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Costi standard. Marini: “Sono opportunità per migliorare il diritto alla Salute”


Per la governatrice dell’Umbria “l’applicazione dei costi standard in sanità rappresenta una sfida alta per una ‘governance’ complessiva del Servizio sanitario nazionale, e ci richiama al principio della responsabilità affinché si possa garantire la ‘compatibilità’ finanziaria del nostro sistema sanitario e di welfare”.

15 NOV - “Il tema centrale che sarà di fronte a noi nell’immediato futuro sarà, dunque, quello della compatibilità finanziaria della sanità pubblica italiana, senza per questo però – ha aggiunto – intendere l’applicazione dei costi standard solo dal punto di vista finanziario e contabile. Non possiamo, infatti, prescindere dalla fondamentale missione del servizio sanitario e cioè rispondere alla domanda di salute da parte dei nostri cittadini”. È quanto ha affermato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, nel suo saluto di apertura dei lavori del “Laboratorio di benchmarking tra sistemi sanitari regionali”, in corso a Villa Umbra a Perugia.
 
“E’ la nostra Costituzione – ha proseguito - che ci dice che quello della salute è un diritto fondamentale per i nostri cittadini. Ciò impone che a chiunque, in qualsiasi parte del territorio nazionale viva, devono essere garantiti i livelli essenziali di assistenza. E’ questo il principio di una sanità pubblica ed universalistica in cui crediamo con forza. In questo quadro le Regioni italiane guardano all’applicazione dei costi standard come opportunità ed occasione per difendere un sistema pubblico che si in grado di garantire il diritto alla salute”.
 
La scelta di introdurre l’utilizzo dei costi standard per i servizi sanitaria, secondo la presidente Marini “serve a superare la logica dei tagli lineari che troppo spesso hanno caratterizzato le politiche di bilancio dei Governi e la riduzione stessa del Fondo sanitario nazionale”.
 
“Le Regioni italiane – ha aggiunto Marini - credono nella sfida dei costi standard, ma credono altrettanto fermamente nella necessità di difendere il modello istituzionale di governo della sanità pubblica, e quindi l’autonomia dei modelli regionali che devono saper tenere conto delle specificità dei diversi territori e dei diversi bisogni di salute che da ogni territorio provengono, come ad esempio il tema dell’invecchiamento della popolazione che non è lo stesso in tutto il Paese o dei servizi sul territorio che devono tener conto delle dimensioni di ogni singola realtà regionale”.

15 novembre 2013
© Riproduzione riservata

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