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Concluse le prime elezione del “Maxi Ordine”. Ora pensiamo a rivedere alcune cose

di Antonio Alemanno

20 APR - Gentile Direttore,
le recenti elezioni dei vertici delle Federazioni nazionali delle professioni sanitarie sono un’occasione per un primo bilancio sulla Legge n.3/2018 di riforma degli ordini. In particolare nel Maxi-ordine, le criticità sono ancora tante. Una vera gestione multiprofessionale stenta a decollare e la complessità organizzativa ha superato una certa soglia critica. La risultante di questi due aspetti continua a mortificare la partecipazione dei professionisti e a far crescere i costi di gestione.
 
È come se mancasse una certa discontinuità nel passaggio dagli ex Collegi dei tecnici di radiologia degli anni ’70 a un moderno Ordine in rappresentanza di diciannove professioni anche se così diverse tra loro. La mancata presenza dei fisioterapisti nella Lista che ha appena vinto le elezioni è solo la punta dell’iceberg di un problema che ha radici nella stessa legge Lorenzin.

Si prenda ad esempio il numero minimo di presenti per validare un’assemblea degli iscritti: si è passati dal quorum del 10% della precedente normativa (Dlcps n. 233/1946) ad abolire del tutto tale percentuale, se la riunione avviene in terza convocazione. Tale disposizione, pur funzionale a gestire il più alto numero di professionisti, deresponsabilizza i rappresentanti territoriali nel favorire la partecipazione. E senza partecipazione c’è un po’ meno democrazia ma soprattutto meno capacità ideativa, intesa come caratteristica peculiare delle professioni intellettuali.


Dopo tre anni dalla legge, sono infatti pochi i progetti a favore dei professionisti (convenzioni, consulenze, audit, ecc…). La lotta all’abusivismo è ridotta alla mera segnalazione da parte dei professionisti, senza un vero canale comunicativo con i cittadini.
 
Ciò nonostante, la parte di tassa versata da ogni professionista alla Federazione del Maxi-ordine è la più alta tra le professioni sanitarie: 28,60 euro. Gli infermieri versano alla FNOPI solo 10 euro, le ostriche arrivano a 20 euro.
Inoltre, non esiste una regolamentazione delle campagne elettorali: pochissimi sono i consigli direttivi che danno agli iscritti più di quei 10 giorni di preavviso previsti dalla legge per organizzare un confronto tra persone e programmi.
 
Tutto ciò è migliorabile. O almeno sarebbe da adeguare ad una società moderna. Ad iniziare dal voto elettronico di cui si attende l’abbrivio.

La speranza è che il nuovo Codice Etico recepisca, nella consultazione pubblica chiusa il 21 febbraio scorso, le istanze espresse da chi vorrebbe partecipare ma viene ostacolato dalla normativa. E forse anche da chi non vuole cambiarla.

Antonio Alemanno
Ex presidente Collegio TSRM e Ordine TSRM-PSTRP Foggia

  

20 aprile 2021
© Riproduzione riservata


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