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QS Edizioni - domenica 9 maggio 2021

Lettere al Direttore

Quale sinistra per quale riforma?

immagine 16 aprile - Gentile Direttore,
prima di tutto vorrei ringraziare lei e il prof Cavicchi  per il forum  “la sanità e la sinistra” che  ci avete offerto. In un momento nel quale la preoccupazione principale  del governo e di noi tutti  è ridurre  i morti e mettere al sicuro la popolazione da una pandemia,  l’idea di discutere pubblicamente sul futuro della sanità pubblica personalmente l’ho trovata la vera coraggiosa  novità politica del momento.
 
Vorrei tanto che la sinistra,  il ministro Speranza che oggi la rappresenta nel governo, imparasse da questo coraggio ad avere a sua volta coraggio. Anche se  so bene  che per riformare la sanità il coraggio   non basta.
 
Anch’io come Turi, il libro di Cavicchi l’ho letto in un fiato. La sua forma assertiva  il suo essere volutamente scarno e essenziale, di fatto io l’ho percepito, al contrario di chi critica i pamphlet, come un grido di allarme di un grande pensatore della sanità perché non c’è dubbio che dopo la pandemia  il futuro della sanità pubblica  è molto incerto e per niente scontato.
 
Questo grido di allarme, leggendo i tanti interventi del forum, secondo me  alcuni l’hanno capito ed altri no. Alcuni  sono intervenuti  senza fare lo sforzo di ricontestualizzare in questo tempo le loro abitudinarie convinzioni. Per cui i tecnici e gli amministratori ci hanno riproposto le loro vecchie ricette tecniche, i falsi riformatori o i falsi progressisti, i loro vecchi pretesti conservatori, gli irriducibili  avversari storici del prof Cavicchi le loro vecchie invidie e pregiudiziali  i pensionati della sanità le glorie del loro passato.
 
Tutti dimentichi che si tratta di discutere di “sinistra e sanità”  ma “con in mezzo una pandemia”. E’ questa pandemia che fa da spartiacque  imponendoci  un cambio di passo.
 
Ignorerò quindi questi interventi, anche se  tecnicamente  interessanti,  facendo una sola unica eccezione per il dottor Geddes.
 
Il mio disappunto, ma direi la mia delusione personale conoscendo io Geddes da molti anni, l’ho scritta in un commento a piè di pagina al suo articolo al quale  rimando. Qui mi limito a dire che il genere di sinistra che viene fuori da quello che egli ha scritto e da come lo ha scritto è esattamente la sinistra che oggi non ci serve, cioè quella  che in realtà dovremmo  ripensare.
 
Oggi non serve una sinistra che fa l’apologia dei propri errori, a noi serve una sinistra che sia capace di fare autocritica perché è indubbio che tante criticità della nostra sanità pubblica sono dipesi da errori politici del passato commessi dalla sinistra di governo.
 
La sinistra che vedo dietro l’articolo di Geddes non solo è spocchiosa, altera, faziosa, correntizia, irrispettosa delle idee degli altri ma pretende di affrontare il futuro dopo la pandemia con le armi spuntate del passato e come se la pandemia non ci avesse insegnato niente. Questo è il grave.
 
Ciò che non posso ignorare invece sono tutti gli articoli che in diversi modi accettano a partire dalla pandemia  la sfida della riforma.
 
L’articolo del presidente Bonaccini mi è piaciuto molto perché senza  fronzoli dichiara, che mantenere e garantire l’inviolabilità del diritto alla salute è una caratteristica valoriale della sinistra  e incoraggia la sinistra a percorrere strade completamente nuove, aprendo appunto alla sfida riformista e riattualizzando  con solidarietà il valore dell’universalismo,  ritenendolo adeguato e quindi sostenibile. Cavicchi, infatti, in Quarta riforma (Cap.2) dice che “la solidarietà che sorregge l’universalismo crea sostenibilità”.
 
Il problema che sorge è come si fa a definire un pensiero riformatore, chi deve definirlo, come si procede e in quali tempi? Per me si tratta di partire da quello che c’è già , quindi dalla “quarta riforma”  di Cavicchi , discuterla con un insieme di pensatori, di esperti, di  amministratori, di giuristi, di professionisti  ecc. che alla fine  prepareranno un documento finale con il quale aprire una discussione pubblica .
 
Nel forum  è venuta fuori la questione del “movimento”  senza il quale secondo alcuni una riforma sarebbe impossibile. In tutta franchezza vedo interventi che invocano  strumentalmente il movimento  come pretesto per  non fare niente. Alcuni li ho anche commentati.  Altri che condivido dove la condizione del movimento è legata strettamente al progetto di riforma.
 
La questione è molto simile a quella all’uovo e alla gallina: viene prima il movimento e poi la riforma o la riforma è il mezzo per fare movimento?
Io penso che siccome un movimento a disposizione della riforma non c’è bisogna crearlo e che l’unico modo per crearlo è tirare fuori un progetto, una idea, una riforma.
 
Infine ho letto e riletto l’articolo della Dott.ssa Labate  ma  sinceramente non sono riuscita a capire  da che parte sta cioè se è a favore o  contro la riforma. Lei si dichiara una amica storica del prof Cavicchi  ma  da una parte mi sembra che  ostacoli la quarta  riforma dandogli dell’ingenuo tanto da accostarlo a Don Chisciotte della  Mancia e dall’altra elenca quasi per inerzia le sue vecchie e ben note proposte  dicendo: “se vuoi chiamiamola quarta riforma”
 
Io credo  che una riforma non sia esattamente  come una etichetta da incollare su qualsiasi proposta ma abbia una propria logica una propria economia e soprattutto una propria particolare  strategia.
 
Chiamare per esempio  le proposte  di Zuccatelli o quelle di Asiquas una riforma non è corretto. Tant’è che costoro senza dirlo esplicitamente alla fine mi par di capire non concordino  con l’idea della quarta riforma preferendo il  terreno della riorganizzazione dell’esistente.
 
Riforma, come  ci ricorda  Cavicchi nel suo libro richiamandosi a Marx, vale prima di ogni cosa come rimozione delle contraddizioni  sapendo che per rimuovere delle contraddizioni serve intervenire sulle condizioni  che le determinano. Quindi “riformare” la realtà.  Le proposte di Zuccatelli  di Asiquas come quelle interessanti di Palumbo  legittimamente valgono come miglioramento della sanità a sistema invariante.
 
A partire da questa pandemia chiedo quindi alla dottoressa Labate, alla sinistra a noi tutti: cambiare un sistema perché pieno di contraddizioni   o ignorare le contraddizioni  migliorando il sistema che c’è?  
 
Marcella Gostinelli
Infermiera
 
Vedi gli altri interventi:  CavicchiBonacciniMaffeiRossiTestuzzaSpadaAgnolettoZuccatelliMancinAsiquas
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16 aprile 2021
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