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Lombardia. Corte dei Conti parifica il rendiconto 2020 ma sulla sanità bacchetta la Regione 

Spesi per la sanità 20,5 miliardi di euro, di cui quasi 600 milioni per l’emergenza Covid. Ma i giudici evidenziano la contrazione delle risorse autonome messe a disposizione dalla Regione per il settore sanitario (1,2 milioni di euro vs 255 milioni nel 2017) e il grado di realizzazione della spesa “estremamente basso”: il 27% per le risorse emergenziali e il 14% per le altre risorse vincolate di parte corrente, a fronte dell’87% del fondo sanitario indistinto. Dalla Corte dei Conti un richiamo anche al necessario potenziamento della prevenzione. I DOCUMENTI

21 LUG - La Sezione regionale di controllo della Corte dei conti per la Lombardia ha parificato oggi il rendiconto 2020 della Regione, conclusosi con un avanzo di amministrazione disponibile di quasi 338 milioni di euro. Per i giudici contabili “la Regione ha dimostrato una buona capacità di realizzazione del bilancio, intesa quale incidenza degli accertamenti e degli impegni rispetto alle previsioni, con risultati sicuramente più soddisfacenti sul lato delle entrate e un po’ inferiori sul lato delle spese”. Anche sul fronte delle entrate, nonostante la gravità della crisi pandemica, si è registrato, complessivamente, un incremento sia degli accertamenti che delle riscossioni in conto competenza rispetto al 2019, "frutto - per la Corte dei Conti - da una parte del buon grado di realizzazione delle entrate di natura tributaria (soprattutto IRPEF e IVA) e, dall’altra, del consistente incremento dei trasferimenti correnti da parte dello Stato al fine di contrastare gli effetti della pandemia e sostenere il sistema sanitario”.

La Corte dei Conti, però, non risparmia alla Regione alcune osservazioni riguardanti la spesa sanitaria, che rappresenta la parte preponderante della spesa dell’intero bilancio regionale (circa l’80%) e che nel 2020 ha registrato un valore di 20,5 miliardi di euro, di cui quasi 600 milioni diretti a fronteggiare l’emergenza pandemica da Covid-19.


La Sezione ha osservato, in particolare, “una contrazione delle risorse autonome messe a disposizione dalla Regione per il settore sanitario, consistenti in appena 1,2 milioni di euro, a fronte dello stanziamento di 255 milioni nel 2017, 218,8 milioni nel 2018 e 77,12 milioni nel 2019”.
 
Per le risorse emergenziali di natura corrente e le altre risorse vincolate di parte corrente è stato rilevato un grado di realizzazione della spesa "estremamente basso, pari rispettivamente al 27% per le risorse emergenziali e al 14% per le altre risorse vincolate di parte corrente (a fronte dell’87% del fondo sanitario indistinto)”. Inoltre, “la mancata erogazione da parte della Regione, entro il 31 dicembre 2020, del 100% delle risorse afferenti al finanziamento del servizio sanitario nazionale (art. 117, comma 3, del d. l. n. 34/2020) ha contribuito a determinare un incremento dei residui passivi del perimetro sanitario provenienti dalla gestione di competenza”.
 
A fronte di “uno stock dei residui passivi in aumento (+23,37% rispetto al 2019)” e a fronte di “un perimetro sanitario non ancora pienamente stabile”, la Sezione ha rinnovato alla Regione la raccomandazione “a migliorare il grado di programmazione nelle politiche regionali di tutela della salute, implementando le misure finalizzate ad una compiuta realizzazione delle entrate disponibili ed evitando ogni forma di immobilizzazione delle risorse pubbliche destinate a soddisfare la domanda di salute che proviene dal territorio”.

La magistratura contabile ha, inoltre, evidenziato “la necessità di un futuro approfondimento riguardante l’efficacia della gestione del finanziamento del servizio sanitario regionale, sia sotto il profilo della competenza - con un esame mirato sulla tematica degli impegni “tecnici” o “di massima” e sulla cospicua massa di residui passivi della missione 13 Tutela della salute - sia sotto il profilo della cassa. Il saldo di cassa della gestione sanità al 31/12/2020 ammonta ad € 7.724.339.796,36, e nell’anno della pandemia è aumentato, come i residui passivi, di quasi due miliardi rispetto al 31 dicembre 2019”.

Sulla prevenzione sanitaria è, poi, emersa una “non adeguata considerazione di questa funzione nella riforma del servizio sanitario regionale del 2015". Per i giudici contabili “la prevenzione ha trovato una collocazione inadatta e non integrata rispetto all’assistenza territoriale e all’assistenza ospedaliera e quanto all’attività svolta dalla Regione Lombardia nel 2020, è stato chiarito il ruolo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Brescia nell’ambito del servizio sanitario regionale lombardo sulla sicurezza alimentare, ed è emerso un limitato grado di realizzazione delle azioni programmate e finanziate nell’ambito della sicurezza sul lavoro”.

Sugli enti e società del sistema regionale (Sireg), cui la Regione affida funzioni amministrative proprie, la Sezione del controllo ha rilevato “un parziale processo di ricognizione annuale delle partecipazioni, con una conseguente limitata valutazione da parte della Regione della dinamica riguardante il contenimento della spesa, i costi di funzionamento, il buon andamento dell’azione amministrativa e la tutela della concorrenza e del mercato. È altresì emerso il mancato rispetto dei limiti ai compensi agli amministratori di alcune società e il carattere parziale del quadro sulle consulenze esterne”.

In merito all’utilizzo dei fondi comunitari, infine, è emerso, in particolare, che il POR FSE (Programma Operativo Regionale – Fondo Sociale Europeo) ha registrato una capacità di impegno del 62,26%, al di sotto della soglia scaturente dal dato aggregato delle 13 Regioni più sviluppate (83,70%).

21 luglio 2021
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