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QS Edizioni - sabato 16 ottobre 2021

Lettere al Direttore - Marche

La modifica del Piano Sociosanitario delle Marche meriterebbe il VAR

di Claudio Maria Maffei
Gentile Direttore,
è di pochi giorni fa la notizia dell’approvazione di una Delibera della Giunta con cui si modifica il Piano Sociosanitario 2020-2022 vigente  approvato lo scorso febbraio 2020. In sostanza, del precedente Piano si modifica il punto che prevedeva la costruzione di tre ospedali unici che andavano ad integrare strutturalmente i due Ospedali di Pesaro e Fano dell’Azienda Ospedaliera Marche Nord, i due ospedali di Macerata e Civitanova Marche  e i due di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale.
 
Per dirla con le parole  dell’Assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, riportate da QS, le Marche punterebbero così “a raggiungere un maggiore equilibrio nella rete ospedaliera, evitando le concentrazioni previste dal modello dell’ospedale unico, favorendo invece una diffusione sul territorio in coerenza con il programma elettorale del presidente Acquaroli e considerato il nuovo scenario dei bisogni assistenziali che si è delineato nel corso della pandemia”.
 
Questo riequilibrio prevederebbe anche la riapertura di alcuni piccoli ospedali già riconvertiti a Case della salute. Come ho già avuto modo di commentare in una recente lettera questo modello è in assoluta controtendenza con le indicazioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e ancor prima con le indicazioni del DM 70/2015. In sostanza contraddice i due principali riferimenti al riordino del Servizio Sanitario Nazionale, che pure vengono evocati tra le motivazioni della Delibera, come si può leggere nella notizia pubblicata su QS.
 
A parte il mancato rispetto delle indicazioni programmatorie del livello centrale, la scelta dell’ospedale “diffuso” in una Regione come le Marche con una rete ospedaliera già ridondante rischia di determinare una lunga serie di importanti effetti. Mi limito ai più importanti:
 
1. aumento della carenza di personale sia nei servizi ospedalieri che territoriali;
2. fuga del personale medico nelle strutture private;
3. perdita della natura di Azienda Ospedaliera di Marche Nord (quella degli Ospedali di Pesaro-Fano);
4. riavvio della procedura per il nuovo ospedale di Marche Nord che ormai era in dirittura finale con la stipula di un accordo di Programma con il Ministero.
 
E adesso arriva il  VAR, che nel calcio corrisponde al Video Assistant Referee, mentre in sanità diventerebbe la VAR, e cioè la Verifica delle Azioni Regionali. Può essere che una Regione faccia una modifica così sostanziale dei suoi atti programmatori senza nemmeno un abbozzo di  analisi  sulla sua compatibilità sia con gli indirizzi nazionali che con la concreta disponibilità di risorse per coprirne la realizzazione senza incidere sui Livelli Essenziali di Assistenza erogati? E’accettabile che scelte con questo impatto avvengano solo in base al principio della coerenza con il programma elettorale della Giunta che le delibera? Qua andiamo molto al di là del livello di autonomia delle Regioni che la normativa e le regole di sistema consentono. Purtroppo al momento non esistono strumenti di controllo da parte del livello centrale tempestivi ed efficaci.
 
Introdurre la possibilità che atti regionali a forte valenza programmatoria siano sottoposti ad una verifica centrale prima di diventare esecutivi potrebbe essere una strada da percorrere. In assenza di questa possibilità le Regioni intese come cittadini e forze sociali rischiano di essere in balia di un livello discrezionale inaccettabile nelle scelte della politica sulla sanità. Quanto ai tecnici,  quelli che hanno firmato gli atti per gli ospedali “unici” sono gli stessi che hanno firmato gli atti per l’ospedale “diffuso”. Ecco cosa vuol dire “primato della politica” nella sanità di oggi di alcune Regioni. Anche su questo andrebbe fatta una riflessione.
 
Come avviene nel calcio, la VAR dovrebbe consentire di prendere una decisione “a caldo” prima che l’azione regionale prosegua lungo la direzione potenzialmente “sbagliata”. E come succede col VAR che può essere utilizzato solo in quattro precise situazioni, lo stesso potrebbe avvenire con la VAR da riservare ad atti regionali che ad esempio intervengono sulla rete ospedaliera in difformità col DM 70/2015. Quanto all’arbitro, questo in teoria ci sarebbe visto che un Tavolo per questa verifica in teoria già c’è. E non è quello del Presidente della Giunta, ma è l’apposito Tavolo ministeriale di Monitoraggio del DM ai sensi di una Intesa Stato-Regioni del 24 luglio 2015.
 
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico Chronic-On
 
 
19 luglio 2021
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