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QS Edizioni - mercoledì 13 novembre 2019

Lettere al Direttore - Emilia Romagna

Carenza medici di Urgenza: in Emilia Romagna una vera Emergenza

Gentile Direttore,
fino a qualche giorno fa si leggeva sui media di un emendamento al Decreto Calabria (ndr. si tratta dell'11.01) finalizzato a garantire la continuità nell’erogazione dei Lea nell’ambito del sistema di emergenza urgenza, in un momento critico per le aziende del Ssn che continuano a non reperire sufficienti risorse mediche specializzate e vedono medici trasferirsi in altri settori meglio remunerati e meno stressanti.
 
La norma avrebbe permesso alle aziende di indire, fino al 31 Dicembre 2021 nel rispetto della programmazione dei fabbisogni di personale, apposite procedure concorsuali per la disciplina di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza finalizzate all’assunzione a tempo determinato di medici, anche non in possesso di alcun diploma di specializzazione, che, alla data di scadenza della presentazione della domanda di partecipazione al concorso, abbiano maturato, presso i servizi di emergenza-urgenza ospedalieri del Ssn, almeno 4 anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni, con contratti  a vario titolo. 
 
Oltre ad alcune condizioni veniva stabilito che in esito alle procedure concorsuali, il personale medico privo di diploma di specializzazione sarebbe stato ammesso in deroga a quanto previsto dalla legge 368/99 e nel rispetto della programmazione nazionale, alla scuola di specializzazione in Medicina di Emergenza ed Urgenza o, se non disponibile, presso un’altra scuola di specializzazione equipollente o affine allo scopo di garantire l’inquadramento nel ruolo della dirigenza sanitaria.
 
Oggi veniamo a sapere che il governo ha imposto il ritiro dell’emendamento dopo che lo aveva proposto in Commissione Affari Sociali. Mentre si attendono dal governo provvedimenti efficaci che diano le risposte necessarie a garantire la sopravvivenza dei servizi di emergenza assistiamo ad emendamenti che assomigliano alla tela di Penelope, in quanto di notte vengono cancellati dalle stesse mani che di giorno li avevano proposti.
Negare il riconoscimento di una operatività che già da anni viene garantita da professionisti che a vario titolo operano nei servizi di Emergenza significa ipocritamente continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto.
 
La Simeu Emilia Romagna già da tempo sostiene che non sia più procrastinabile una programmazione delle piante organiche di PS/MdU/118 che tenga conto di criteri univoci ed attuali di calcolo delle necessità, calcolati appunto secondo  gli standard pubblicati nel 2017 da SIMEU nazionale Italiana sul tema dei criteri di adeguatezza degli organici delle MeCAU. Non si discute sulla necessità di massima implementazione a livello nazionale e regionale del numero di borse di studio mediche specialistiche in Medicina di Emergenza Urgenza come non si può far finta di non sapere che i medici di Emergenza non avendo sbocchi in attività libero professionale sono da incentivare  economicamente.  
 
Ma ci sono criticità che riguardano i professionisti ed il sistema, tra di loro embricate e quindi da affrontare in modo concertato. Innanzitutto ci sono all’interno dei PPSS e del sistema 118 dei medici impiegati da tempo spesso immemorabile, privi di specialità e quindi di sbocchi sia per quanto concerne la carriera, che per ciò che attiene gli innumerevoli altri aspetti della loro vita professionale.  Così come appare indispensabile  definire un sistema 118/PS/OBI/Medicina d’Urgenza/Semintensiva che si muova all’unisono  con professionisti in grado di agire in tutti gli ambiti anche se con ruoli di volta in volta ben definiti.
 
Ma nel frattempo la stabilizzazione dei medici che a vario titolo operano già nel sistema è deontologicamente appropriato in quanto si tratta di professionisti che lavorano ma che non potranno trovare soluzione nella legislazione vigente in quanto, ad oggi, ancora esclusi dal circuito della Scuola di Specializzazione.
 
Mentre si attendono direttive chiare a livello nazionale, le aziende stanno mettendo in campo tanti tipi di soluzioni, spesso fantasiose, ma sicuramente indispensabili a garantire la tenuta dei servizi se non si vuole la chiusura per mancanza di personale. E questa volta l’Università non potrà ritenersi fuori da un tavolo congiunto con le istituzioni deputate ad individuare soluzioni graduali, legittime ma efficaci.
 
Il 13 maggio la Regione Emilia Romagna ha presentato un progetto ambizioso di riorganizzazione dei Pronto Soccorsi allo scopo di garantire ai cittadini tempi certi di processo assistenziale e maggiore confort logistico negli ambienti di cura. Ma se il governo non procederà in fretta nel dare le risposte tanto attese dagli operatori sanitari, la carenza già oggi evidente nei concorsi deserti, nel ricorso ai cosiddetti “medici a gettone”, non potrà che indurre alla chiusura degli stessi  servizi sanitari.
 
Condividiamo l’analisi effettuata da alcune importanti sigle sindacali sulla carenza di personale che “obbliga i medici a turni gravosi, surplus di orario, ferie non godute e in questa situazione di disagio crescente, la pensione diventa sempre più un traguardo agognato”. Ecco che in questa spirale perversa le carenze andranno ad amplificarsi, mentre i nuovi specialisti saranno formati tra diversi anni. I gravi errori nella programmazione della formazione specialistica, che si protraggono da anni, li pagano, e li pagheranno ancor più nei prossimi anni, i professionisti e soprattutto i pazienti.
 
Come Società Italiana Medici Emergenza Urgenza rivendichiamo con forza il nostro ruolo di Società Scientifica ma non per questo abdichiamo a rappresentare tutta la nostra preoccupazione circa l’organizzazione dei nostri servizi, dai quali dipende direttamente la salute di tanti concittadini: ancor più oggi che la nostra regione ha varato un importante delibera incentrata sul ruolo centrale del Pronto Soccorso ma che tra gli altri aspetti fissa l’ambizioso  l’obiettivo di contenere entro le 6 ore la permanenza massima dei pazienti in Pronto Soccorso. Senza le necessarie risorse umane tutto rischia di essere vanificato.
È in gioco il nostro sistema sanitario 
 
Geminiano Bandiera
Presidente Regionale Simeu Emilia Romagna
23 maggio 2019
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