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Incinta, chiede il congedo anticipato per gravidanza a rischio, ma l’Aias la licenzia. Il caso in Consiglio regionale

Indignazione tra i banchi dell’Assemblea legislativa regionale. Cocco e Lai: “Chiediamo alla Regione di avere un ruolo attivo nella vicenda promuovendo tutti gli atti necessari a rimuovere la discriminazione di genere e reintegrare la lavoratrice”. Fronte comune tra le Consigliere di maggioranza e opposizione che hanno chiesto una convocazione straordinaria e urgente della commissione Lavoro e l’istituzione di una sottocommissione sul lavoro femminile in Sardegna.

23 LUG - Ancora un caso di presunta discriminazione di genere. Questa volta accade in Sardegna in una struttura sanitaria accreditata dalla Regione. Una dipendente dell’Associazione italiana assistenza spastici (AIAS) sembrerebbe essere stata licenziata all'inizio della primavera quando ha informato l'amministrazione stessa dell'Aias che per poter proseguire la gravidanza, essendo a rischio, avrebbe dovuto sospendere il lavoro per non incorrere in complicazioni di salute per lei ed il nascituro.

Il fatto suscita indignazione tra i banchi del Consiglio regionale. Daniele Cocco (Leu), vice Presidente commissione Salute, ed Eugenio Lai (Leu), annunciano la presentazione di una interrogazione e spiegano al nostro giornale: “Le discriminazioni per motivi legati al genere e nella fattispecie con riferimento allo stato di gravidanza riferite al percorso lavorativo, sono vietate dalla legge ma sono ancor più intollerabili dal punto di vista umano soprattutto in ragione dell’importanza e della necessità di valorizzazione del lavoro femminile e di tutela della maternità”.


“I fatti successi – prosegue Lai -, già dimostrati dal primo esame dell’Ispettorato Provinciale del Lavoro di Nuoro e prontamente ripresi dalla Consigliera Regionale di parità Tiziana Putzolu sono da ritenersi particolarmente gravi, in quanto attuati da un soggetto che offre un servizio sanitario in Convenzione con la Regione Autonoma della Sardegna, su cui gravano responsabilità sociali e di gestione del personale particolarmente significative”.

“Nell’attesa che il percorso giudiziario faccia il suo decorso quindi – conclude Cocco -, chiediamo a questa Amministrazione regionale di avere un ruolo attivo nella vicenda, promuovendo tutti gli atti necessari a rimuovere immediatamente la discriminazione di genere posta in essere e a reintegrare la lavoratrice nel proprio posto di lavoro“.

Fronte compatto anche tra le Consigliere dell’Assemblea legislativa regionale che hanno chiesto al presidente Alfonso Marras una convocazione straordinaria e urgente della commissione Lavoro con all’ordine del giorno la discussione sulla vicenda. “Un fatto che, se confermato, sarebbe gravissimo”, evidenziano tutte le consigliere regionali, di maggioranza e opposizione, insieme all’assessora del Lavoro e consigliera Alessandra Zedda.

“Il ripetersi di episodi discriminatori - hanno affermato le consigliere, così come riporta la nota del Consiglio regionale - dimostra che siamo ancora lontani dalla parità di trattamento tra uomini e donne che dovrebbe essere alla base di una società civile”. Per tali ragioni le consigliere chiederanno a Marras anche “l’istituzione di una sottocommissione sul lavoro femminile in Sardegna, che possa prima fotografare la situazione in cui si trovano le donne sarde e, poi, sui dati, predisporre interventi mirati, in collaborazione con la Consigliera di Parità Maria Tiziana Putzolu e con i sociologi del lavoro”.  

“Come Istituzioni - hanno proseguito le consigliere - abbiamo il dovere e la responsabilità di analizzare il fenomeno, di vigilare e predisporre interventi normativi, in collaborazione con la Consigliera di Parità, affinché episodi di tale gravità non si ripetano più. E’ evidente che la questione femminile rispetto al tema della parità di dignità con gli uomini in ambito lavorativo ha bisogno di essere approfondita, in considerazione anche dell’emergenza sanitaria legata al Covid che ha peggiorato e moltiplicato gli episodi discriminatori”.

Sentite da Quotidiano Sanità, la consigliera Rossella Pinna (PD), componente Commissione Salute e politiche sociali, afferma: “La notizia dell’ennesima discriminazione sul posto di lavoro nei confronti di una professionista in stato di gravidanza fa capire quale distanza esista tra i diritti garantiti sulla carta e quelli reali, e quando il datore di lavoro è un soggetto privato che  però eroga un servizio pubblico per conto della Regione, la faccenda diventa ancora più grave. Per queste ragioni ho ritenuto di dover stigmatizzare la  condotta dell’azienda e chiedere, insieme alle colleghe di tutti gli schieramenti politici, un approfondimento sul tema del lavoro delle donne che, purtroppo anche in Sardegna, hanno pagato il prezzo più alto a causa della pandemia che ha finito per indebolire un sistema già  fragile. Preoccupa, inoltre,  da un punto di vista più generale, che in un contesto di denatalità e di drammatico calo demografico, che porterà a gravi conseguenze socio economiche in un futuro prossimo per la nostra isola, la maternità sia considerata un demerito o una colpa. Esattamente l’opposto rispetto a ciò che serve per una politica che sostenga la  natalità e la  tutela dei diritti delle lavoratrici, sulle cui spalle, c’è da ricordare, quasi esclusivamente pesa anche la conciliazione del lavoro con la cura familiare”.

Per Carla Cuccu (M5S), Segretaria del Consiglio regionale:" E' con sgomento che ho appreso del licenziamento della dipendente AIAS in stato di gravidanza. Un provvedimento contra legem inaccettabile in un civile Stato di diritto che ingenera un pensiero nell'intera collettività molto pericoloso per la tutela della vita, in primis, e della liberta' di autodeterminazione della donna nella sua scelta di essere mamma e lavoratrice al contempo. Questo e' l'ennesimo attacco alla donna ed alla famiglia, cellula primaria e propulsiva della societa'; quella famiglia attualmente tanto lesionata perché abbandonata dalle istituzioni ed in favire della quale ho sentito, come esigenza primigenia, di presentare la proposta di legge per l'istituzione del Centro Regionale per la Famiglia. Per questo ho ritenuto con convinzione e determinazione di chiedere la convocazione straordinaria della seconda commissione permanente regionale e prevedere l'istituzione della sottocommissione sul lavoro femminile”.

“Nessuno – conclude Cuccu -, uomo o donna che sia, puo' disinteressarsi di un fatto tanto grave e pericoloso per il futuro della nostra società”.

Elisabetta Caredda

23 luglio 2021
© Riproduzione riservata


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