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Se la “sinistra” dimentica i medici

di Pietro Cavalli

22 MAR - Gentile Direttore,
interessante il dibattito ospitato da Quotidiano Sanità su “sinistra e sanità” e stimolanti gli interventi sino ad ora pubblicati. Analisi avvincenti, modelli organizzativi, riforme strutturali, interventi edilizi, contrasto alla privatizzazione, distinzione tra territorio e comunità e via dicendo. Sembra tuttavia che ogni ipotesi, ogni analisi, ogni proposta abbia qualcosa in comune e cioè il perdurare dell’esclusione assoluta dei medici da ogni modello/soluzione considerati.
 
Nulla di nuovo, beninteso, tuttavia sembra importante sottolineare che probabilmente alla attuale crisi del SSN non è estranea la marginalizzazione della figura del medico. E’ pur vero che tale figura non può e non deve rappresentare alcun modello di riferimento e che talora il senso etico della professione appare discutibile, però appare evidente che la attuale situazione è caratterizzata da un insanabile scollamento tra i vertici amministrativi e dirigenziali del SSN e tutto il personale sanitario, medici compresi.

 
Non so quanto possa funzionare un esercito in cui i generali sono nominati dalla politica e scelti tra obbedienti azzeccagarbugli, obbedienti economisti di seconda e terza fila, obbedienti personaggi dalle incerte origini professionali. Lasciando poi i soldati a loro stessi e punendoli/zittendoli quando questi seccatori avanzano la richiesta di sostituire i moschetti mod. ’91 con armi più moderne e prospettano la necessità di rivedere l’organizzazione adattandola alle nuove necessità di intervento bellico.
E’ da verificare se la sinistra sia stata in grado di produrre proposte tali da valorizzare ruoli e competenze individuali e professionali oppure no. Di sicuro ogni modello organizzativo non può prescindere dal coinvolgimento di tutto il personale. Resta pertanto da stabilire se in ambito sanitario la sinistra, nelle sue varie articolazioni regionali, sia riuscita a far convivere la gestione del potere con il coinvolgimento reale dei suoi medici.
 
Di fatto, decenni di esclusione dei medici da ogni forma di gestione dell’organizzazione sanitaria pubblica non possono essere stati privi di conseguenze ed è opinione di chi scrive, per esperienza diretta, che invece la sanità privata, quando funziona bene, funziona anche grazie al coinvolgimento dei suoi medici nelle scelte organizzative e decisionali.
 
Nessuno sembra accorgersi di quanto i medici siano stati esclusi nell’ambito del SSN e neppure del fatto che i troppi anni di mortificazioni continue hanno portato ad uno scollamento gravissimo tra dirigenza e “mano d’opera” medica. Al punto che oggi il medico ospedaliero per non soccombere e continuare a mantenere un livello di decenza minima nella propria attività è costretto a trovare all’esterno i finanziamenti che spesso gli consentono di mantenere un livello di assistenza accettabile.
 
Non so se sia chiaro il concetto: oggi un medico deve spesso “arrangiarsi” per poter svolgere il proprio lavoro ed esporre pertanto se stesso ed i pazienti ad una situazione potenzialmente rischiosa. Il tutto nell’assenza di qualsivoglia interessa da parte della amministrazioni, indipendentemente dal colore politico.
 
L’esclusione della figura del medico all’interno del SSN è confermata dal dibattito in corso su QS, laddove i modelli organizzativi e le buone intenzioni lasciano aperta la domanda: come si fa a organizzare la difesa di un intero paese con una ventina di eserciti i cui generali non vengono scelti per acume tattico ed i cui soldati sono considerati soltanto dei rompiscatole?
 
E ci fermiamo qui. Intanto, al di là dell’interessante dibattito su sinistra e sanità, rimangono però senza analisi e risposte i problemi relativi alla questione medica, alla medicina difensiva, alla privatizzazione, alla prevenzione, alla regionalizzazione, alla medicina amministrata e molto, molto altro ancora…
 
Pietro Cavalli
Medico
 


22 marzo 2021
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