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Covid e oncologia. Icardi: “In Piemonte qualità diagnostica e assistenza garantita dalla rete oncologica”


È quanto affermato dall’Assessore alla Sanità del Piemonte intervistato da QS nell’ambito del progetto di approfondimento sulle Reti Oncologiche in Italia, in corso con il sostegno non condizionante di Msd e che vede il Piemonte tra le Regioni protagoniste

24 NOV - “La Regione Piemonte, essendo da molti anni dotata di una Rete Oncologica, ha elaborato sin dall’inizio della pandemia raccomandazioni riguardanti la gestione del paziente oncologico relative a tutte le fasi del percorso di cura”.
Lo sottolinea l’Assessore alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, intervistato da Quotidiano Sanità  nell’ambito del progetto di approfondimento sulle Reti Oncologiche in Italia, in corso con il sostegno non condizionante di Msd e che vede il Piemonte tra le Regioni protagoniste.

Assessore Icardi, che posto occupa la gestione e presa in carico del paziente oncologico in era Covid-19 nell’agenda di governo regionale?
Sono rimasti sempre funzionanti i Centri Accoglienza e Servizi, che, previo un accurato triage hanno garantito gli esami di diagnosi e stadiazione a tutti i pazienti risultati negativi al covid, sono stati seguiti tutti i pazienti con malattia attiva, garantendo, se clinicamente opportuni, tutti i trattamenti previsti, sono proseguite con discussione telematica le visite collegiali da parte dei gruppi multiprofessionali di cure, sono stati possibili i ricoveri nei reparti di oncologia, radioterapia ed ematologia solo dopo l’esecuzione del tampone e la certezza della sua negatività, sono state eseguite le visite di follow up con videochiamate dei pazienti, assicurando il controllo ambulatoriale solo per i casi meritevoli di approfondimento clinico. Specifiche misure sono state indicate anche per la gestione dei pazienti in cure palliative. Tutte queste disposizioni sono consultabili sul sito di rete (www.reteoncologica.it), riassunte in 21 punti. La momentanea chiusura degli screening, le necessarie trasformazioni di alcuni reparti per accogliere i pazienti Covid positivi, la chiusura di alcune sale operatorie per ricavare spazi e strutture di terapia intensiva, il timore dei pazienti a recarsi in ospedale hanno però naturalmente portato ad una riduzione dei ricoveri oncologici nei primi sei mesi del 2020 rispetto ai primi sei del 2019, passando da 28.888 a 22.219 pari al 23,1%, più contenuto per i trattamenti chirurgici più complessi in regime di ricovero (-16,8%), più accentuato per i trattamenti meno impegnativi ed urgenti, a minor rischio di esiti negativi per il loro rinvio (-34%)


 
Quali sono le difficoltà, di carattere organizzativo o geografico che caratterizzano il territorio della sua Regione e che state cercando di affrontare in questo ambito per assicurare la tempestiva diagnosi e la continuità assistenziale del paziente oncologico?
La diffusione negli ospedali dei 42 Centri accoglienza e servizi (22 Torino e provincia; 7 Piemonte Nord-Est; 7 Piemonte Sud-Est; 5 Piemonte Sud-Ovest; 1 Valle d’Aosta) che garantiscono un facile e tempestivo accesso, a cui può ricorrere il medico di famiglia in presenza di un sospetto di tumore di un proprio assistito, la presenza in tali centri non solo di medici oncologi ma di infermieri, amministrativi, psiconcologi e assistenti sociali che consentono una presa in carico complessiva dei problemi del paziente oncologico, la precedente individuazione dei centri di riferimento per il trattamento dei diversi tumori a cui inviare i pazienti da parte dei centri accoglienza dopo l’accertamento della diagnosi, con un’organizzazione in sei aree territoriali omogenee, hanno permesso di accompagnare il paziente anche nel periodo di pandemia lungo il suo percorso di cura, assicurando la miglior qualità dei trattamenti.
Nelle aree più critiche quali la Provincia di Alessandria si è ricorso nei casi non differibili a prestazioni presso i centri di riferimento più lontani meno impegnati nell’assistenza ai pazienti affetti da Covid.
In tali momenti la struttura del dipartimento interaziendale di Rete Oncologica si è dimostrata un’efficace modello organizzativo per coordinare le attività oncologiche delle 12 Asl territoriali le 3 Ao le 3 Aou, l’Irccd di Candiolo e i 2 presidi Cottolengo e Humanitas, tutti facenti parte del dipartimento stesso.
 
Quali strategie avete messo in campo per tutelare la presa in carico dei pazienti oncologici, fragili per definizione, nella “normalità” dei percorsi assistenziali ma anche nella malaugurata ipotesi di una recrudescenza della pandemia? In sintesi, come si può garantire a tutti i pazienti in generale, ma soprattutto ai pazienti fragili, quali quelli con carcinoma metastatico, il trattamento più appropriato alla luce della disponibilità di terapie innovative, quali l’immunoterapia?
Un gruppo di oncologi rappresentanti le sei aree territoriali omogenee coordinati dai professori di oncologia medica e di oncologia radioterapica dell’Università degli Studi di Torino e dal direttore della rete hanno elaborato al termine della prima ondata epidemica un dettagliato documento per garantire la sicurezza al paziente oncologico in tutte le fasi della malattia tumorale, strutturato come le raccomandazioni di inizio pandemia.
Si è basato su un assunto di fondo: le misure che occorre adottare non devono essere rivolte ad isolare le persone, ma confinare il virus, interrompendone la catena di trasmissione. Per tale motivo queste indicazioni non sono rivolte solo alla fase diagnostica terapeutica in competenza ospedaliera, ma riguardano anche i Medici di Medicina Generale i Direttori di Distretto, le Associazioni di pazienti.
La riorganizzazione delle attività ambulatoriali e di Day Hospital con percorsi “puliti”, l’assicurazione delle indagini laboratoristiche necessarie per tipizzare le diverse forme di tumori , la introduzione di farmaci innovativi dopo l’approvazione di Aifa senza ulteriori ritardi burocratici e con la chiara indicazione dei clinici che potranno prescriverli con appropriatezza consentono al momento di assicurare il corretto trattamento anche nei pazienti fragili, compreso il ricorso alla immunoterapia per le situazioni per cui vi è l’indicazione clinica all’utilizzo.
 
Alla luce delle nuove terapie immunoncologiche, che hanno dimostrato un beneficio clinico senza precedenti per il paziente oncologico, con particolare riferimento ai tumori metastatici, la rapidità e precisione di diagnosi per impostare un corretto percorso terapeutico è fondamentale. Che processi avete in essere per una rete efficiente e in grado di valorizzare queste terapie?
Sono garantite le indagini genomiche e molecolari da parte di alcuni laboratori individuati quali riferimento per tali determinazioni, con un periodico controllo di qualità della loro attività.
Le conoscenze necessarie riguardanti la presenza di mutazioni o di molecole bersaglio necessarie per impostare una corretta scelta nell’utilizzo del farmaco più adatto nei diversi pazienti e nelle varie fasi di malattia possono così guidare il clinico in una equilibrata valutazione che consente di evitare, secondo le condizioni generali dei malati, dannose rinunce terapeutiche o inutili accanimenti».
 
Quali strategie di governance avete consolidato o intendete implementare per rendere protagonisti attivi clinici, strutture sanitarie, pazienti e, naturalmente la Regione, nella presa in carico dei pazienti oncologici e garantire anche l’eventuale attuazione di un piano di gestione dell’emergenza?
La governance è assicurata dal dipartimento di rete oncologica che è diretta da una Unità di Coordinamento costituita da componenti rappresentanti le diverse realtà in cui si articola la sanità regionale (Assessorato, Università, Aziende), dai Gruppi di Studio che coinvolgono specialisti di tutte le professioni e discipline coinvolte nel percorso di cura nei diversi tipi di tumore e che, anche in questo periodo, con collegamenti da remoto continuano la loro attività nella elaborazione dei percorsi diagnostico terapeutico assistenziali, dalla prosecuzione delle iniziative con le associazioni dei pazienti che consentono lo sviluppo di progetti importanti proprio in tali frangenti quali “Progetto Protezione Famiglie Fragili”, “Bussola dei Valori”, “Prevenill per la diffusione delle 12 regole europee contro il cancro”, “Start per la sorveglianza attiva nel carcinoma prostatico”.

24 novembre 2020
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