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QS Edizioni - sabato 23 ottobre 2021

Regioni e Asl - Friuli Venezia Giulia

Liste d’attesa. Spi Cgil e Associazione pazienti denunciano situazione in peggioramento

di Endrius Salvalaggio
immagine 8 settembre - “La Regione ha fatto poco e niente per accorciare i tempi anche di una normale visita. Serviva un ampliamento degli orari per le visite e per l’utilizzo delle sale operatorie”, sostiene il Spi Cgil. E l’Associazione di Tutela Diritti del Malato fa sapere che “stiamo raccogliendo anche segnalazioni sul ritardo nella programmazione sugli interventi urgenti”.
Le liste d’attesa in Friuli Venezia Giulia fanno preoccupare e, nonostante i vaccini e le misure di riduzione del rischio abbiano consentito una ripresa dell’attività ordinaria delle strutture sanitarie, per Spi Cgil e Associazione di Tutela Diritti del Malato, la situazione sembra addirittura essere in peggioramento, con segnalazioni di ritardi anche sulle urgenze.

“Se a giugno - afferma Roberto Treu, segretario regionale pensionati Spi Cgil FVG -, quando affrontammo il problema delle liste di attesa dato il calo dei contagi Covid-19, che permise agli ospedali di ritornare alla quasi normalità con le proprie attività ospedaliere, fosse stato adottato un piano straordinario, la situazione oggi sarebbe diversa. Ma, a distanza di quattro mesi, la situazione nella nostra regione è diventata paradossale ed insostenibile. Praticamente dalla Regione e dalle aziende sanitarie è stato fatto molto poco o quasi niente per accorciare i tempi per una normale visita”.

“Abbattere le liste di attesa, siamo tutti d’accordo, resta una grande sfida per tutti – dice Treu – ma che si poteva iniziare a vincere con uno sforzo comune. Innanzitutto bisognava stabilire un vero e proprio piano di intervento, con un ampliamento degli orari per le visite e per l’utilizzo delle sale operatorie, coinvolgendo, su base volontaria, anche il personale medico, tecnico e infermieristico, garantendo loro remunerazioni adeguate. Tutto ciò presupponeva un budget di spesa aggiuntivo alle risorse già previste, solo dopo questo si poteva ricorrere eventualmente al privato convenzionato con un piano articolato e mirato al recupero dei tempi di attesa. Viceversa, la Regione FVG ha preferito stanziare 20 milioni di euro per le strutture convenzionate con l’obbiettivo di fermare l’esodo del convenzionato alla vicina Regione Veneto”.

“La Regione Veneto – conclude il segretario regionale pensionati Cgil - ha presentato un conto alla Regione FVG di 50 milioni di euro per prestazione ospedaliere che, in FVG, sono diventate quasi impossibili da fare: ad esempio, si attende un anno per un intervento all’ernia, oppure più di un anno e mezzo di attesa per un intervento alla cataratta, e lo stesso vale per una visita oculistica, un qualsiasi screening piuttosto che per una normale risonanza magnetica. Invece di fare una scelta tutta ideologica a favore della sanità privata, si dovevano aggiungere, a nostro avviso, risorse alla sanità pubblica considerato che a quest’ultima restano le cure più impegnative e con il più alto rischio clinico.

Sul tema delle liste di attesa, interviene anche la Presidente dell’Associazione di Tutela Diritti del Malato del FVG, Anna Agrizzi, evidenziando come in questi circa due anni ci siano state diverse segnalazioni sui ritardi delle prenotazioni delle visite,  con l’aggiunta di segnalazioni sui ritardi nella programmazione degli interventi urgenti.

“Oltre al problema delle liste di attesa per le visite specialistiche che per il 2019 abbiamo ricevuto circa una quarantina di segnalazioni e per i primi otto mesi dell’anno 2021, circa una cinquantina di segnalazioni, in questi ultimi mesi la situazione si è aggravata. Oggi come oggi stiamo raccogliendo anche segnalazioni sul ritardo nella programmazione sugli interventi urgenti, cosa che non era mai capitata prima. Con tanto di pazienti che ci segnalano di aver fatto il percorso pre operatorio per poi non essere stati più chiamati. Evidentemente manca un piano che possa risolvere questo problema senza fine e medici specialistici, oltre che infermieri nelle sale operatorie”, conclude Agrizzi.
 
Endrius Salvalaggio
8 settembre 2021
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