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Troppe professioni “unite” per forza? Le conseguenze di una legge poco lungimirante

di Calogero Spada

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11 MAG - Gentile Direttore,
scorrendo con attenzione le riflessioni e le controdeduzioni in merito all’ultimo intervento del dott. Crisafulli sulle recenti elezioni del Comitato Centrale della FNO TSRM-PSTRP, è evidente che sarà arduo trovare una sintesi tra la norma vigente e la pluralità di opinioni ed istanze, anche osservando il fiorire di nuovi movimenti, pretesi o supposti alternativi alla rappresentanza istituzionale.
 
Da osservatore esterno ad ognuno di questi orientamenti e da qualsivoglia schieramento “underground”, posso permettermi il lusso che forse a qualcun altro è negato: quello di esprimermi liberamente e, ritengo, coerentemente.
 
Anzitutto per quanto concerne «le scelte operate in questi giorni»: esse sono state determinate da ben altre scelte politiche e legislative, su cui, incertezze interpretative a parte, al momento della messa in vigore di una legge assai discutibile ed affatto «lungimirante» quale la 3/2018 e dei suoi vari decreti attuativi, tutti quelli che non hanno avuto motivi di esultanza di parte, hanno preferito un silenzio che, eventualmente, potrebbe essere connotato anche peggio del giubilo; come al solito (forse) si attende che scappino prima i buoi per chiudere la stalla …

 
Il «tema della rappresentanza» e dei suoi possibili squilibri («mix esplosivi» compresi) doveva essere valutato e discusso ben preventivamente; ed era già chiaro che una legge che non rispettava l’abc non soltanto delle semplici classi professionali, ma anche di quelle dei laureati triennali e magistrali, qualche problema, non esclusivamente “elettorale”, lo avrebbe certamente causato.
 
Ragionando aristotelicamente saremmo portati a divagare su una questione retorica anche più generale. Gli Italiani non sanno scrivere le leggi, oppure non sanno leggerle? E tra i possibili problemi ci sono proprio quelli espressi, la cui punta d’iceberg è effettivamente costituita dall’ “ammutinamento” dei Fisioterapisti, ma anche dalla prevalenza dei TSRM, entrambe cose affatto logicamente accettabili.
 
Per quanto riguarda le «diversità delle professioni che sono presenti nell’Ordine» mi va di parafrasare Lorenzo Cherubini; «Apprezzo ciò che è stato e ne farò tesoro. Ma ancora c’è da farne di lavoro»: tra chi ha forti problemi di perdita di identità professionale a causa delle insidie della corrispondente area medica partite nell’anno 2000 (TSRM), e tra chi per darsene una (o forse due) di identità deve ricorrere a spiegare quali siano le prestazioni erogate (Educatore professionale), passando da chi un problema di identità lo ha sempre avuto (Assistenti sanitari), se proprio il tempo era maturo per costituire codesti Ordini, certamente per le modalità attuative è stato fatto il passo più lungo della gamba.
 
Perché? Perché anzitutto bisognava, ed in tempi assai meno sospetti, risolvere questi problemi più fondamentali. Non si può pensare di travasare problemi di identità, ruolo, campo di azione e responsabilità in una legge che, a sentire l’Unione Europea certamente non doveva definire i compiti della struttura organizzativa, ma esclusivamente ottemperare a «salvaguardare i pertinenti obiettivi di interesse pubblico, ad esempio supervisionando l’esercizio legittimo della professione o organizzando o supervisionando la formazione professionale continua.», che costituisce il criterio di appropriatezza alla creazione di uno o più ordini professionali incaricati dallo Stato.
 
In questo non si intravede alcuna inopportuna logica tecnocratica né anacronismo: al contrario bisognava certamente approfittare della opportunità concessa, ma lavorando in modo più serio e pragmatico di quanto operato: probabilmente il problema vero è che forse erano e sono pochi coloro capaci di rendere un quadro davvero esaustivo della condizione di ogni ambito professionale, presupposto necessario alla identificazione, analisi e soluzione dei problemi, che doveva costituire la irrinunciabile “mission” ex ante di ogni singola professione.
 
È verissimo che «l’Ordine non può essere ridotto alle sole nomine», ma di fatto si è pensato solo a quelle: a come farle girare interminabilmente e ad assicurargli un livello soddisfacente di provvigioni amministrative.
 
Parafrasando Ivan Cavicchi … tutto il resto è fuffa, perché sembra che oltre quelle (e forse nemmeno su quelle) non si sia d’accordo su null’altro.
 
A margine, chi si sente di sbandierare ulteriormente presunte tematiche della inattualità di metodi, a suo dire, poco al passo con i tempi, probabilmente ponendo problematicità unicamente funzionali ad imporre le proprie soluzioni e/o condizioni, come anche chi insiste in medesime argomentazioni, lamentando una, sempre presunta, «scarsità di idee, progetti», ebbene le idee ci sono come anche i progetti (lo dimostrano codesti dibattiti) ed al pari di qualsivoglia sistema, compreso l’esercizio democratico, sono perfettibili.
 
L’unica cosa che non è né auspicabilmente perfettibile né condivisibile è lo scambiare una presunta dittatura per un’altra altrettanto probabile. Sembrerà assiomatico e teoretico, ma l’esercizio democratico non deve condurre né a rappresentatività coatte né ad ideali, ma a rappresentatività reali, competenti ed indirizzate maggiormente al bene comune più che al proprio, e questo vale per tutti coloro che vogliano sposare una qualsivoglia passione politica; e le leggi dovrebbero essere concepite per favorire e non ostacolare tale sviluppo democratico coerente ed al contempo possibile.
 
Per quanto riguarda qualsivoglia «carrozzone inutile», anch’essi possono essere pure troppo facilmente emulati e duplicati, quindi basta non proporsi quale alternativa a Mangiafuoco indossando i panni del gatto e della volpe …
 
Dr. Calogero Spada
Dottore Magistrale
Abilitato alle funzioni Direttive
Abilitato alla Direzione e Management AASS
Specialista TSRM in Neuroradiologia


11 maggio 2021
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