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Covid. Commissione d’inchiesta del Consiglio regionale Lombardia assolve la Regione. Ma le Opposizioni non sono d'accordo: “Difesa fa acqua da tutte le parti”


Nella Relazione conclusiva di maggioranza approvata, si rileva che “Regione Lombardia ha operato attivamente, instancabilmente e con ogni mezzo a propria disposizione per contrastare il deflagrare di un evento sconosciuto e inatteso”. Ma per le opposizioni “la difesa d’ufficio della maggioranza di Fontana e Gallera fa acqua da tutte le parti” e “la mancanza di migliaia di documenti, colpevolmente non forniti, non hanno permesso di rispondere fino in fondo alla domanda di verità e giustizia che veniva dalle persone”. Contestata anche l'assenza di Fontana e Moratti in Aula. LA RELAZIONE

13 APR - Dopo 40 sedute e l’audizione di 66 soggetti il lavoro della Commissione d’inchiesta sulla prima fase dell’emergenza Covid 19 è approdato in Aula consiliare, che ha approvato con 43 voti a favore e 21 contrari l’ordine del giorno firmato dai capigruppo di maggioranza (primo firmatario Roberto Anelli, Lega) nel quale si sottolinea che la Commissione d’inchiesta “ha svolto il suo mandato con professionalità, scrupolo e zelo istituzionale” e si approva la Relazione conclusiva di maggioranza, nella quale complessivamente si assolve la Regione.

In riferimento alle informazioni e ai dati raccolti, le conclusioni della Relazione conclusiva (suddivise in 12 paragrafi) rilevano, infatti, che “Regione Lombardia ha operato attivamente, instancabilmente e con ogni mezzo a propria disposizione per contrastare il deflagrare di un evento sconosciuto e inatteso” e che, pur attenendosi alle disposizioni nazionali, la stessa Regione ha dovuto fare i conti con una “mancanza di informazioni scientifiche e di indicazioni operative dal parte dello Stato”, aspetto che “ha causato un grave ritardo nell’attivazione della macchina organizzativa”. “Ciononostante – chiosa il documento - Regione non ha risparmiato gli sforzi e in taluni casi ha anticipato le disposizioni nazionali con l’unico scopo di offrire a tutti i cittadini - nessuno escluso - le cure di cui avevano bisogno”.

Da parte delle opposizioni si è voluta invece sottolineare la “resistenza della politica a credere nella gravità dei fatti”, un atteggiamento che ha riguardato OMS, governi nazionali e regionali e molte articolazioni politiche, con l’aggravante che “in Lombardia alcuni problemi strutturali interni alla gestione sanitaria esistevano già prima di questa pandemia: il Covid li ha soltanto enfatizzati”. Infine nella Relazione di minoranza si evidenzia in negativo “la scelta di non coinvolgere le opposizioni né riguardo la conoscenza dei dati né riguardo le scelte da prendere”.


La commissione d’inchiesta sul Covid, evidenziano ancora dalle Opposizioni in una nota congiunta, “ha incontrato un muro da parte della maggioranza, ma ha comunque potuto completare un lavoro che ha permesso di mettere in luce problemi evidenti nella sanità regionale, soprattutto territoriale, e nella linea di comando di quei mesi”, dicono le Opposizioni, che hanno contestato anche l'assenza in Aula del presidente della Regione, Attilio Fontana, e dell'assessore al Welfare, Letizia Moratti, proprio nel giorno in cui si doveva discutere sugli esiti della commissione d'inchiesta sull'emergenza Covid-19 in Lombardia. "Un atteggiamento inaccettabile, assolutamente irrispettoso nei confronti dei lombardi, del Consiglio e di chi ha lavorato più di un anno e mezzo per capire cosa è successo nella prima fase della pandemia", ha commentato il capogruppo Pd in Consiglio, Fabio Pizzul.

“L’atteggiamento del centrodestra non è mai cambiato”, dichiara nella nota congiunta il consigliere del Pd Jacopo Scandella. “Hanno fatto tutto giusto e rifarebbero tutto uguale. È incredibile”, aggiunge Scandella per il quale “questa chiusura e questa arroganza, insieme alla mancanza di migliaia di documenti che colpevolmente non sono stati forniti, non hanno permesso alla commissione d’inchiesta di rispondere fino in fondo alla domanda di verità e giustizia che veniva dalle persone. Sono però emersi tutti gli elementi critici del sistema sanitario che la politica regionale può e deve affrontare".
 
“Purtroppo la Commissione d’inchiesta non è servita – dichiara Marco Fumagalli (M5S) - perché Regione Lombardia ha confermato di non aver imparato nulla. Approvando una riforma del sistema sanitario regionale, la Fontana-Moratti, che promuove ancora il modello del “si salvi chi può (permetterselo)”, trasformando la salute in un business, favorendo i profitti privati e smantellando la sanità territoriale. Un modello che ripercorre gli stessi errori, per effetto dei quali la nostra regione e i suoi cittadini hanno pagato alla pandemia il tributo più tragico di tutta Europa”.
 
“Dopo diversi mesi da quei terribili momenti pare del tutto evidente quanto Regione Lombardia, impreparata e non in grado di gestire un evento di tale portata si sia del tutto paralizzata. Stiamo parlando di mancanze dal punto di vista tecnico, logistico e decisionale – dichiara il consigliere bergamasco di Azione Niccolò Carretta – che hanno fatto emergere problemi latenti che sono esplosi tutti insieme e hanno provocato effetti che oggi sono vere e proprie cicatrici nelle vite di tutti noi: purtroppo e nonostante tutto, continuiamo a vedere grandissima resistenza alle proposte di riforma alla macchina vecchia e lenta, che gestisce la sanità e non solo in Regione Lombardia. Certo ci sono responsabilità anche del governo Conte, ma la difesa d’ufficio della maggioranza di Fontana e Gallera fa acqua da tutte le parti”.
 
Per Michele Usuelli, Più Europa / Radicali “i risultati della commissione e gli atti depositati, ora pubblici restituiscono ai cittadini, ai giornalisti e ai politici elementi di valutazione importanti per comprendere i cortocircuiti che si sono verificati nella gestione delle politiche sanitarie in Lombardia. Ora il nostro impegno deve essere quello di comunicarli ai cittadini, che hanno diritto di conoscere le ragioni di ciò che è avvenuto. Chiedo inoltre che siano resi pubblici anche i verbali degli eletti, auditi in commissione.”
 
“Il lavoro di analisi e approfondimento della Commissione di Inchiesta - dice Elisabetta Strada, dei Lombardi Civici Europeisti -, riassunto nelle relazioni conclusive presentate in aula, deve essere utile per imparare dagli errori e iniziare a programmare il futuro, soprattutto per far fronte alla carenza di personale in ogni ambito: mancano medici, specialisti, infermieri, educatori e non solo. Occorre investire sulle risorse umane! Questa la sollecitazione che ho voluto portare in aula con il mio intervento e con un ordine del giorno".

13 aprile 2022
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