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Pronto soccorso. Con gli infermieri i tempi di attesa diventano “tempi utili”. La proposta degli Opi Lombardia alla Stato-Regioni

L’obiettivo è realizzare un modello di presa in cura “anticipata”, basata su percorsi clinico assistenziali. Figura cardine del sistema è l’infermiere “flussista”, con formazione certificata, dedicato alla presa in cura immediata delle persone in attesa dopo il triage, con esigenze di salute iscrivibili ad alcuni PDTA specifici (es. dolore addominale, dolore toracico..). Così si ottimizza l’attesa, di decongestionano i Pronto Soccorso e si migliora l’assistenza. LA PROPOSTA

09 AGO - Le nuove Linee guida per contrastare il sovraffollamento in pronto soccorso, elaborato da un tavolo tecnico specifico del Ministero della Salute e recentemente approvate dalla Conferenza Stato Regioni, ha suscitato grande interesse negli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Opi) della Lombardia, “congruo con quanto nel 2017 l’allora Coordinamento de Collegi IPASVI Lombardi, oggi Ordini delle Professioni Infermieristiche, ha prodotto, in collaborazione con SDA Bocconi, per rispondere ai mutati bisogni assistenziali e di cura dei cittadini, assumendo le indicazioni della riforma Sanitaria Regionale (L.R. 23/2015) che ha inteso regolare lo specifico settore dei servizi socio-sanitari e le relazioni tra Enti Locali e ATS promuovendo l’organizzazione della “Presa in Cura” (P.i.C.) del cittadino”, spiegano gli Opi in una nota.  

Il coordinamento degli Ordini delle professioni infermieristiche della Lombardia ha quindi voluto approfondire quanto la figura infermieristica possa intervenire in questi ambiti, individuando proposte d’intervento, percorsi assistenziali e modalità di presa in carico al fine di garantire una continuità della prestazione clinico-assistenziale sia in ospedale che sul territorio.


Dal tavolo tecnico è emersa la necessità di evolvere il ruolo dell’infermiere nelle attività del P.S. prendendo spunto proprio da quelle eccellenze nazionali e di Regione Lombardia che già operano con una visione centrata su nuovi modelli organizzativi più fluidi ed efficienti votati all’abbattimento delle attese ed alla fruizione ottimale dei tempi, ma anche di collegamento con la rete socio sanitaria territoriale.

“Infatti – spiega il coordinamento degli Opi lombardi -, la moderna formazione universitaria e post universitaria fa dell’infermiere una risposta ideale, economica e ad alto valore professionale, già inserito attivamente nell’organizzazione e gestione dei flussi nei P.S., nella gestione autonoma o in equipe delle esigenze assistenziali sociali ed educative che i pazienti fragili e cronici (ma non solo) esprimono”.

Per mantenere alti livelli la qualità delle prestazioni erogate nei Pronto Soccorsi lombardi gli esperti degli Ordini delle Professioni Infermieristiche puntano alla costruzione di un modello di “presa in cura anticipata”, basata su percorsi clinico assistenziali per una appropriata gestione della persona assistita, attraverso il governo dei tempi (riduzione e miglioramento del tempo utile), il governo dei flussi e il governo dell’appropriatezza.  

Figura cardine del sistema è l’infermiere definito “flussista” con formazione certificata, professionista dedicato alla presa in cura immediata delle persone in attesa, dopo il triage, con esigenze di salute iscrivibili ad alcuni PDTA specifici (es. dolore addominale, dolore toracico, attivazione dello specialista, radiologia degli arti).Tali protocolli di presa in cura anticipata (P.P.C.A.) abbattono i tempi totali di processo permettendo di far giungere in anticipo i risultati degli accertamenti ematochimici, proposta di accertamenti radiologici o la consulenza specialistica.  

“La presa in carico precoce da parte del flussista – spiegano gli Opi Lombardi - innesca il P.D.T.A. ed interrompe uno dei momenti di rallentamento del flusso trasformando l’“attesa passiva” in “attesa attiva” e facilitando il gold standard della definizione del processo di P.S. entro 6 ore, oltre ad abbattere in modo consistente il tempo di attesa che resta uno dei fattori percepito con maggior disagio dai pazienti, parenti ed infermieri oltre che impedire i processi di cura. Tale presa in carico precoce abbatte i tempi totali di processo e anticipa di ore inattese gravi alterazioni, la stesura dei PPCA si basa sulle esperienze storiche e non comportano un aumento dei costi in quanto sono strutturati sullo storico in base ad accertamenti che verrebbero comunque effettuati in base ai PPCA di best practice già in uso”.
 
I successivi due obiettivi sono relativi ai pazienti classificati fragili e cronici, dove è necessario individuare percorsi dedicati di presa in carico attraverso l’integrazione con i diversi soggetti istituzionali.  

Le proposte operative sono, in particolare, le seguenti:
   
▪ favorire l’integrazione ospedale – territorio;  

▪ riconoscere precocemente i pazienti fragili e cronici grazie agli infermieri di triage ed attivazione degli specifici percorsi intra ed extraospedalieri;  ▪ creazione di codici di dimissioni specifici per quantificare e recuperare i casi esaminati in P.S. quali, per esempio, i pazienti con fragilità economica, sociale, handicap ecc.; ▪ istituire priorità di trattamento (a parità di codice) per i grandi anziani, i gravi disabili, le donne in gravidanza, i bambini di età inferiore a 8 aa e i pazienti con disturbi del comportamento.

Si ritiene vincente anche l’attivazione di percorsi specialistici in P.S. per i pazienti fragili e cronici attraverso l’individuazione dei bisogni assistenziali che necessitano un intervento specialistico, se possibile, direttamente in P.S. (entro 15 minuti), mentre per le problematiche risolvibili a domicilio o per dimissioni protette, si procederà con l’attivazione di soggetti quali il PreSST/Infermiere di famiglia e comunità/Medico di medicina generale.

Inoltre, evidenziano gli Opi della Lombardia, “la letteratura su queste tematiche conferma quanto sia fondamentale attivare sul territorio Ambulatori Infermieristici autorizzati dalle ATS per la presa in carico di pazienti provenienti sia dai P.S., seguibili con maggior appropriatezza, sia per prestazioni a completa gestione infermieristica (riposizionamento catetere vescicale a permanenza, trattamento di abrasioni e ferite di lieve entità, controlli programmati in dimissione precedente da P.S., controllo ferite, ecc...), per garantire ai pazienti fragili e cronici punti di riferimento territoriali anche H12, completamente integrabili con i flussi informatici regionali. È fondamentale garantire una rete territoriale infermieristica che possa accompagnare dignitosamente e professionalmente al domicilio od in apposite strutture (degenze di comunità, ecc.) le persone in stato di fine vita, evitando l’accesso al sistema di emergenza urgenza”.

09 agosto 2019
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