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QS Edizioni - mercoledì 24 luglio 2024

Lettere al Direttore

Il tetto di spesa del personale e il rischio che non verrà rimosso nel 2025

di Claudio Maria Maffei
immagine 6 giugno -

Gentile direttore,
il Decreto per la riduzione delle liste di attesa appena approvato avrebbe previsto l’abolizione del tetto di spesa del personale nel 2025. Molti hanno salutato con entusiasmo questa misura quasi fosse una sorta di “tana libera tutti”. In realtà non è così. Per rendersene conto basta leggere per intero l’Articolo 5 in cui sarebbe prevista tale misura, lettura che risparmio al lettore per quanto è ostica e incomprensibile. Ne estraggo i punti essenziali, come li ho capiti io in attesa di una interpretazione autentica che magari qualcuno farà (così mi auguro):

  • il Ministero della Salute con rito allungato (di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano) adotta con uno o più decreti una metodologia per la definizione del fabbisogno di personale degli enti del SSN;
  • i decreti debbono agire nell’ambito del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato e fermo restando il rispetto dell’equilibrio economico e finanziario del Servizio sanitario regionale;
  • le Regioni predispongono i piani dei fabbisogni triennali per il servizio sanitario regionale che vanno approvati con lo stesso rito allungato ai fini del riscontro di congruità finanziaria.

Quindi perché il tetto di spesa del personale della sanità di una Regione venga superato nel 2025 occorrono almeno tre precondizioni: che nel frattempo siano stati approvati i Decreti per il calcolo del fabbisogno di personale (in modo che il superamento del tetto sia coerente con una sana e sobria programmazione e organizzazione dei servizi), che la Regione in questione abbia una organizzazione dei servizi coerente con quella prevista nei Decreti e, infine, che la Regione in questione si possa permettere sul piano finanziario il fabbisogno opportunamente calcolato. Date queste tre precondizioni i limiti alla spesa del personale agiranno verosimilmente in modo pesante anche nel 2025. Approfondiamole un attimo.

Partiamo dalla metodologia per il calcolo del fabbisogno di personale, metodologia che è complicata da definire, soprattutto se si vuole garantire un equilibrio tra servizi ospedalieri e territoriali, una innovazione nei modelli organizzativi e una valorizzazione dei ruoli professionali. Vale la pena di ricordare che in tema di calcolo del fabbisogno già nel 2017 l’Agenas elaborò un Metodo per la determinazione del fabbisogno di personale ospedaliero , alla cui stesura aveva provveduto un gruppo di lavoro ristretto (composto da rappresentanti delle regioni Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio e Puglia). Il metodo, applicabile a tutte le Regioni, venne approvato dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in data 20.12.2017. Nel gennaio 2023 è stato poi approvato con rito allungato un Decreto con il nuovo metodo di calcolo dei fabbisogni di personale, non solo ospedaliero, messo a punto dall’Agenas allo scopo di consentire in via sperimentale alle Regioni di superare il tetto di spesa del personale del Servizio Sanitario Nazionale per un importo pari al 5% dell’incremento del Fondo Sanitario. In teoria, i Decreti necessari al “tana libera tutti” hanno quindi già buona parte del lavoro fatto grazie al Decreto approvato nel gennaio dell’anno scorso. Ma così non è visto che quel Decreto ha grossi limiti, come scrissi qualche tempo fa qui su Qs. I tempi per l’approvazione dei nuovi Decreti saranno verosimilmente molto lunghi, visto che per approvarli bisognerà avere prima rivisto il DM 70 e il DM 77, percorso avviato un anno fa e ancora tutto sotto traccia

Seconda questione: l’allineamento della organizzazione dei servizi delle Regioni a quanto previsto nei Decreti. Già qui salta la possibilità del superamento del tetto da parte di molte Regioni, visto che i nuovi Decreti non potranno (per logica) che confermare quanto previsto nel Decreto del gennaio 2023 e cioè che i provvedimenti regionali attuativi della metodologia approvata andavano applicati (e valutati) alle sole reti ospedaliere allineate agli standard del DM 70. Siccome questo allineamento tra le reti ospedaliere regionali e il DM 70 nella stragrande maggioranza delle Regioni non c’è, per queste sarà impossibile giovarsi del “tana libera tutti”. E, aggiungo, è un bene che sia così. A meno che il “tana libera tutti” non venga esteso anche al non rispetto del DM 70, come già hanno capito alcune Regioni come le Marche che confidano (purtroppo con successo) nella complicità del livello nazionale.

Terza questione: la congruità finanziaria. Con l’attuale finanziamento del Ssn quali Regioni e per quale importo si potranno permettere una maggiore spesa del personale?

Quindi il Ministro e il Governo anziché inneggiare al mitico superamento del tetto di spesa del personale, lavorino con lena ai Decreti che lo dovrebbero governare e a incrementare il finanziamento del Ssn. Quanto al resto del “Decreto Liste di attesa”, si tratta davvero di poca cosa e non solo perché privo di risorse, ma perché privo in modo imbarazzante di cultura e quindi di capacità di innovazione nelle analisi e nelle proposte.

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche

6 giugno 2024
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