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QS Edizioni - lunedì 14 ottobre 2019

Studi e Analisi - Calabria

Regionalismo e commissariamenti. Il caso Calabria (ma non solo)

immagine 25 luglio - Decenni di commissariamento inutili in tutti sensi rivendicano una disciplina nuova ed efficiente che, allorquando provveda alla sostituzione degli organi di governo regionale e locale, garantisca il risultato, sino ad oggi - in alcuni casi - è sensibilmente peggiorativo di quello iniziale
A proposito di «regionalismo (troppo) differenziato», la Calabria si distingue per i governi regionali che si succedono, specializzati nel dare mazzate ai calabresi. Non ne hanno mai indovinata una, tanto da avere subito tutti i generi di commissariamento esistenti, anzi inaugurandone di nuovi.
 
Dalla sanità ex art. 120, che dura da oltre 10 anni, a quella di Protezione civile chiamata nel 2008 a rimediare alla incessante produzione di morti innocenti causate dalla malasanità e a rendicontare il debito pregresso, per finire a quelli riferiti alla gestione dei rifiuti e alla tutela dell'ambiente, penalizzato ai massimi livelli tanto da avere ancora in vita l'eterna bonifica (anch'essa commissariata) del sito inquinato Crotone/Cerchiara Calabra, esce fuori la via crucis vissuta dai calabresi. Gli stessi non riescono infatti a godere da sempre di una gestione della res pubblica normale.
 
I brutti record calabresi (ma anche di altre regioni del sud)
Senza contare i record dei Comuni dissestati (circa 60 con tendenza al peggioramento), pieni zeppi di organi straordinari di liquidazione, gli enti locali sciolti per infiltrazione della 'ndrangheta (110 dal 1991 ad oggi, con alcuni che hanno fatto tris) e persino tre aziende della salute della quale ancora in essere l'Asp di Reggio Calabria, in Calabria è tutto commissariato e, invero, molto male!
 
Una tale situazione dovrebbe fare ben pensare al legislatore di intervenire strutturalmente nell'immediato tenendo conto delle inefficienze che una tale procedura surrogatoria presenta ovunque (Campania e Sicilia non sono di meno della Calabria).
 
Decenni di commissariamento inutili in tutti sensi rivendicano una disciplina nuova ed efficiente che, allorquando provveda alla sostituzione degli organi di governo regionale e locale, garantisca il risultato, sino ad oggi - in alcuni casi - è sensibilmente peggiorativo di quello iniziale,
  
Oltre il dramma
Fatte queste considerazioni, in relazione alle quali erano in tanti a ben sperare dal Governo in carica che (a parole) proclamava il cambiamento che non è mai arrivato, è da sottolineare lo stato di premorienza in Calabria dei diritti fondamentali dei calabresi. Ciò a causa dei fallimenti di tutte le iniziative commissariali che hanno prodotto e stanno producendo soluzioni che sono peggiori dei mali che l'affliggono.
 
A tutto questo si sono recentemente aggiunti due fenomeni «da baraccone»:
- il primo, il decreto Grillo, convertito nella legge 60/2019, che - oltre ad essere palesemente incostituzionale nel suo primo capo - è impegnato nella distruzione definitiva della Calabria della (non) salute. Ha infatti, tra l'altro: 1) generato una assurda matrioska di commissari da preporre alle aziende sanitarie e ospedaliere, private ex abrupto dei suoi vertici; 2) di conseguenza, lasciato cinque aziende su otto senza guida a causa dell'incapacità della Ministra di rintracciare professionisti disponibili a ricoprire i relativi incarichi, nonostante ingaggi economicamente attrattivi (a questo va aggiunto che, a distanza di cinque mesi, i tre commissari consenzienti non si sono presentati ancora all'appello); 3) impedito, screditando inopportunamente la SUA regionale e imponendo con questo il coinvolgimento di un'altra purché non sia quella calabrese, il perfezionamento delle gare di appalto utili ad assicurare il necessario, finanche i farmaci salva-vita di distribuzione pubblica;
 
- il secondo, è afferente al comportamento della Regione, confermatasi perennemente incapace ad affrontare l'emergenza, ma anche l'ordinarietà. Il massimo della sua colpa (e di colpe ne ha diverse, soprattutto quella di non munirsi di un dipartimento efficiente!) è quello di non avere sollecitato un riforma strutturale del SSR che desse spazio alle soluzioni indispensabili per superare le emergenze, facendola votare dal Consiglio regionale. Un fatto politico-istituzionale che avrebbe messo spalle al muro il Governo, nel senso di scegliere se condividerlo ovvero impugnare il provvedimento legislativo avanti la Consulta, alla quale rinviare nell'eventualità la decisione in relazione all'errore di ipotesi generatosi con il commissariamento ad acta. Quella interpretazione errata di supporre che con l'intervenuto commissariamento degli organi regionali, così come chiaramente scritto nell'art. 120, comma 2, della Costituzione, verrebbe impedito al Consiglio regionale di legiferare in materia, con assurda attribuzione di un siffatto compito in capo al commissario.
 
Uno dei tanti  tiri a bersaglio (facile) della Consulta
A proposito di mazzate, l'ultima l'ha data la Corte costituzionale con la sentenza n. 200/2019, appena depositata. Con tale dictum, la Consulta ha respinto il ricorso della Regione tendente a dimostrare la illegittimità della nomina da parte del Governo dei commissari ad acta.
 
Non solo. Ha dichiarato legittima la permanenza del commissariamento, nonostante i risultati non esaltati registrati dal medesimo. Ciò in perfetta lettura dell'art. 120, comma 2, della Costituzione che afferma esplicitamente che in caso di perdurante incapacità gestoria degli organi regionali va imposta la loro sostituzione, in attuazione dell'art. 8 legge 131/2003. Supporre il contrario, così come ha fatto la Regione, significherebbe imporre una inconcepibile lettura della Carta che, se non condivisa, andrebbe cambiata. Una competenza che non è certamente, a Costituzione vigente,  nelle corde della potestas legislativa regionale.
 
Dunque, una Regione che fa acqua da tutte le parti e che, tenuto conto dei suoi grandi problemi irrisolti in dieci anni di sostituzione gestoria del Governo ex art. 120 Cost., forse avrebbe meritato un commissariamento di protezione civile, così come auspicato sin da dieci anni addietro.  
 
Ettore Jorio
Università della Calabria
25 luglio 2019
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