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Caro Bartoletti, la diagnosi è giusta, ma le soluzioni?

di Ornella Mancin

23 APR - Gentile Direttore,
il vice segretario nazionale della Fimmg Bartoletti ci offre, nel suo intervento su Qs  del 21 aprile, una  impietosa descrizione dello stato in cui versa la medicina generale oggi, su cui è difficile dissentire. Da più di un anno  stiamo  combattendo  al fronte  un virus per molti aspetti ancora sconosciuto, con pochi mezzi e tanta fatica,  ricevendo  in cambio una continua denigrazione  della nostra figura  e un continuo svilimento del nostro ruolo.
 
Opinionisti, colleghi ospedalieri, politici sembrano fare a gara nei talk show televisivi per  imputarci ogni  possibile causa di fallimento nell’arginare la pandemia, considerandoci addirittura come i principali responsabili delle troppe morti da Covid.
 
L’ultima beffa a nostro danno si sta compiendo con i vaccini: noi che da sempre abbiamo vaccinato miriadi di persone contro l’influenza, improvvisamente veniamo scavalcati in un ruolo questo sì che ci compete, persino dai farmacisti, autorizzati   dopo una breve formazione a distanza, disconoscendo di fatto che la vaccinazione sia un atto medico.

 
Così mentre in tutto il Paese crescono gli hub  attrezzati alla grande con magnificenza per le vaccinazioni di massa, i medici di famiglia si devono accontentare delle briciole: ogni tanto  ci arrivano 10-20 vaccini a testa, noi che per capacità potremmo vaccinare tutti i nostri pazienti applicando  un chiaro criterio di priorità.
 
Ma se quanto descritto da   Bartoletti è condivisibile, il vice segretario nazionale della Fimmg non accenna minimamente alle possibili cause di questo disastro, non ci spiega come sia stato possibile che la medicina generale abbia  perso negli ultimi anni tutto il suo enorme potere negoziale e contrattuale.
 
Dove è andato perduto tutto questo patrimonio?
Forse il sindacato maggioritario che finora ha dettato le linee e l’azione di tutta la medicina di famiglia dovrebbe  fare un po' di autoanalisi e autocritica.
 
Basti pensare alle scelte di questo ultimo anno di pandemia. La Fimmg per accreditarsi alla politica ha fatto accettare ai suoi iscritti e non, qualsiasi cosa:  i test antigenici per gli insegnati, tracciamenti, reperibilità 12 ore al giorno  e poi, pena la decadenza dalla convenzione, i tamponi.
 
Cosa ci hanno portato queste offerte alla politica?  Siamo per questo diventati più apprezzati, più riconosciuti? Abbiamo acquisito autorevolezza?
 
Da quanto ci dice Bartoletti pare proprio di no. La linea della Fimmg  ci ha sovraccaricato di compiti non appropriati distogliendoci dall’attività clinica, stremandoci oltre misura, senza che alla fine ci venga riconosciuto  un ruolo significativo anzi  spingendo la politica a progettare la nostra sostituzione con medici dipendenti rimpiazzando i nostri studi con “l’ufficio del paziente”. 
 
Del resto anche molti medici di famiglia faticano a capire la differenza tra un rapporto convenzionato e la dipendenza dal momento che da parecchi anni ormai siamo stati trasformati in poco più di “impiegati” della regione.
 
Adesso sembra tardi per strapparsi le vesti e gridare  che “si continua a scaricare sulle spalle dei medici  di medicina generale  tutto ciò che passa il convento” dando loro ogni colpa.
 
Forse essere rimasti arroccati su posizioni conservatrici dello status quo, appiattiti ai desideri del politico di turno, senza capacità di sfornare qualche idea innovativa  ha ridotto notevolmente quell’enorme potere negoziale di cui godeva la medicina di famiglia fino a qualche decennio fa.
 
Ormai non facciamo paura a nessun politico meno che mai alle regioni.
 
Se è iniziata la battaglia di Dunkerque forse è perché abbiamo offerto qualche sponda al “nemico” e ora siamo costretti alla ritirata prima di finire uccisi …. Questo molto meno retoricamente di quanto si immagini.
 
Siamo ormai sotto assedio, allo stremo, pronti ad alzare bandiera bianca e di questo qualche stratega dovrà pure rispondere.
 
Perché la Fimmg e gli altri sindacati non hanno aperto una discussione per riconsiderare e ridefinire il medico di medicina generale, sulla scia del dibattito aperto dalla Fnomceo sulla questione medica approfittando anche degli spunti offerti dalle  100 tesi? Perché non si è aperto una riflessione per esempio  tra dipendenza e convenzione?
 
Nelle 100 tesi il prof Cavicchi su questo punto ha messo in campo  una terza  via e ha proposto una ipotesi di evoluzione della nostra figura professionale sviluppando in un sistema pubblico le sue principali caratteristiche libero professionali, e garantendo allo Stato delle precise contropartite; perché queste proposte si è preferito ignorarle anziché approfondirle e creare una occasione di discussione? Sono anni che si profetizza il rischio di una  crisi involutiva del medico di famiglia per eccesso  di conservatorismo da parte nostra dentro una sanità costretta a  cambiare. Come può la Fimmg pensare che noi restiamo l’unica variabile indipendente dal cambiamento?
Per difendere il nostro status  contro tutto  e tutti, alla fine soprattutto la Fimmg si è ridotta a difendere sostanzialmente la nostra convenzione senza accorgerci che per difenderla abbiamo rinunciato di fatto alla nostra identità, alla nostra autonomia, alla nostra specificità e alla nostra professionalità. A che mi serve avere la convenzione se il prezzo che pago è tanto alto e tanto frustrante?
 
Prima di tutto io voglio fare il medico.
 
Bartoletti scrive che di fatto la pandemia è diventata, nonostante i nostri sforzi, il principale capo di accusa contro di noi. Come è potuto accadere? 
 
Con la pandemia noi avremmo dovuto diventare i principali referenti delle persone, delle regioni e dei servizi. La pandemia avrebbe dovuto essere una grande occasione per il nostro rilancio Ma non ci siamo riusciti.  Perché?
 
Davanti a questo storico fallimento delle strategie fin qui messe in atto, di fronte ad una innegabile crisi del nostro ruolo,  mi chiedo se non sia  il caso di azzerare le rappresentanze e di promuovere  un dibattito straordinario interno alla categoria.
 
Non voglio essere fraintesa. Non ce l’ho contro nessuno in particolare  ma credo necessario un gesto di resipiscenza per il bene di tutti noi, un gesto che apra ad un dibattito, ad  una ricerca di soluzioni. E’ innegabile da quello che scrive Bartoletti che abbiamo bisogno di rinnovare persone, strategie, proposte, prospettive.
 
Non è sufficiente fare la diagnosi come fa Bartoletti, occorre cercare delle soluzioni coinvolgendo i principali attori, i medici di famiglia a cui in questi anni è stata tolta ogni possibilità di contare.
A qualcuno potrà non fare comodo ma noi abbiamo tutto il diritto di discutere del nostro destino.
 
Ornella Mancin
Medico di medicina generale

23 aprile 2021
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