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28 NOVEMBRE 2021
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Chi sono le “mamme bambine” in Lombardia?  Uno studio del Mario Negri analizza il fenomeno

Nel 2019, prima che il Covid-19 influisse anche sulla natalità, in Lombardia hanno partorito 110 ragazze tra i 14 e i 17 anni d’età, 317 hanno interrotto volontariamente la gravidanza e 7 sono andate incontro ad aborti spontanei. “In Lombardia il fenomeno interessa alcune province, in particolare quella di Cremona e Pavia a sud e quella di Sondrio al nord”.

19 NOV - Ogni anno, almeno una studentessa rimane incinta: una per ogni Istituto di scuola superiore, una ragazza ogni 400 della stessa età. Sono questi i risultati di uno studio appena concluso dal Laboratorio per la Salute Materno Infantile del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto Mario Negri di Milano.

“Il fenomeno delle mamme bambine è abbastanza circoscritto in Italia, interessando 1,3 parti ogni mille a differenza di quanto avviene nelle nazioni dell’Est Europa dove i tassi sono anche 20 volte superiori, come è il caso della Bulgaria. In Italia il fenomeno è più diffuso nel Mezzogiorno che in Lombardia”, dice Rita Campi, statistica dell’Istituto Mario Negri e una degli autori dello studio.

“In Lombardia il fenomeno interessa alcune province, in particolare quella di Cremona e Pavia a sud e quella di Sondrio al nord, dove il tasso di parto tra le minorenni è superiore a quello delle altre fasce d’età della popolazione in età fertile”, afferma lo statistico demografico Massimo Cartabia.

Nell’ultimo decennio il numero di parti di madri minorenni si è ridotto del 20% sebbene le caratteristiche rimangano pressoché costanti: circa la metà delle madri sono straniere, un terzo delle coppie genitoriali è straniera, la quasi totalità delle madri è nubile e senza un’occupazione lavorativa stabile.

Al parto i nati di madre minorenne pesano di meno di quelli di madre adulta, con un rischio quasi doppio di dover essere trattenuti in ospedale per qualche giorno.

“L’esperienza della maternità è un evento speciale nella vita di una donna che dovrebbe essere vissuto in serenità, anche perché risultato di una scelta partecipata. Nel caso delle mamme minorenni il rischio di disagi nello studio (abbandono), sul lavoro, nelle relazioni famigliari, nella pianificazione e conduzione di un progetto autonomo di vita è maggiore che non nelle donne adulte”, dice Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica. “Il livello di autostima è spesso basso, fenomeni di depressione sono frequenti, così come i disturbi alimentari o l’abuso di sostanze, più spesso nelle giovani madri che vivono in condizioni di deprivazione sociale ed economica.” Condizioni che coinvolgono anche i bambini sin dai primi mesi di vita per un aumentato rischio di abuso, trascuratezza e disturbi cognitivi.

Per evitare quindi le gravidanze precoci nelle minorenni (e più in generale quelle indesiderate) bisogna programmare interventi educativi precoci atti a migliorare la conoscenza sessuale e, al crescere, i comportamenti relativi al rischio di gravidanze indesiderate, anche incoraggiando e sostenendo la contraccezione e una sessualità divertente e consapevole.

Promuovere una maggiore attenzione e rispetto alle relazioni tra individui, con particolare attenzione alla parità di genere, in famiglia, a scuola e in ogni contesto sociale è la migliore strategia anche per proteggere le gravidanze precoci e le altre violazioni dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
 


19 novembre 2021
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