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QS Edizioni - mercoledì 27 ottobre 2021

Regioni e Asl - Umbria

Scurezza vaccini Covid. I dati dell’Umbria: reazioni avverse nell’1,05% dei casi. Nessun decesso ed effetti “non gravi” nella quasi totalità dei casi. Più segnalazioni Pfizer rispetto ad Astra e Moderna

immagine 1 aprile - In tutto 835 segnalazioni di sospette reazioni su un totale di 79.312 dosi somministrati tra gennaio e il 22 marzo 2021. In un caso su tre si è trattato di reazioni locali o sistemiche (febbre, brividi, dolore in sede di iniezione, stanchezza, malessere), in 2 su 5 di reazioni del sistema muscoloscheletrico (mialgia, artralgia); nel 18% di disturbi del sistema nervoso (cefalea, parestesie) e nel 9% di disturbi del tratto gastrointestinale (nausea, diarrea). In rapporto alle dosi somministrate è il vaccino Pfizer a registrare il maggior numero di segnalazioni. I DATI
I vaccini sono sicuri? Il sistema di farmacovigilanza è attivo per capirlo e i dati resi noti dalla Regione Umbria non destano preoccupazione. Secondo quanto reso noto dalla Direzione Salute Regionale, dal 1 gennaio al 22 marzo 2021, in Umbria, risultano inseriti nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) 835 casi di sospette reazioni avverse (ADR) ai vaccini anti Covid-19 su un totale di 79.312 dosi somministrate. La percentuale di segnalazioni sul totale delle dosi somministrate è pari all’1,05%.
 
“Il tasso di segnalazione per 100.000 dosi in Umbria, pari a 1050/100.000 dosi, è sostanzialmente in linea con il dato medio nazionale che è di 729 segnalazioni per 100.000 abitanti (risalente al 26 febbraio 2021, circa un mese prima dell’attuale dato umbro)”, spiega la Regione in una nota di sintesi sui dati.
 
Sul totale delle 835 segnalazioni la percentuale maggiore di reazioni avverse in rapporto al numero di dosi somministrate si riscontra per il vaccino Pfizer-BioNTech con lo 0,79% di segnalazioni sul totale delle somministrazioni, seguito dal vaccino AstraZeneca con lo 0,22% di segnalazioni in rapporto alle dosi somministrate e da Moderna con lo 0,04%.
 

Nel 79% dei casi, la reazione avversa ha interessato il sesso femminile, con un rapporto Femmine/Maschi pari a circa 3:1. Nel 96% dei casi (799 su 835) di segnalazione si è trattato di una reazione avversa giudicata “non grave”. Tra le reazioni gravi, rimarcato un solo evento particolarmente grave di shock anafilattico in una persona di 45 anni, caso comunque positivimanete risolto.

Al momento della segnalazione, l’86% (722 su 835) delle reazioni avverse segnalate si era già definitivamente risolto, il 4% (34 su 835) è stato giudicato in “miglioramento”, l’8% (70 su 835) risultava “non ancora guarito”, l’1% (7 su 835) riportava una “risoluzione con postumi”. In circa l’1% (3 su 835) delle segnalazioni il dato di esito non era disponibile.
 


Relativamente al tipo di reazione avversa, sono state segnalate prevalentemente quelle già note per questi vaccini. Tra le principali: reazioni locali o sistemiche (febbre, brividi, dolore in sede di iniezione, stanchezza, malessere) in circa il 33% dei casi; reazioni interessanti il sistema muscoloscheletrico (mialgia, artralgia) circa il 20% dei casi; disturbi interessamento il sistema nervoso (cefalea, parestesie) circa il 18% dei casi; disturbi del tratto gastrointestinale (nausea, diarrea) nel 9% dei casi.

La durata media delle reazioni è stata di circa 4 giorni.

Nella maggior parte dei casi il segnalatore della reazione avversa è stato il medico (56%), seguito dal farmacista e dal cittadino (entrambe 16%) e da altro operatore sanitario (12%).
1 aprile 2021
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