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118. No all’accorpamento in unica struttura delle componenti territoriale e ospedaliere

di Fedele Clemente

13 APR - Gentile Direttore,
la SIS118, Società Italiana Sistemi 118, è lieta di constatare che diverse Società Scientifiche, coinvolte direttamente o solo marginalmente nelle attività di emergenza sanitaria, si esprimano in merito al disegno di legge in discussione al Governo che tende a migliorare l’organizzazione del Sistema di Emergenza Territoriale 118 (SET118). Solo un SET118 ben strutturato e ben organizzato può dare un’adeguata prima risposta al cittadino quando è vittima di un episodio acuto che mette a serio rischio la sua salute e la sua vita e, nello stesso tempo, può agevolare le attività ospedaliere inviando il malato giusto, nei tempi e nei modi giusti.
 
La SIS118 ha il merito, a ben 29 anni di distanza dal DPR del 27/3/1992, di essere la società scientifica che ha sollecitato l’istanza storica irrinunciabile della “Riforma legislativa del 118”, sensibilizzando, di continuo, in merito alla stessa il Ministero della Salute, il Governo, la classe politica nazionale.
Stupisce che vi sia ancora qualche Società Scientifica, almeno per quel che ne sappiamo, che, oltre a ribadire e rafforzare concetti già previsti nella proposta di legge, aggiunge ipotesi che non sembrano voler agevolare un iter di per sé complesso.

 
Al riguardo, la FIMEUC in un articolo apparso su Quotidiano Sanità avanza, sorprendentemente, una ipotesi surreale di accorpamento in unica struttura delle componenti territoriali ed ospedaliere dell’emergenza sanitaria. Tale proposta presupporrebbe lo stravolgimento dell’organizzazione sanitaria nazionale attuale attraverso la cancellazione delle numerosissime norme che hanno portato alla creazione e distinzione della medicina del territorio da quella ospedaliera, determinata dalle evidenti differenze logistiche, operative e funzionali dei due ambiti.
 
A tal proposito, è necessario precisare che FIMEUC, per quanto si fregi della denominazione di “Federazione Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza e delle Catastrofi”, in effetti, a dispetto della sua stessa denominazione, non ha “Federate” nel suo contesto, come ci si aspetterebbe, alcuna delle Società Scientifiche maggiormente rappresentative del mondo dell’emergenza e delle catastrofi.
 
Entrando nel merito, il suggerimento di fondere in un unico calderone la componente di emergenza sanitaria della medicina territoriale e quella ospedaliera, è del tutto contrario a tutte le norme di legge vigenti ed all’organizzazione del Ssn, nonché, a nostro parere, completamente inefficace.
Forse a FIMEUC sfugge che le due aree, quella territoriale e quella ospedaliera, hanno differenti regole organizzative, di funzionalità e di obiettivi ed hanno una diversa modalità di finanziamento. Cosa propone, in concreto, FIMEUC? Di spostare il Pronto Soccorso nell’area territoriale, privando l’ospedale delle sue imprescindibili funzioni, per porlo nell’ambito territoriale del SET-118, oppure di spostare il SET-118 nell’area ospedaliera, privandone a sua volta il territorio? Cosa intende per governo unico di questa fantomatica, mastodontica e contorta struttura? Chi dovrebbe dirigere un così complesso sistema?
 
La componente ospedaliera, attraverso uno dei Pronto Soccorso dell’area provinciale di competenza di un singolo SET-118 lasciando fuori tutti gli altri Pronto Soccorso della stessa area, o la componente territoriale, attraverso il SET-118, dimensionalmente di gran lunga superiore per numero di personale e per estensione geografica di operatività rispetto ad ognuno dei singoli Pronto Soccorso ricadenti nella sua area di competenza? Per quale motivo, secondo FIMEUC, sarebbero stati prodotti continui sforzi per definire indirizzi sulle modalità di integrazione funzionale tra area territoriale ed area ospedaliera, relativamente ai percorsi assistenziali, lasciando inalterate le differenze strutturali, operative ed organizzative di ognuno, quando, come semplicisticamente proposto da FIMEUC, bastava mettere in uno stesso contenitore strutturato le componenti dell’emergenza territoriale e quelle ospedaliere? Dove sarebbero collocate le U.O. ospedaliere cruciali della gestione dell’emergenza, spesso con un ruolo rilevante e determinante, come le Terapie Intensive, le Emodinamiche, le Chirurgie d’Urgenza, ecc.?
 
Se il motivo di tanto clamore fosse quello di favorire la mobilità del personale da una struttura all’altra, avendo entrambe medesima matrice culturale e stessi titoli professionali, non è necessario un simile stravolgimento organizzativo in quanto già consentito dagli attuali istituti contrattuali.
Nostro obiettivo rimane migliorare l’organizzazione complessiva dell’emergenza extraospedaliera e fornire le migliori garanzie possibili al cittadino/paziente agevolando, al contempo, le attività ospedaliere.
Si tenga conto che l’intero mondo dell’emergenza extraospedaliera rischia di collassare a seguito di mancato sostegno e dell’affermarsi di volontà contrarie.
 
Dr. Fedele Clemente

Presidente Onorario SIS118

13 aprile 2021
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