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QS Edizioni - mercoledì 21 agosto 2019

Lettere al Direttore - Piemonte

L’ospedale di Alessandria, l’omofobia sanitaria e la mancata riforma dell’Anagrafica sanitaria

Gentile Direttore,
abbiamo un nuovo scandalo di omofobia sanitaria in Italia ma la situazione è molto più ingarbugliata se la leggiamo bene. Ci sono colpe specifiche del SSN e una difesa eccessiva del paziente che può danneggiare il percorso della Medicina di Genere Lgbt e quindi dei suoi stessi Diritti Sanitari.
 
La grande responsabilità del SSN è quello di non avere ancora garantito in Italia la completa depatologizzazione dell'omosessualità e per conseguenza di non avere modificato in modo inclusivo l'Anagrafica Sanitaria.
 
A differenza di quanto affermato dal paziente, in Italia è ancora legittimo, purtroppo, inserire l'omosessualità tra le patologie, come patologia psichiatrica, tra l'altro, ancorché nella dizione, quivi non inclusa, di Omosessualità Egodistonica.
 
Il medico allora non aveva titolo comunque ad inserire Omosessualità tra le patologie perché non egodistonica.
 
Si suppone invece, a pensar bene, che volesse così solamente integrare l'Anagrafica Sanitaria attualmente deficitaria. È necessario ed utile fare Coming Out con i medici ed il personale sanitario deve sostenere il Coming Out. È l'unico modo per contrastare il Minority Stress ed aumentare il benessere delle persone Lgbt. È anche l'unico modo per fare studi epidemiologici sulle persone Lgbt, attualmente assenti in Italia.
 
È quindi importante segnalare il proprio orientamento sessuale, identità di genere e comportamento sessuale (stabile, promiscuo o entrambi) mentre reclamare la legge sulla privacy implica l'applicazione di un tabù (il don't ask, don't tell) foriero comunque di omofobia sanitaria. Tuttavia è il SSN ancora una volta a dover cambiare la Anagrafica perché altrimenti tutti gli utenti saranno solo eterosessuali e nessuno sarà gay, lesbica o trans. Questa cancellazione tecnica è una violenza inaudita.
 
Era opportuno il trasferimento in Malattie Infettive per la Cefalea lamentata dal paziente? Secondo gli studi internazionali, forse la metà delle persone in fase AIDS soffre di una forma di mal di testa. 
 
Sappiamo anche che in Italia il 40% ed oltre delle persone HIV+ sono maschi che fanno sesso con altri maschi, ma anche se metto insieme questi due dati, resta comunque molto più bassa la frequenza di HIV rispetto alla Cefalea nella popolazione Lgbt.
Evidentemente il paziente doveva sì eseguire il test HIV, ma doveva essere seguito da un Neurologo e non nel reparto ghetto di Malattie Infettive, come se essere gay implicasse essere sieropositivi. Anche uesta è una violenza inaudita.
 
Febbre e Cefalea, potevano essere un segno di meningite, ma non emergono dati di analisi nel merito dall'articolo e la nostra disamina non può che basarsi su quelli. In ogni caso l'esclusione della meningite avrebbe dovuto condurre ancora una volta ad una consulenza neurologica.
 
Il paziente, in quanto omosessuale, è giusto che riceva poi informazioni corrette sul test HIV e sulla necessità di fare il vaccino HAV ed HBV, per cui egli ha torto in questo nel rimproverare il medico dei suoi consigli clinici.
 
Dobbiamo ricordarci anche l'importanza di riconoscimento in ospedale dei partner delle persone Lgbt, ancorché siano solo fidanzati. È un obbligo di legge. L'accoglienza gayfriendly significa anche questo.
 
Al paziente infine, come AMIGAY, consigliamo vivamente di fare Coming Out col Medico di Famiglia ed allo stesso tempo di incoraggiare tutte le altre persone a fare lo stesso. Alcune sue affermazioni purtroppo scoraggiano a farlo e questo riduce gravemente le possibilità di appropriatezza di prevenzione, diagnosi e cura nelle persone Lgbt.
 
Solo la visibilità garantisce i Diritti Sanitari Lgbt. Senza il Coming Out, le persone Lgbt verranno trattate in modo inadeguato rispetto agli specifici bisogni di prevenzione, diagnosi e cura.
 
Affermazioni quali l'uguaglianza tra persone Lgbt ed eterosessuali in Sanità hanno il limite dell'evidenza scientifica di differenze di genere, purtroppo di solito ai danni della minoranza, su cui solo il Coming Out e il sostegno al Coming Out possono porre rimedio.
 
Tuttavia è necessario che il SSN accolga le modifiche di Anagrafica Sanitaria e blocchi definitivamente i percorsi di Omofobia Sanitaria.
 
Manlio Converti 
Psichiatra 
Presidente Amigay 
13 luglio 2019
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