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Cto, bilancio di un anno di pronto soccorso: buoni esiti ma poco personale. De Luca punta all'uscita dal piano di rientro

E’ un piccolo pronto soccorso, ma destinato a crescere. Inaugurato tra scetticismi, critiche e carenze che sembravano incolmabili, spinto dall’entusiasmo di un giovane primario come Mario Guarino - uno dei pochi in Campania giunti al livello apicale partendo dalle retrovie del 118 - a distanza di circa un anno dal taglio del nastro inizia a macinare numeri tali da porlo sul bivio di inderogabili investimenti in strutture, personale e tecnologie

20 GIU - Cinque turni di pronto soccorso, due sale operatorie sempre attive e altre due dedicate alla neurochirurgia, turni operatori anche nei fine settimana, oltre 29 mila prestazioni in urgenza in un anno, pochissimi eventi avversi e decessi anche nei codici rossi, nessuna aggressione al personale anche grazie a strategie di accoglienza che scendono fin nei minimi dettagli (come le caramelle sul bancone del triage) ma poco personale per drenare le liste di attesa bloccate in ortopedia, pochi ortopedici per centrare gli obiettivi Lea sugli interventi di frattura del femore entro le 48 ore negli ultra 65enni e zero o quasi posti letto di Medicina nelle retrovie in cui dirottare i pazienti curati e stabilizzati in pronto soccorso, soprattutto anziani. Sono i numeri, le luci e le ombre del pronto soccorso del Cto, presidio dell’azienda ospedaliera dei Colli (che comprende anche Monaldi e Cotugno) che con i primari, i camici bianchi, la dirigenza e il governatore Vincenzo De Luca, ha tracciato il bilancio di un anno di attività. Il taglio del nastro del Cto risale al 23 aprile di un anno fa.

Da allora il presidio dell’azienda dei Colli ha consolidato un piccolo primato come pronto soccorso gioiello ma soprattutto per codici a bassa urgenza e per i traumi non troppo complessi. Abbastanza però per decongestionare, almeno in parte, il pronto soccorso del Cardarelli.  E anche per realizzare alcuni piccoli primati. E’ attivo da pochi mesi, ad esempio, al Cto - ed è il primo in Italia con queste caratteristiche - un percorso di pronto soccorso per i malati di Sclerosi multipla. Una linea di emergency per pazienti che fanno uso di farmaci immunosoppressori e che, in alcuni casi, vanno incontro a situazioni cliniche di natura infettivologica da riconoscere subito e affrontare in urgenza.

 
“Questo è un momento di verifica dei risultati e delle scelte fatte – ha detto De Luca – siamo concentrati sugli obiettivi strategici di fuoriuscita dal Piano di rientro. Siamo al sesto anno consecutivo di pareggio di bilancio. Siamo qui per dare onore alla scuola medica napoletana. Quando abbiamo iniziato il lavoro vigeva una totale disorganizzazione delle reti dell’emergenza e c’era solo il Cardarelli. Una trincea continuamente sui giornali con una ricaduta permanente in termini di immagine. Abbiamo allora iniziato con la ristrutturazione del Pronto soccorso di Frattamaggiore, il potenziamento di Giugliano, Pozzuoli e quindi le due scelte a Napoli con il Cto e l’Ospedale del mare. Quindi abbiamo proseguito – aggiunge De Luca – con la stabilizzazione del personale precario, medici e infermieri precari da 20 anni”.

Concorsi, Piano dei fabbisogni del personale, il Piano per l’edilizia ospedaliera: “L’alternativa era affondare in una palude senza fondo”. Qui De Luca punta il dito contro quello che identifica come un’asse trasversale non tanto politico quanto economico-finanziario che accomuna la Sanità della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia a cui fa comodo avere un Sud con la Sanità a mezzo servizio per alimentare la migrazione sanitaria evitando di correggere le storture del sistema di finanziamento e che grazie all’attribuzione di valore alla popolazione anziana dà più risorse al Nord rispetto alla quota procapite delle Regioni del Sud (la Campania è seconda dopo la Lombardia per densità di popolazione ma ultima per quota di finanziamenti assegnati a valere sulla torta del Fondo sanitario nazionale) perdendo 200 euro procapite sull’Emilia Romagna e 100 euro su Lombardia e Veneto.

Un’autonomia differenziata che già esiste e che con il progetto autonomista portato avanti dalla Lega rischierebbe di relegare in serie B la Sanità delle regioni del Sud senza alcuna speranza di potercela fare ad assicurare livelli minimi di assistenza. Le professionalità in campo in Sanità in Campania non bastano. De Luca parla di “Furto politico, tecnico, finanziario” e ricorda di aver chiesto a tutte le aziende sanitarie di elaborare  gli atti aziendali attuativi del piano di rientro e di rispettare con rigore la consegna dei bilanci in pareggio per non prestare il fianco a strumentali dinieghi nella fuoriuscita dal piano di rientro ricordando come sia stato il Ministero della Salute a imporre il taglio immediato e drastico di 90 strutture complesse prima del via libera al Piano ospedaliero a fine anno (anziché in tre anni come chiesto) salvo poi attaccare sul territorio locale riguardo alla disarticolazione dei servizi su scala locale.

Confida nel vaglio dei Lea a luglio, al tavolo a Roma con i ministeri vigilanti, De Luca, puntando sui 163 punti raggiunti ufficiosamente (ma certificati da Kpmg) sulla griglia dei Livelli di assistenza per il 2018 e sui 173 punti per il 2019 contro i 106 del 2015. “Un miracolo di fronte a cui nessuno può negarci di uscire dal Piano di rientro”. Un richiamo ai camici bianchi a impegni straordinari a serrare i ranghi perché “se non ci riconsegnano alla gestione ordinaria sono pronto a denunciare tutti per omissione di atti di ufficio alla Corte costituzionale e alla Corte dei conti, visto che non abbiamo più nessuna sbavatura sul piano finanziario e non 1 euro di disavanzo e i tagli che abbiamo sopportato hanno ridotto di tre anni l’aspettativa di vita a Napoli e in Campania”.

Un vincolo assoluto per De Luca uscire dal Commissariamento per consentire di rimettere in cammino una macchina che lui vorrebbe fosse da guerra per riportare la Campania ad esprimere una delle migliori Sanità del Paese. “Per fare questo – conclude De Luca – anche quando si fanno le gare per le forniture di protesi ortopediche e valvolari non può valere il massimo ribasso ma la massima qualità al miglior prezzo. Perché non siamo macchine ma curiamo esseri umani”.
 
Ettore Mautone

20 giugno 2019
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