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Linee guida in anestesia e ritardi degli ospedali


06 SET - Gentile Direttore,
sono ormai trascorsi diversi anni sia dall’applicazione della legge Gelli che dalla pubblicazione di linee guida circa gli aspetti legati alle raccomandazioni clinico-organizzative in tema di anestesia pediatrica. Nonostante questo la nostra Società Scientifica riceve continue segnalazioni da tutta Italia, sia dagli anestesisti che dagli stessi chirurghi circa i ruoli, le competenze, le fasce di età e tutto ciò che ruota intorno all’esecuzione di procedure anestesiologiche pediatriche.
 
Le linee guida sono chiarissime e non lasciano dubbi, almeno su due punti fondamentali:
1. occorrono documentate competenze;
2. coinvolgono sia gli Ospedali Hub e di 2° Livello che gli Ospedali Spoke e di I livello con distinzione tra fasce di età, patologie complesse, rischio ASA. Distinzione a parte per gli ospedali di base.
 
E’ superfluo ribadire nel dettaglio ciò che è scritto sulle linee guida, peraltro consultabili attraverso i siti web ufficiali delle società scientifiche accreditate al Ministero della Salute e ribadite già tantissime volte in varie sedi istituzionali. Ciò che ancora manca è un processo organizzativo interno ai vari ospedali.
 
Un dato è certo: gli incidenti anestesiologici si verificano soprattutto laddove non si individuano professionisti esperti e non si costruiscono percorsi e protocolli dedicati.

Moltissime segnalazioni provengono dalle strutture di otorinolaringoiatria laddove insistono numerosi pazienti pediatrici sottoposti ad adenotonsillectomie e dove risulta estremamente delicato l’approccio alle vie aeree e strutture faringee con alto rischio di sanguinamento, ostruzione, dispnee gravi, OSAS.
 
Giungono segnalazioni anche dagli ospedali ad alta natalità e con alto numero di cesarei, soprattutto dagli Ospedali di I livello laddove non sono previste terapie intensive neonatali e l’assistenza rianimatoria neonatale è affidata all’anestesista di turno. Per non parlare delle tantissime procedure di sedazione e analgo-sedazione pediatriche eseguite in ambienti al di fuori della sala operatoria (cosiddette NORA – Non Operating Room Anesthesia) in occasione di TAC, RMN, procedure endoscopiche che sono ad altissimo rischio proprio perché avvengono in ambienti talora poco attrezzati o non idonei rispetto alla sala operatoria vera e propria.
 
Non ultima rileviamo la segnalazione di un collega che dopo aver lanciato un grido di allarme pubblico sul tema, sicuramente in buona fede, è stato persino sottoposto a provvedimento disciplinare.
Occorre fermarsi un attimo a riflettere su alcuni aspetti fondamentali.
 
La competenza pediatrica è necessaria ovunque soprattutto per un motivo: si può non avere il tempo materiale, specie in caso di emergenza-urgenza, di trasferire il piccolo paziente in altri ospedali di riferimento, spesso lontani diversi chilometri. Ne abbiamo avuti esempi drammatici riportati dalle cronache giornalistiche e che non sono più giustificabili.
Occorre intervenire avendo ben chiara la “Regola delle 5 W”: Who, What, Where, When, Why. Chi deve fare cosa, dove, quando e perché.
Tutto ciò è nel diritto/dovere non solo degli operatori sanitari ma soprattutto diritto dei piccoli pazienti e dei genitori.
 
L’adozione di protocolli, l’individuazione di personale formato e da formare, la realizzazione di corsi di formazione teorico pratici anche con simulatori avanzati sono indispensabili e direi da rendere obbligatori.
 
Non ultime da considerare sono le responsabilità medico legali derivanti dalla mancata applicazione delle linee guida/protocolli/raccomandazioni/buone pratiche cliniche. Queste responsabilità non possono ricadere sugli anestesisti se essi non sono messi nelle condizioni di ben operare e in assenza di chiare indicazioni.
 
E’ auspicabile che tutte le figure istituzionali coinvolte riflettano sulla necessità di progettare e adottare percorsi clinico-organizzativi chiari e renderli obbligatori con verifiche periodiche.
 
Le società scientifiche sono sempre disponibili a fornire tutto il supporto necessario per formare e perfezionare i percorsi di assistenza pediatrica, suggerire soluzioni e consentire di lavorare in sicurezza attraverso un clima che deve essere collaborativo e di conoscenza sul campo delle problematiche. Gli anestesisti affrontano questi pazienti quotidianamente assumendosi altissimi rischi le cui responsabilità non possono certo ricadere sempre su questa figura professionale, ormai allo stremo delle forze, ma va una volta per tutte condivisa in assenza di percorsi chiari o non ben definiti.
 
Dr. Dario Galante
Presidente Nazionale SIAATIP
Società Italiana di Anestesia, Analgesia e Terapia Intensiva Pediatrica


06 settembre 2021
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