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Coronavirus. Bartoletti (Omceo Roma): “Obbligo mascherine anche nel Lazio? Vedremo”


"Si tratta di un tema che affronteremo nella fase 2, per ora c'è l'obbligo di stare a casa. Per il momento utilizziamole e continuiamo a mantenere le distanze di sicurezza. Le due cose vanno associate perché la mascherina, se parliamo di quella chirurgica, quando è umida e usata protegge molto meno. È chiaro che l'obbligo delle mascherine è legato anche al tema della disponibilità". Così il vicepresidente dell'Omceo Roma e segretario romano della Fimmg in un'intervista a Dire.

06 APR - "Per quanto riguarda l'obbligo di indossare la mascherina anche nella regione Lazio, si tratta di un tema che affronteremo nella fase 2, per ora c'è l'obbligo di stare a casa. Per il momento utilizziamole e continuiamo a mantenere le distanze di sicurezza. Le due cose vanno associate perché la mascherina, se parliamo di quella chirurgica, quando è umida e usata protegge molto meno. È chiaro che l'obbligo delle mascherine è legato anche al tema della disponibilità".
 
Così in una intervista all'agenzia Dire Pier Luigi Bartoletti, vicepresidente dell'Ordine dei Medici di Roma e segretario romano della Federazione italiana Medici di Medicina Generale, che questa mattina si è recato con il suo staff in un hotel di via Perlasca nel quartiere Collatino, alla periferia est della Capitale, dove si trovano in isolamento diverse decine di crocieristi della Costa Luminosa sbarcati il 25 marzo nel porto di Savona e assegnati a strutture alberghiere di Roma per trascorrere un periodo di quarantena.

"Con il testi sierologico non si chiude la partita", prosegue Bartoletti, mostrando ai cronisti il test sierologico che stamane è stato effettuato insieme a diversi tamponi in un hotel di via Perlasca nel quartiere Collatino, alla periferia est della Capitale, dove si trovano in isolamento diverse decine di crocieristi della Costa Luminosa sbarcati il 25 marzo nel porto di Savona e assegnati a strutture alberghiere di Roma per la quarantena.


Bartoletti, spiegando come vengono effettuati i test per rilevare la positività al coronavirus tramite il sangue, ha detto: "Questo ti dice se hai avuto il Covid-19 e non te ne sei accorto, se ce l'hai in corso. Ma se risulta negativo, senza tampone è un test a metà. Sono tutti così: un pezzo di plastica con una spugnetta, si mette il sangue e delle gocce di un liquido chiamato 'buffer' che serve a far correre il sangue dentro il test. Se il risultato e' 'C' il test è negativo, se è 'T' è positivo. Per il risultato definitivo ci vogliono 10 minuti, ma gia' intorno ai 3-4 minuti si ottiene un responso".

Ma c'è un aspetto che Bartoletti tiene a sottolineare: "Se una persona è stata contagiata ieri il test non lo mostra, per questo dobbiamo riuscire a combinare due metodi: ovvero il tampone possibilmente rapido. Il tampone tradizionale - ha spiegato Bartoletti - è in primo luogo 'operatore dipendente', produce ancora dei falsi negativi e poi è un test lento, se faccio migliaia di tamponi mi servono giorni e giorni di laboratorio e la diagnosi arriva tardi. Con il tampone rapido il risultato è immediato, come quello biomolecolare". Su questa tipologia di tampone, ha spiegato Bartoletti, "stanno lavorando gli Stati Uniti, noi non ce l'abbiamo".

D'accordo con la sanità regionale e l'ospedale Spallanzani "effettuiamo il test rapido e il tampone perché questo ha la possibilità di determinare se c'è Rna virale nell'atto respiratorio, mentre invece il test rapido 'vede' la sierologia nel sangue. I due metodi accoppiati sono la metodologia migliore rispetto a uno solo. Per fare il test sul sangue serve qualche giorno più, mentre il tampone, se una persona ha avuto un contatto con il virus ieri, già possiamo trovare la carica virale. Fare soltanto il test rapido-  ha spiegato Bartoletti all'agenzia Dire - al momento non permette di coprire i primi giorni. Se una persona e' stata contagiata ieri, il tampone trova la carica virale e potrebbe risultare positivo, mentre la sierologia potrebbe essere negativa perché al corpo servono dei giorni per produrre anticorpi".

"Bisogna cominciare già da adesso a pensare ai provvedimenti da prendere per l'autunno, come la vaccinazione antinfluenzale che dovrebbe essere resa obbligatoria per tutti perché è chiaro che chi è vaccinato ha meno possibilità di prendere l'influenza, i cui sintomi sono indistinguibili con quelli del coronavirus. Quindi è chiaro che più vacciniamo per l'influenza e più facilità abbiamo di ottenere una diagnosi differenziata e se a questo aggiungiamo sia il tampone rapido e sia la sierologia rapida - se dovesse dimostrarsi affidabile - rispetto ad oggi avremo un livello di sicurezza maggiore".

"Da quello che sappiamo ci sono anche test biomolecolari ancora più rapidi, con la saliva. La cosa migliore sarebbe avere per il prossimo autunno-inverno tutti i test rapidi, ovvero il tampone e la sierologia. Sarebbe perfetto per avere uno screening della popolazione molto veloce e per evitare che la malattia si diffonda come si e' diffusa negli ultimi giorni. Tutto questo sarà utile anche per capire se, a partire da ottobre, ci troveremo davanti a un'influenza semplice o no".

06 aprile 2020
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