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Eterologa. Le Società scientifiche bocciano il nuovo regolamento del Ministero della Salute su screening genetico dei donatori di gameti


Questo il giudizio di Cecos, Sifes e Mr, Sios.E, tra le principali società scientifiche nazionali attive nel campo della procreazione assistita. Sotto accusa l'obbligo di consulenza genetica per i donatori che, "non aumenta la sicurezza dei trattamenti ma solo le liste d'attesa". E ancora: "Questa disposizione comporta inoltre una gravissiva violazione dei diritto alla privacy di donatore e ricevente".

20 NOV - Le società scientifiche Cecos, Sifes e Mr, Sios.E, esprimono parere negativo al nuovo Regolamento proposto dal Ministero della Salute in merito allo Screening Genetico dei Donatori di Gameti che prevede anche l’obbligo che essi siano sottoposti a consulenza genetica, oltre a quello di eseguire una serie di indagini di tipo clinico.

Secondo il Ministero tale regolamento avrebbe lo scopo di garantire la sicurezza dei soggetti coinvolti nel percorso di fecondazione eterologa e di recepire le Direttive europee in materia, mentre da più parti è stato obiettato che questa misura serve solo a rallentare l’esecuzione di queste tecniche e che lo screening attualmente eseguito (che prevede la consulenza genetica solo qualora l’anamnesi o gli esami evidenzino fattori di rischio) è più che sufficiente.
 
"Ci sono diversi gravi motivi per cui, come professionisti nel campo della Procreazione Assistita, riteniamo questo Regolamento del tutto inaccettabile - spiegano le Società scientifiche in una nota congiunta -. Innanzitutto, contrariamente a quanto sostenuto dal Ministro, l’obbligo di consulenza genetica per i donatori non serve ad aumentare la sicurezza dei trattamenti per nessuno dei soggetti coinvolti, ma ha come unico effetto l’allungamento delle liste d’attesa, violando così il diritto dei cittadini a sottoporsi a un trattamento assolutamente lecito nel nostro Paese. In secondo luogo, questa disposizione comporta una gravissima violazione del diritto alla privacy sia del donatore che dei riceventi. Ogni individuo è potenzialmente portatore di innumerevoli mutazioni che, nella maggior parte dei casi non hanno alcuna manifestazione. In combinazione con altre mutazioni, però, esse potrebbero dare origine a patologie. Questo fa sì che lo screening genetico completo non possa essere eseguito solo sul donatore, ma debba essere esteso anche al partner fertile della coppia. Si tratta di una serie di esami inutili ai fini del trattamento che però possono portare alla luce situazioni che una persona in cerca di un figlio non è necessariamente intenzionata a conoscere (predisposizione a patologie tumorali, neurodegenerative, ecc.). E’ per questo motivo che, nella nostra ottica, costringere le persone a eseguire queste analisi costituisce una forma di eugenetica".


"Infine, un ultimo aspetto estremamente grave è legato al fatto che questa misura si applicherebbe solo ai donatori italiani, mentre non sarebbe richiesta per i gameti reperiti presso banche site in Paesi ove le normative vigenti non prevedono questo requisito. Alla luce di queste motivazioni - conclude la nota - le Società Scientifiche invitano il Ministro a considerare una radicale revisione di questo documento alla luce dei principi di buona pratica medica, uguaglianza e nel rispetto del diritto alla salute”. 

20 novembre 2015
© Riproduzione riservata


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