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Sindacati preoccupati per carenza personale dopo la sospensione dei non vaccinati

In Trento 560 operatori sanitari non vaccinati sono sotto accertamento da parte dell'Apss, e per qualcuno la sospensione è già partita. I sindacati lanciano l'allarme sugli “inevitabili disagi e disservizi” per la carenza di personale che si andrà a creare. Una situazione che va a discapito dei cittadini ma non solo: “Ci sarà un aumento di carichi di lavoro sul chi, assumendosi la responsabilità di tutelare la salute collettiva, si è da tempo vaccinato”

15 SET - Nella Provincia Autonoma di Trento stanno andando avanti gli accertamenti per la sospensione degli operatori sanitari che non hanno adempiuto all'obbligo vaccinale contro il Covid. L’Azienda provinciale per i servizi sanitari ha fatto sapere di essere al lavoro sulla situazione di circa 560 operatori, per verificare i motivi della mancata vaccinazione e procedere con la sospensione dove necessario. Una situazione che preoccupa fortemente i sindacati medici e infermieristici, che evidenziano come alla carenza preesistente di medici, infermieri ed Oss si aggiungano ora le assenze del personale sanitario non vaccinato.

“Anche se il Direttore del Servizio Ospedaliero Provinciale -  dicono Cesare Hoffer per il Nursing UP Trento e Giuseppe Varagone per la UIL FPL - ha fatto presente all’ultima riunione che i lavoratori coinvolti sono ben distribuiti nelle varie Unità Operative e che perciò non creeranno grossi disagi nei vari servizi, resta il fatto che si sta aggiungendo carenza su carenza di personale preesistente, chiedendo così a chi resta ulteriori sacrifici. Ergo, il sistema sanitario trentino, già in forte difficoltà, rischia ora una grave crisi a causa delle imminenti interruzioni dal servizio del personale non vaccinato al Covid”.


Le OO.SS. evidenziano ancora una volta che la situazione sul personale sanitario in trentino, già gravosa e al limite visto che per alcuni operatori sanitari vi è difficoltà ad avere un giorno di permesso o di ferie, possa ora con in arrivo le nuove sospensioni, sfuggire di mano.

“Inescusabili i ritardi delle istituzioni – tuonano Nursing UP e UIL FPL – dopo anni, riunioni, note inviate agli organi di governo e comunicati stampa, le istituzioni a fronte di una carenza così manifesta di personale infermieristico, delle professioni sanitarie e di medici, non si siano mosse tempestivamente con selezioni per l’assunzione di personale e non abbiano creato graduatorie da cui attingere nel momento del bisogno (come questo). Con il paradosso che per “tappare le falle” che via via negli anni si sono formate, il personale, in particolar modo quello infermieristico, è costretto a volte a svolgere mansioni improprie e demansionanti”.

All’incontro tenutosi circa una settimana fa con la dirigenza dell’Apss ed le OO.SS., è stato comunicato che sono a rischio sospensione circa sessanta sette sanitari, cinquanta Oss e altri trecento circa sanitari saranno oggetto di valutazione in prossimi giorni. E’ stato evidenziato, dalle OO.SS. Nursing UP e UIL FPL che con la sospensione dei primi quaranta infermieri, in alcuni settori sono andati in grossa difficoltà, come ad esempio nei pronti soccorsi e pertanto quanto sia problematico sospendere dipendenti e professionisti sanitari la cui reperibilità sul mercato del lavoro risulti quantomeno complicata, in particolare per gli infermieri e sanitari che operano in settori altamente specialistici.

“Le ricadute sull’erogazione dei servizio pubblico e ai pazienti - fa sapere Nursing UP e UIL FPL -   saranno inevitabili, ci sarà un aumento di carichi di lavoro sul personale che, assumendosi la responsabilità di tutelare la salute collettiva, si è da tempo vaccinato”.

“Questi professionisti potrebbero trovarsi ad operare in situazioni di non sicurezza e soprattutto i cittadini potrebbero non vedersi garantita un’adeguata qualità e sicurezza assistenziale. E poi, come si può chiedere ai professionisti che restano a lavoro ulteriori sacrifici, dopo quasi due anni di pandemia e soprattutto dopo che la politica ha manifestato un totale disinteresse per le istanze della categoria, a partire dal mancato rinnovo contrattuale, per poi passere al mancato riconoscimento degli incentivi Covid e dell’indennità malattie infettive per l’anno 2021. Il 24 settembre protesteremo congiuntamente davanti alla sede dell’Azienda sanitaria trentina, che non risponde più alle nostre richieste ed alle nostre istanze, a tutela di professionisti e cittadini. Concludono Cesare Hoffer e Giuseppe Varagone.

Anche sul fronte della dirigenza medica il tema delle sospensioni sta diventando un tema non trascurabile, anche se  in rapporto con altro personale sanitario il personale medico non vaccinato è decisamente inferiore.

“Sebbene i numeri dei medici non ancora sottoposti a vaccinazione risultano essere esigui - spiega Sonia Brugnara Segretario Cimo Trento –  la questione della sospensione del personale non vaccinato coinvolge a vario titolo anche l'attività dei medici. Il lavoro sempre più organizzato in equipe prevede infatti che qualsiasi problema organizzativo di un comparto, si rifletta in maniera più o meno evidente anche su tutto il resto della catena clinico-assistenziale. La cronica carenza di personale sanitario, più volte segnalata, di colpo divenuta evidente con l'obbligo vaccinale,  se non repentinamente corretta, rischia di diventare più pericolosa della stessa pandemia.”.

“La chiusura dei reparti – continua il segretario di Cimo Trento -  e lo spostamento del personale o peggio degli stessi pazienti da un reparto ad un altro ( c.d. "appoggio"),  per garantire le necessità clinico-assistenziali, rischia di diventare una consuetudine con le implicazioni sugli esiti e sulla stessa sicurezza delle cure”.

Endrius Salvalaggio

15 settembre 2021
© Riproduzione riservata


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