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Nuoro. La crisi del pronto soccorso del San Francesco. Nieddu: “Servizi garantiti attraverso il sostegno di altri presidi dell’Isola”

Sarà il Santissima Trinità a sopperire alla carenza temporanea dei medici che andranno a dimettersi dal presidio nuorese. Nieddu a Quotidiano Sanità: “Situazioni analoghe possono essere riferite anche ad altri ospedali dell’Isola e soluzioni di questo tipo, di breve periodo, rispecchiano un’impostazione che stiamo cercando di rafforzare chiedendo al Governo di darci strumenti straordinari di flessibilità, adeguati a rispondere a una problematica che non riguarda solo la Sardegna, ma pesa su tutto il territorio nazionale”. 

15 DIC - Qualche giorno fà da Il fatto Quotidiano si è appreso delle annunciate dimissioni, a partire dal prossimo 21 dicembre, di 7 medici del Pronto soccorso dell’ospedale San Francesco di Nuoro. Una condizione di rischio sul servizio di assistenza sanitaria in emergenza-urgenza sulla quale l’assessore alla Sanità Mario Nieddu ha disposto un provvedimento di emergenza per consentire all’ ATS il trasferimento temporaneo di medici dall’ospedale Santissima Trinità di Cagliari al presidio nuorese. Una ‘soluzione tampone’ che per la segretaria della Funzione pubblica Cgil medici e direzione sanitaria Myriam Pastorino non è comunque sufficiente.
 
Quotidiano Sanità ha sentito sul problema direttamente l’assessore Mario Nieddu che spiega: “I problemi legati alla carenza di personale, in particolare di medici specialisti, oggi devono essere affrontati in una logica di sistema: se in un ospedale si verificano delle criticità, i servizi devono essere garantiti attraverso tutto il sostegno che gli altri presidi dell’Isola possono offrire”.
 
“Al San Francesco questo è già accaduto in diverse occasioni – prosegue l’esponente di Giunta -, ultimo è il caso del pronto soccorso per cui ho già dato indicazioni all’Ats affinché il supporto necessario possa essere dato con l’impiego dei medici del Santissima Trinità di Cagliari, dove il pronto soccorso è chiuso per lavori di ampliamento attesi da tempo. In altre occasioni Nuoro a sua volta ha prestato supporto ad altri ospedali, inviando, ad esempio, anestesisti al Paolo Dettori di Tempio. Situazioni analoghe possono essere riferite anche ad altri ospedali dell’Isola e soluzioni di questo tipo, di breve periodo, rispecchiano un’impostazione che stiamo cercando di rafforzare chiedendo al Governo di darci strumenti straordinari di flessibilità, adeguati a rispondere a una problematica che non riguarda solo la Sardegna, ma pesa su tutto il territorio nazionale”.
 
“Alla radice – sottolinea l’assessore - ci sono decenni di mancata programmazione del fabbisogno di personale sanitario e blocco del turnover, i cui effetti emergono oggi in tutta la loro drammaticità, anche alla luce di una pandemia che dura ormai da due anni. Un passato rispetto al quale abbiamo dato un forte segnale di discontinuità a partire dagli investimenti. Abbiamo incrementato le borse di studio per le scuole di specializzazione di area sanitaria portandole a 253 e prevedendo una programmazione pluriennale. Nel 2018 erano poco più di una trentina. Certo, per formare il personale di cui la Sardegna ha bisogno servirà tempo, ma abbiamo gettato le basi per un futuro che diversamente sarebbe stato difficile da immaginare. Un’altra importantissima misura che abbiamo messo in campo è quella delle ‘RAR’, risorse aggiuntive regionali, 13 milioni di euro per dare premialità ai medici e al personale del comparto, infermieri, tecnici di radiologia e tecnici di laboratorio, che si renderanno disponibili a svolgere prestazioni negli ospedali in difficoltà. Un sistema di incentivi che non si era mai visto prima in Sardegna e che punta a garantire l’assistenza e le cure ovunque. Si tratta di una misura importantissima”.
 
“Qualcuno mi ha chiesto – continua Nieddu - ‘non sarebbe meglio assumere il personale che serve?’. A questo proposito è bene chiarire un aspetto per diradare le nebbie sollevate da chi sostiene ingiustamente che l’attuale amministrazione regionale sia immobile o da chi ripete la bugia di un progetto mirato a favorire la privatizzazione della sanità sarda. Durante questa emergenza pandemica abbiamo assunto tutti i medici che fossero in possesso di una laurea e un’abilitazione. Abbiamo contrattualizzato circa 1.600 operatori. Abbiamo stabilizzato e stiamo stabilizzando tutto il personale che ne abbia i requisiti. Per i medici stiamo proseguendo con i bandi per le assegnazioni a tempo indeterminato e in alcuni casi, esaurite le graduatorie, abbiamo ribandito i concorsi. Nelle branche in cui si avvertono le carenze maggiori, non ci sono in Sardegna specialisti che non siano in servizio e abbiamo fatto ricorso anche agli specializzandi e ai medici in pensione. La carenza di personale non risparmia nessuno, alcuni ospedali però soffrono più di altri perché non riescono a trovare personale disposto a ricoprire incarichi. Ci sono medici che preferiscono attendere un’opportunità ricoprendo incarichi temporanei a Cagliari o a Sassari piuttosto che avere un contratto a tempo indeterminato in altre sedi come Nuoro, Olbia o Oristano, per fare un esempio”.
 
“In un mercato in cui l’offerta è superiore alla domanda – evidenzia concludendo l’assessore alla Sanità -, lo strumento degli incentivi economici diventa indispensabile per spingere verso gli ospedali in difficoltà non solo il personale sanitario di altre sedi, che potrà rendersi disponibile a dare supporto, ma anche gli operatori che valuteranno l’assunzione di incarichi in quegli ospedali che beneficiano delle RAR e in cui la prospettiva di guadagno è quindi maggiore. Per dare risposte ai nostri ospedali stiamo mettendo in campo, con la massima attenzione ai problemi che ci vengono segnalati, ogni strumento a nostra disposizione”. 
 
Elisabetta Caredda

15 dicembre 2021
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