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Alcune questioni ancora aperte per gli Ordini professionali

27 SET - Gentile Direttore,
desidero condividere con la qualificata platea dei lettori di QS alcune riflessioni sugli Ordini, riflessioni questa volta di natura esclusivamente tecnico operativa, lasciando da parte le diverse opinioni sulla esistenza stessa di questi apparati che, con la Legge numero 3 del 2018, sono transitati nel ruolo di enti sussidiari dello Stato.
 
La stagione in corso, per gli Ordini delle professioni sanitarie, è decisamente ricca di scadenze e impegni: sul piano delle attività di ufficio, due sono – nel corso del 2021- le situazioni di maggiore impegno, ed il riferimento è alla applicazione del ruolo previsto dalla Legge 76 per gli iscritti che non osservano l’obbligo della vaccinazione anti Covid; e la questione della comunicazione di una casella di Posta Elettronica Certificata, disposta dalla legge 120/2020.
 
Quest’ultima, come è noto agli addetti ai lavori, prevede addirittura il commissariamento degli Ordini che non rispettano le indicazioni che la norma rivolge, appunto, agli Ordini stessi.
 
La questione degli iscritti ‘’inosservanti’’ l’obbligo vaccinale comporta una straordinaria attività d’ufficio e di riunioni dei Consigli Direttivi che devono intervenire (secondo la norma citata, comunicando ‘’immediatamente’’ all’iscritto interessato i provvedimenti) dopo aver ricevuta comunicazione di inosservanza dalle Autorità preposte.
 
E spesso, vengono avviate ulteriori riunioni del Direttivo per reinserire l’iscritto sospeso che, nel frattempo, si è sottoposto a vaccinazione.
Intanto giungono varie lettere, missive, intimazioni spesso del tutto inutili, in quanto né gli Ordini detengono la situazione sanitaria dell’iscritto, né possono direttamente prendere atto che l’iscritto si è sottoposto a vaccinazione: ma deve farlo l’Autorità che ha emanato il primo decreto di accertata inosservanza.
 
Sulla PEC, vi sono Ordini che scelgono di fornire una casella di Posta Elettronica Certificata, come ha deciso il nostro, per sostenere in qualche modo gli iscritti in una novità che, per più d’uno, si rivela complessa anche sul piano della competenza informatica; una scelta, la nostra, che va a impattare pesantemente con le giornate d’ufficio, ma anche questo era atteso.
 
Nello stesso periodo, oltre a quanto descritto (che è ben noto a chi vive l’ordinistica nel 2021) ed oltre alla ordinaria routine, arrivano in rapida successione richieste di adempimenti rivolti agli Ordini (qui il punto che in particolare vorrei condividere) da ANAC e da ISTAT, fra gli altri e non solo, attraverso la compilazione di elaborati questionari e di modulistiche (con sanzioni per gli inadempienti) rivolti agli enti in quanto apparati della ‘’Pubblica Amministrazione’’ dello Stato.
 
In tutto ciò, un Ordine dovrebbe anche cercare di fare attività di politica professionale (ad esempio, quelli delle professioni infermieristiche sono sempre più alle prese con la carenza nazionale di infermieri, che si accompagna a situazioni d’imbarazzo: come la diminuzione dei posti per i nuovi studenti universitari disposta dal Ministero Università, rispetto a quelli precedentemente stabiliti dalla Conferenza Stato Regioni) e rispondere -per quanto può- anche ad altre situazioni critiche, come la progressiva perdita di professionisti nella Sanità privata; o, ancora, le particolarità specifiche indicate dai libero professionisti e dai colleghi delle Forze Armate.
 
Ma a fronte di enti che possono permettersi, grazie ad un elevato numero di iscritti, personale dipendente in grado di far fronte alle crescenti, montanti richieste, per molti Ordini di piccola dimensione i dipendenti semplicemente non ci sono, o ne esiste uno solo con rapporto di lavoro a tempo parziale.
Mentre da più parti, e da istituzioni nazionali, ci si rivolge agli Ordini come a ‘’pezzi ‘’ della Pubblica Amministrazione (il che è vero), coloro che li rappresentano legalmente -e chi, fra i componenti dei loro organi, è disposto a investire tempo personale in queste attività- non gode di un solo minuto di distacco dal lavoro.
 
La definizione di ‘’legge incompiuta’’ che spesso viene abbinata alla Legge 3 del 2018 trova certamente anche la mia personale condivisione, vuoi per i motivi che vennero ricordati subito dopo la sua promulgazione dallo scomparso e caro esperto Luca Benci, vuoi perché -in alcuni passaggi- si sta rischiando di complicare la vita interna degli Ordini (vedi la scarsissima chiarezza sul ruolo delle Commissioni d’albo, certamente indispensabili quando l’Ordine è multi professionale; ma un ‘’fatto nuovo’’ per gli OPI che dal 1954 – come IPASVI- sono stati comunque in grado di arrivare ai giorni nostri, anche senza le Commissioni).
 
Se a ciò aggiungiamo l’impatto di questa stagione particolare, certo imprevedibile, la riflessione è solo una: spesso si accusano gli Ordini di essere soprattutto, se non soltanto, dei luoghi fondamentalmente imbevuti di burocrazia e ingessati da decenni di relativo rilievo nella vita pubblica del Paese.
Con gli adempimenti da effettuare ‘’come enti sussidiari’’ dello Stato, e nessun aiuto concreto alla vita interna di questi enti, il rischio è che cresca la tendenza a concentrare ancor di più le attività sulla burocrazia per evitare sanzioni, richiami, multe e commissariamenti (vedi Legge su obbligo di PEC).
 
Due ipotesi, sicuramente complesse, sicuramente discutibili, ma forse utili a ragionarci un po’ su: la prima, per alcuni adempimenti potrebbe forse bastare il coinvolgimento, con accordi studiati, delle sole Federazioni che, per caduta, andrebbero così a riguardare anche gli enti provinciali, benché questi ultimi dotati di totale autonomia amministrativa.
 
La seconda, se gli Ordini sono pubblica amministrazione, perlomeno per quelli minori proporrei un aiuto da parte di amministrativi in servizio presso altre pubbliche amministrazioni (Comuni, Province, Aziende Sanitarie, altri enti del ''gruppo'') regolamentato - ad esempio- da comandi e missioni, in particolare nelle stagioni, come questa, di intenso coinvolgimento operativo, con scadenze urgenti.
Grazie per l'attenzione e la pazienza.
 
Francesco Falli
Presidente Ordine Professioni Infermieristiche La Spezia


27 settembre 2021
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