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QS Edizioni - sabato 15 agosto 2020

Lettere al Direttore

Il teatrino politico tra medici e “non” medici

immagine 6 dicembre - Gentile direttore,
Quotidiano Sanità spesso propone differenti proposizioni di forte antinomia e conseguenti vivaci dibattiti; chi scrive ha addirittura coniato la formula «dominanza medico-forense», per sintetizzare una “posizione” oltre che la propria linea di pensiero; tuttavia accade che le argomentazioni proposte producano anche intellettuali scismi intestini, intendendo tra la c.d. «Base» ed il «Vertice», ossia tra gli innumerevoli illustri sconosciuti e la più alta dirigenza rappresentativa – anche quella delle professioni sanitarie “non mediche” – insisto nell'utilizzo di tale epiteto, malgrado le critiche di chi si scandalizza di tale «rappresentazione con la negazione»; censura che rispedisco al compilatore di tale formula discriminatoria: la classe medica.
 
Ignorando tali, e pur legittimi, temi di contraddizione, i nostri establishment hanno progressivamente cercato di “quietare” differenti questioni che, in ogni caso, mantengono tutte le loro “scabrosità”, soprattutto se, a recentemente inneggiate, e viepiù confermate manovre di “pacificazione” , non consegua alcun apprezzabile e pur minimo risultato concreto.
 
Malgrado le rassicurazioni del dott. Anelli, i temi di stagnazione sono e restano sempre gli stessi: ad es. potremmo a lungo disquisire del DM Salute 10/08/2018 (RMN), come anche della sentenza n. 54/2015 della Consulta – non senza far notare che, a smentire la propaganda sulla “carenza di medici” vi siano non soltanto i dati , ma anche le evidenze più di “monopolio” che di “libero esercizio professionale” dei medici …
 
Ma è in campo sociologico ove le evidenze si fanno più nette: discriminazioni «del passato che vogliamo lasciarci alle spalle» appaiono ancora inossidabili: dalle presentazioni degli staff (in barba anche a non proprio recente normativa) alle citazioni nelle pubblicazioni scientifiche, dalla questione “camice” a quella – ormai plumbea – delle competenze,  i professionisti sanitari, assai spesso, semplicemente non esistono.
 
A confermarlo l’immediato sollevarsi dei soliti tormentoni alla “levata di scudi” del Presidente Beux: dagli «imparagonabili» 6 + 5 anni di studio agli «apprendisti stregoni», dai «mezzi-medici» alla «erosione delle competenze»,  etc. etc.
 
Altro tema di “incaglio”, anche se recentemente promosso bipartisan, è quello della «lotta all’abusivismo»: diversamente da quanto asserito dalla ex-ministra Lorenzin al congresso FNO TSRM PSTRP , visti anche gli assai incerti esiti delle denunce già sporte alla magistratura, sussiste una forte difficoltà anche a denunciare ogni ipotesi sub art. 348 c.p. : in primis per una trasversale difficile identificazione dei soggetti (nessuno indossa un tesserino identificativo: come riconoscere il professionista e verificarne l’inclusione agli iscritti all’albo?); in secundis perché se l’attività non “cade” in pieno esercizio medico … si entra (malgrado le “job description”) in una “terra di nessuno”.
 
Infine, in tema di “valorizzazione delle professioni sanitarie”, è un vero e proprio “problema politico” quello della estrema scarsità delle posizioni di dirigente delle professioni, che fin tanto non troverà nei numeri una soluzione (allocazione sia dipartimentale che di reparto), non riuscirà mai ad assorbire la crescente popolazione di laureati magistrali che legittimamente (al netto della corrente “tangentopoli concorsuale”) reclamano un inquadramento nella dirigenza.
 
Pur senza ulteriormente indulgere con l’elenco degli argomenti a disposizione, risulta evidente che tale osannato “patto di alleanza valoriale” funzioni benissimo a parole e pochissimo nelle contrapposte opinioni delle rispettive Basi, ossia nei fatti.
 
Pertanto, ed in somma onestà, appare del tutto inutile continuare, d’ambo le parti, a sciorinare lettere, proclami e motti: occorrono progettualità e proposte di ben maggior pragmaticità (ad es. oltre a pensare alle «condizioni formative ed organizzative», bisogna “mettere mano” ai decreti istitutivi delle professioni – tutte – , ai codici deontologici ed alle norme “primarie”, quali la 251/00 e la 43/06); altrimenti bisognerà soltanto attendere che la consapevolezza dei professionisti sanitari cresca al punto da dar vita ad un moto unitario extra-ordinistico ed extra-sindacale, proponente temi condivisi, che segni la fine di una tiritera che, allo stato, sembra unicamente funzionale ad un teatrino politico che niente sa e niente vuole risolvere dei veri problemi dei professionisti sanitari alla «Base».
 
Dr. Calogero Spada
Dottore Magistrale
Abilitato alle Funzioni Direttive
Abilitato Direzione e Management AA SS 
Specialista TSRM in Neuroradiologia
6 dicembre 2019
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