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QS Edizioni - mercoledì 16 giugno 2021

Lettere al Direttore

Il primo e principale obiettivo degli infermieri è …fare gli infermieri

immagine 4 giugno - Gentile Direttore,
sul tema del ruolo degli infermieri nella sanità post-pandemia sono di recente usciti su QS alcuni contributi interessanti. Prima  un documento prodotto da 16 ricercatori, per lo più economisti, di 6 Università italiane con 10 proposte per il PNRR e poi da un commento  di questo documento da parte di Ivan Cavicchi.
 
Nel documento la decima ed ultima proposta ha come titolo “Cambiare lo skill-mix tra medici e professioni sanitarie”  e nasce dalla considerazione che nel patto per la salute 2019-2021 veniva menzionata la valorizzazione delle professioni sanitarie, in particolare di quella infermieristica, per rispondere ai bisogni di continuità assistenziale con particolare riferimento ai cronici, concetto poi ripreso dal PNRR che attribuisce un ruolo importante all’infermiere di comunità.
 
Più avanti il documento afferma che “è necessario ripensare alle competenze necessarie (skill mix) ed al cambio di ruoli (task shifting) delle professioni sanitarie per rispondere ai trend demografici ed epidemiologici che hanno evidenziato nuovi bisogni. Il cambiamento dei ruoli può riguardare diverse categorie.” Più avanti troviamo che:“E’ necessario favorire il cambio di competenze ed il cambiamento dei nuovi ruoli attraverso processi formativi che preparino i professionisti coinvolti ai ruoli ad essi assegnati.  E’ infine necessario ridisegnare i processi di erogazione dei servizi sanitari in relazione al progresso tecnologico ed al cambiamento di ruolo dei medici, infermieri e delle altre professioni sanitarie”.
 
Su alcuni di questi punti non si può che concordare visto che:
 
- le “nuove” normative che regolamentano e disciplinano le professioni sanitarie sono vecchie di 15 e 20 anni;
- la formazione infermieristica (e di tutte le professioni sanitarie) ha avuto una nuova strutturazione (universitaria) 17 anni fa.
 
Quello che non convince molto è il richiamo al task shifting come strumento di valorizzazione delle professioni, ed in particolare di quella infermieristica di cui uno di noi (Marcello Bozzi) si occupa sul campo e a livello istituzionale da molti anni.
 
Il task shifting, come è stato brillantemente sottolineato qui su QS ormai più di un anno e mezzo fa daValcarenghi, attiene alla componente periferica (trim) delle professioni sanitarie, da tenersi distinta dalla parte centrale (core), distinzione proposta da Jean Watson (citata come una delle tante e importanti “Madri” dell’infermieristica).
 
Il “core” è la parte specifica, identitaria, fondamentale e infungibile di ogni Professione. Il “trim” sono gli aspetti non sostanziali e modulabili in funzione dei contesti sanitari e delle relazioni fra le Professioni.
 
Ed è in questa parte periferica che “si gioca” la partita del task shifting, che non è cambio dei ruoli, ma nella accezione corrente è il trasferimento di compiti da personale più qualificato a personale meno qualificato ma più disponibile in termini di unità e meno costoso.  
 
La valorizzazione vera delle professioni sta invece  nell’allineare il più rapidamente possibile il fare ordinario ai principi caratterizzanti la parte core, dove la concettualizzazione (nel caso degli infermieri la diagnosi e il progetto assistenziale infermieristici ) prevale sulla prestazione. Insomma, i professionisti aspirano soprattutto a svolgere le attività già loro assegnate dalla normativa  con i margini di autonomia e secondo le modalità che la stessa normativa prevede.
 
Il commento di Ivan Cavicchi al documento  è stato molto corposo, fortemente critico e di  difficile sintesi. La ricchezza degli spunti di riflessione che offre merita una sua lettura attenta. Qui ci interessa il passaggio in cui parlando degli infermieri si cita il “corporativismo di certe professioni contro altre professioni”  che fomenterebbe “un conflitto al letto del malato e a suo totale danno sempre più insanabile”.
 
Questo concetto viene  poi ripreso più avanti quando Cavicchi parla “degli ideologi del corporativismo cioè di coloro  che parlano  di fungibilità dei ruoli e indicano il mercato come il terreno su cui gli infermieri possono avere successo contro altre professioni”.
 
Vorremmo rassicurare Cavicchi sul fatto che il primo e principale obiettivo degli infermieri è …fare gli infermieri. E questo in Italia come altrove. Paradigmatico al riguardo è il movimento sulle “cure essenziali infermieristiche”.
 
Vale la pena al riguardo vedere questo  video che  riporta un intervento della professoressa Alison Kitson, una infermiera che ha co-fondato un movimento  per (ri)lanciare quelle che lei chiama “fundamentals of nursing care”.  E’ un videomessaggio destinato ai partecipanti alla  I Conferenza Italiana sulle Cure Essenziali Infermieristiche che si è tenuta a Genova il 20 Giugno 2019. Titolo della Conferenza: “Le cure migliori per ogni paziente: le cure essenziali infermieristiche”.
 
Nel programma troviamo questa breve, ma significativa, presentazione che dovrebbe rassicurare sul corporativismo degli infermieri: Le Fundamentals of Care infermieristiche riconoscono e si focalizzano sui bisogni essenziali della persona al fine di garantire il benessere fisico e psicosociale. Questi bisogni sono soddisfatti sviluppando una relazione positiva e fondata sulla fiducia tra l’Infermiere e la persona assistita e la sua famiglia. La I Conferenza Italiana sulle Fundamentals of Care ha l’obiettivo di coinvolgere la comunità infermieristica italiana nel dibattito internazionale sulla necessità di migliorare l’erogazione delle cure essenziali infermieristiche in tutti i contesti assistenziali.
 
E’ importante che nel dibattito sul task shifting, ma soprattutto sulla valorizzazione delle professioni sanitarie, si senta la voce dei professionisti. Altrimenti a leggere i citati interventi, seppure autorevoli  e qualificati, ti viene in mente quella scena di Amici miei in cui gli amici entrano in un paesino e …(qui la scena viene descritta e  può essere rivista) in gran velocità scendono dall’auto, piazzano i loro strumenti tecnici e cominciano ad allarmare la popolazione parlando di autostrade e tangenziali da far passare internamente al paese, segnando enormi X col gesso sulle porte degli edifici da abbattere senza pietà.
 
In fondo, questo piccolo contributo vuole fare un po’ quello che nel film fa il parroco: suonare le campane per chiamare a raccolta i paesani. Nel nostro caso i professionisti. 
 
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Affiliata COSMED
 
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico Chronic-On
4 giugno 2021
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