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Sicurezza lavoro. Quello che manca nel “nuovo” decreto

di Maurizio Di Giusto

15 OTT - Gentile direttore,
alcuni quotidiani hanno dato anticipazioni sul “nuovo” decreto, che di nuovo ha ben poco sulle misure di Prevenzione, con cui Governo e Ministero del Lavoro mirano ad arginare i tristi numeri legati alle morti sul lavoro. L’esperienza insegna, a tutti, che spesso operare sull’onda delle condizioni emotive, è funzionale si ad arginare le “falle” ma raramente risulta utile a dare soluzioni che prevengano future condizioni non desiderate.
 
La Prevenzione è un processo diverso; è un processo in cui gli investimenti di oggi, con programmazione e pianificazione, portano a risultati che si raccolgono nel medio e lungo termine. Quando prendiamo un aereo, il personale di volo, prima del decollo, ci illustra le azioni da compiere in caso di emergenza, informazioni che non avrebbero lo stesso risultato ed attenzione se dette in situazioni di crisi.
 
La Prevenzione primaria è questo, agire prima del manifestarsi degli eventi non desiderati. Il sistema sanzionatorio, seppur utile come azione di vigilanza, non può essere la sola soluzione all’emergenza sicurezza sul lavoro; la sanzione, di per se, rappresenta già l’accertamento di una condizione di criticità e quindi la presenza di un potenziale pericolo, per cui, invece, la domanda che ci dovremmo porre è: perche il sistema di Prevenzione non ha funzionato favorendo il manifestarsi di quella condizione di NON sicurezza? Prevenzione è condivisione, partecipazione, scelta individuale e collettiva, strategia.


Premesso che dalle sole anticipazioni pubblicate non è possibile avere la visione completa del decreto, i presupposti che emergono non mostrano modifiche strutturali degli impianti normativi, organizzativi, culturali e sociali che invece sarebbero necessari per un tema così importante.
L’inasprimento delle sanzioni, la sospensione delle attività, non possono essere lo strumento unico della Prevenzione. La sola dicotomia sicurezza- sanzioni, già presente nei nostri impianti normativi, portato a quei risultati che oggi ancora, in termine di Salute, definiamo come emergenza.

Il potenziamento degli ispettorati sul Lavoro, è sicuramente un momento importante per la riduzione del lavoro nero, per gli accertamenti contributivi e per le verifiche che tale soggetto ha in tema di sicurezza, ma le competenze portanti in materia di salute e sicurezza nei contesti di lavoro, sono in capo alle Aziende Sanitarie ed alle relative programmazioni regionali che recepiscono il Piano Nazionale di Prevenzione, contenente i relativi piani mirati, il quale (PNP 2020-2025) rafforza la concezione della Salute.
 
Ma proprio perché il tema è la Salute dei lavoratori e quindi dei cittadini, ciò che rimane difficile da comprendere è come il coordinamento degli interventi sia attribuibile ad un soggetto diverso rispetto a chi ha in capo tali competenze, in primis il Ministero della Salute e a seguire ai livelli organizzativi del SSN e dei SSR. I modelli industriali ci insegnano quanto i processi complessi necessitino di una strategica governance di rete, con identificazione chiara dei livelli di responsabilità e contesti organizzativi snelli in cui i flussi costanti delle informazioni, permettano l’attivazione di modelli decisionali efficienti ed efficaci verso gli obiettivi.

Se la centralità delle competenze in materia di Salute e Sicurezza e all’interno delle Aziende sanitarie, qual è l’assioma per il quale al potenziamento degli Ispettorati del Lavoro non corrisponde un, quanto meno pari, potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione e dei servizi relativi, in cui operano professionisti che, come ad esempio i Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, hanno specifiche competenze formative, da curriculum universitari di base e post-base all’uopo definiti, e professionali, con appropriate conoscenze dei processi produttivi, in materia di D.L.gs 81/08 e s.m.i.?
 
Perché il finanziamento regionale dei Servizi è sempre una misera percentuale di fondi sanitari regionali? Perché i modelli organizzativi non sono definiti anche con lo sviluppo di tali competenze professionali? Perché non si prevede un’ampia condivisione di quel prezioso know how, maturato con l’istituzione dei servizi dal 1978 ad oggi, prevedendo strutture dedicate a supporto delle piccole imprese nel favorire l’implementazione in azienda della sicurezza?

Ogni giorno che passa è un giorno che abbiamo perso per programmare pianificare quelle modifiche strutturali, normative, fiscali, organizzative, culturali, ecc. che sono funzionali ad una reale programmazione della Prevenzione unico strumento efficace ed efficiente per investire nella Salute dei lavoratori e dei nostri figli che domani si sveglieranno adulti, imprenditori, lavoratori, ovvero cittadini consapevoli dei propri ruoli e responsabilità in un tema così importante.

L’impegno dei legislatori sul tema della Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro, se tale vuole essere, deve essere lungimirante. E’ un percorso lungo che non può essere limitato all’emanazione di decreti frutto del momento; un impegno che metta in “cantiere” la programmazione di modifiche di sistema che non si basi esclusivamente sugli adempimenti da garantire nelle imprese, ma che sia accompagnato da disposizioni che abbiano una vision comune nella direzione della Salute e sicurezza dei contesti lavorativi.

Trovare le soluzioni adeguate non può essere la dote di singoli, ma un processo sinergico costante tra tutti i portatori d’interesse; decisori, parti sociali, mondo delle imprese, esperti di settore, e chiunque possa portare un contributo in materia, senza tralasciare la presenza di quei professionisti sanitari, competenti in materia, che ogni giorno verificano le attività lavorative, fanno inchieste infortuni, ecc. ed hanno contezza dei problemi e dei bisogni di sistema legati alla saluta e sicurezza.

L’investimento in tema deve partire da lontano, con una serie di disposti normativi, anche diversi, tra loro legati da quel filo rosso che ha ben chiaro percorso e visione da seguire. Tra questi ad esempio: la Prevenzione è un processo culturale, e come tale dovrebbe essere patrimonio di ciascun cittadino, ovvero essere parte integrata nei programmi scolastici, in cui il seme dei corretti comportamenti, negli ambienti di vita e di lavoro, germogli in coscienza e consapevolezza degli individui di domani. Il mondo del lavoro oggi è complesso, vi è la necessità ad esempio di un’attualizzazione della regolamentazione degli appalti e dei sub-appalti che arrivano all’estremo; l’obiettivo unico il potersi aggiudicare commesse, porta a tagli, a garanzia di un minimo profitto, che hanno come primo elemento di sacrificio proprio la sicurezza.
 
L’incidenza nel contesto economico di un paese delle spese sanitarie, dato il nostro sistema solidale, avrà sempre un peso rilevante nel bilancio dello Stato, la riduzione di questo delta, spese/non spese, sarà dato sempre di più, con riferimento al tema in oggetto, da quanto permettiamo alle imprese di investire in sicurezza; le aziende, se non mosse da senso proprio di responsabilità civile, devono vedere la sicurezza non solo come mero adempimento, ma come “convenienza” economica, e per questo non bastano bonus o sistemi premianti, ma si dovrebbe prevedere la possibilità di togliere dal reddito d’impresa questi investimenti sia strutturali sia impiantistici sia di consulenza da professionisti competenti certificati da percorsi formativi universitari riconosciuti in cui la Prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro sia parte concreta del percorso didattico.
 
Vi è la necessita di rivedere gli impianti normativi delle figure della Sicurezza in azienda qualifiche come quelle di Responsabili e addetti dei Servizi di Prevenzione Protezione, Coordinatori della Sicurezza, ecc, devono essere più puntualmente contestualizzate e soprattutto riservate a chi ha competenze curriculari formative riconosciute non solo da corsi di qualche ora.

La storia ci dovrebbe insegnare e allora ancor più diviene appropriata, per comprendere quanto sopra espresso, citare una frase di Louis Pasteur (1884), quanto mai attuale nel contesto pandemico, che auspico sia per tanti un momento di riflessione: “Quando medito su una malattia non penso di trovare una cura, ma piuttosto ad un modo per prevenirla”.
 
Maurizio Di Giusto
Presidente cda nazionale Tecnici della Prevenzione dell'Ambiente e nei Luoghi di Lavoro

15 ottobre 2021
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