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QS Edizioni - giovedì 19 settembre 2019

Lettere al Direttore

Per Chiropratici ed Osteopati si avvicina il momento della verità

immagine 9 agosto - Gentile direttore,
leggendo l’articolo dell’Associazione Italiana Chiropratici (Aic), che chiedono una formazione con laurea magistrale, si notano ancora alcune difficoltà di lettura della complicata normativa italiana che regola le professioni sanitarie.
 
Nel recente passato si è impropriamente affermato che una laurea triennale fosse di natura “tecnica” e non garantisse l’autonomia professionale, patrimonio, invece, delle professioni sanitarie con laurea magistrale.
 
Affermazione sbagliata in quanto l’autonomia professionale, consacrata in particolare dalla legge 251/00 e riconosciuta alle professioni, non è condizionata dalla durata dei percorsi di laurea ma è garantita a chiunque abbia ottenuto un titolo universitario abilitante .
 
Ora, i Chiropratici, denunciano il fatto che nel loro profilo professionale si vorrebbe introdurre la locuzione “In riferimento alla diagnosi (e alla prescrizione) del medico” presente in molti altri profili di area sanitaria fatti negli anni ‘90.
 
Oggi questo sarebbe non solo sbagliato, ma illegittimo, se inteso in senso vincolante, in quanto non coerente con il vigente quadro giuridico.
 
Mi spiego: i profili professionali furono fatti quando ancora le attuali Professioni sanitarie erano giuridicamente “professioni sanitarie ausiliarie” e quindi contengono una serie di ambiguità giustificate da questo motivo .
 
Il legislatore, chiamato a scrivere i profili professionali, non si limitò, come avrebbe dovuto fare, a definire solo le competenze, ma inserì anche una serie di modalità operative: “autonomamente o in collaborazione”; “in regime di dipendenza o libero-professionale”; “in riferimento” o “su prescrizione medica”, dizioni che erano giustificate da un quadro giuridico allora incompleto.
 
Grazie a due norme primarie successive ai profili, la Legge 42/99 e la legge 251/00, si è stabilita la piena e completa libertà, indipendenza, autonomia, nonché responsabilità, di tutte le professioni sanitarie e questi aspetti sono stati definitivamente superati.
 
Sembra strano che ora Il Ministero della salute non prenda atto che, se proprio si devono scrivere nuovi profili professionali, questi non potranno che essere sostanzialmente diversi dai precedenti.
 
Non serve, infatti, stabilire regole operative. Ormai le professioni, considerate intellettuali, possono svolgere la loro attività professionale in qualsiasi forma giuridica possibile nello Stato in cui operano.
 
Vanno definite solo le competenze, tralasciando qualsiasi altro aspetto, anche di relazione con le altre professioni sanitarie, che saranno trattate nei rispettivi Codici Deontologici.
 
Ricordo ai Chiropratici che l’articolo 2 della legge 251, da loro citato, non solo sancisce la “titolarità e l’autonomia professionale”, ma riconosce anche, alle professioni sanitarie riabilitative, un proprio specifico momento diagnostico: “procedure di valutazione funzionale al fine di espletare le competenze proprie previste dai relativi profili professionali”.
 
Senza un’attività diagnostica, che è alla base delle successive scelte terapeutiche di questi professionisti, non ci può essere libera ed autonoma attività professionale.
 
La diagnosi medica è, giustamente, un atto di un’altra professione e non può e non deve essere un vincolo all’attività professionale ma, se presente, anche con eventuali “prescrizioni” (terapie consigliate), va valutata come tutto il resto della documentazione clinica.
 
Pensare che solo una laurea magistrale, come chiedono da tempo i Fisioterapisti e anche altre professioni sanitarie, possa porre argine al contenzioso, è sbagliato e non veritiero. La laurea magistrale può portare invece sicuramente ad un aumento delle competenze riconosciute.
 
Auspico che i Chiropratici, nei loro incontri annunciati con le Regioni, approfondiscano questi aspetti con i loro interlocutori perché c’è ancora bisogno, senza filtri distorsivi, di chiarire diversi aspetti della normativa.
 
Concludo ribadendo che, sinceramente, continuo a essere perplesso e a non trovare giustificata la necessità di istituire in Italia le professioni del Chiropratico e dell’Osteopata, promosse e decise, per ora, impropriamente solo per via politica, senza il doveroso vaglio tecnico-scientifico degli organismi preposti.
 
Ministro della Salute, Presidenti e Assessori regionali, ma davvero ce lo possiamo permettere di procedere in maniera così confusa e irrazionale?
 
Mauro Gugliucciello
Fisioterapista 
9 agosto 2019
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