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Riscaldamento globale. Su Science spiegato il ruolo dell’anidride carbonica


Due studi pubblicati nelle ultime due settimane fanno nuova luce sulla connessione tra l’innalzamento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera (anche per via delle emissioni delle attività umane) e il riscaldamento globale attuale, e su quello che ha portato alla fine dell’ultima glaciazione.

12 MAR - È un’équipe europea che comprende scienziati dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) di Venezia, ad aver scoperto come l’anidride carbonica sia tra i fattori che hanno provocato l’innalzamento della temperatura in Antartide causando la fine dell’ultima era glaciale. Lo rivela un articolo pubblicato su Science la scorsa settimana, che insieme ad uno studio sulla temperatura della Terra negli ultimi 13 mila anni, potrebbe inserire il riscaldamento globale in un contesto “storico” molto più ampio.
 
A differenza di quanto ritenuto finora, gli scienziati hanno scoperto che circa 20.000 anni fa, al termine dell’ultima era glaciale, la temperatura antartica e la CO2 sono aumentate contemporaneamente”, spiega Carlo Barbante, direttore dell’Idpa-Cnr e coautore del lavoro.
“Abbiamo analizzato cinque carote di ghiaccio prelevate in Antartide, le cui parti più antiche risalgono a 800.000 anni fa. I precedenti studi sostenevano invece che il riscaldamento del continente antartico avesse preceduto di circa 800 anni l’aumento del gas in atmosfera. La sincronia provata con il nostro studio indica che l’anidride carbonica non solo ha giocato un ruolo essenziale nel riscaldamento del nostro pianeta, ma potrebbe essere stato un fattore scatenante”.
Gli scienziati sono giunti a questa conclusione applicando una tecnica innovativa. “Mentre la temperatura antartica è ricostruibile dall’analisi isotopica degli strati di ghiaccio – ha proseguito Barbante – i gas atmosferici sono analizzati nelle bolle d’aria racchiuse nel ghiaccio. Poiché l’aria si diffonde negli strati superficiali della neve, ne risulta che il ghiaccio intrappola delle bolle d’aria che hanno un’età inferiore di quelle del ghiaccio alla stessa profondità. Questa differenza di età complica di molto lo studio del processo di causa ed effetto tra l’innalzamento della temperatura ed il ruolo svolto dai gas serra. Per ricostruire l’esatto scarto temporale tra innalzamento della temperatura e incremento del gas abbiamo analizzato per la prima volta gli isotopi di azoto contenuti in queste bolle d’aria, constatando che i due fenomeni sono avvenuti in modo sincrono, entro un errore sperimentale di circa 200 anni”.
Un dato che conferma l’influenza della CO2 sul clima terrestre. “E che offre nuovi elementi per determinarne l’attuale incidenza. Abbiamo però bisogno di nuovi risultati e modelli climatici sperimentali per comprendere meglio il peso dei vari fattori sull’ultima deglaciazione”, ha concluso il direttore dell’Idap-Cnr.
 
Ma questo non è l’unico lavoro pubblicato su Science a Marzo che parla di riscaldamento globale. Un altro studio, pubblicato questa settimana, aggiungerebbe ulteriori elementi al quadro. “Sapevamo già che a scala globale oggi la Terra è più calda di quanto non sia stata negli ultimi 2000 anni”, ha detto Shaun Marcott della Oregon State University (OSU), che ha lavorato alla ricerca insieme a scienziati dell’Università di Harvard. “Oggi sappiamo che è più calda di quanto non sia stata per la maggior parte degli ultimi 11.300 anni e l’aumento di temperatura si ha avuto per la maggior parte negli ultimi 100 anni, quando l’unica variabile significativa che è cambiata è stato l’aumento di anidride carbonica nell’aria dovuta alle maggiori emissioni da parte delle attività umane”. Emissioni, che spesso oltre che all’ambiente fanno male anche alla salute umana.

“L’ultimo secolo emerge come anomalia nel quadro della temperatura globale dalla fine della scorsa era glaciale”, ha aggiunto Candace Major, direttore del programma della National Science Foundation's (NSF) Division of Ocean Sciences, che ha fornito i fondi per lo studio insieme alla NSF's Divisions of Atmospheric and Geospace Sciences, and Earth Sciences, grazie al Paleoclimate Program. “Questa ricerca mostra che dalla rivoluzione industriale a oggi abbiamo avuto lo stesso cambiamento di temperature che nei precedenti 11 mila anni di storia della Terra”. Una grande fiammata di calore, insomma, che è avvenuta molto velocemente dall’inizio dell’era industriale.
Il che, chiaramente, pone delle preoccupazioni del futuro. In particolare suscitano apprensione le proiezioni della temperatura globale da qui all’anno 2100, quando, secondo i dati si raggiungerà il picco maggiore di calore dal Pleistocene, qualsiasi sia il modello di “effetto serra” utilizzato per fare la previsione.

12 marzo 2013
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