico

08 febbraio 2021
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