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Chirurgia radioguidata. Gli sviluppi nella ricerca e nuovi campi di applicazione per la cura dei tumori


Domani al Policlinico A. Gemelli di Roma il meeting scientifico promosso dall’Istituto di Medicina Nucleare dell’Università Cattolica di Roma. Nell’occasione presentati anche i risultati della tecnica di ricerca del linfonodo sentinella nel carcinoma della vulva messa a punto dai medici nucleari del Gemelli.

21 MAR - La chirurgia radioguidata è oggi un’arma sempre più utilizzata in sala operatoria per guidare il chirurgo nell’individuazione di tessuti malati e rimuoverli, in particolare nei tumori. I risultati e le nuove evidenze di questo trattamento in continua evoluzione nonché le novità nella ricerca saranno al centro del seminario scientifico intitolato “Recenti Sviluppi della Chirurgia Radioguidata” promosso dalla Scuole di Specializzazione in Medicina Nucleare dell’Università Cattolica di Roma. Nel corso dei lavori saranno presentati anche i risultati di una particolare modalità di chirurgia radioguidata sviluppata al Gemelli per il trattamento del carcinoma della vulva.

Il meeting, che si terrà domani, martedì 22 marzo 2016, dalle ore 15.30, presso l’Aula 616 del Policlinico Universitario A. Gemelli, è organizzato dal prof. Alessandro Giordano, Direttore dell’Istituto di Medicina Nucleare dell’Università Cattolica e dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Nucleare del Policlinico Gemelli di Roma.

Obiettivo del seminario, che vedrà la partecipazione di esperti delle università romane, è di fare il punto sullo stato attuale e sulle prospettive future della chirurgia radioguidata, un campo di applicazione clinica e di ricerca che vede in prima linea le competenze degli specialisti in Medicina Nucleare e quelle dei Fisici che si interessano di strumentazione medica avanzata.
 
“La chirurgia radioguidata - spiega Alessandro Giordano - si basa sull’utilizzo di speciali strumenti di rilevazione di radiazioni (detti Sonde o Probe, delle dimensioni e forma di un pennarello), che sono in grado di guidare la mano del chirurgo durante gli interventi, aiutandolo a individuare anche le più piccole porzioni di tessuto malato (in genere si tratta di tumori) non visibili a occhio nudo. Per fare ciò è necessario che il paziente sia stato sottoposto a una iniezione di un radiofarmaco (come nelle comuni scintigrafie o nelle PET) che, andando a localizzarsi specificamente nei tessuti malati, ne consente l’individuazione in corso di chirurgia grazie alla radioattività che emette. Le dosi di radiazioni sono sempre minime e non causano rischi né per il paziente né per l’equipe chirurgica”.

Da anni i ricercatori di Medicina Nucleare dell’Università Cattolica e i fisici e chimici della Università di Roma La Sapienza collaborano per testare nuove sonde e nuovi radiofarmaci. L’incontro di martedì 22 marzo ha l’obiettivo di presentare i progressi ottenuti dalle ricerche sviluppate dalla collaborazione delle università romane, grazie agli interventi di Riccardo Faccini, professore di Fisica presso l’Università di Roma La Sapienza, e della dott.ssa Teresa Scotognella, radiofarmacista del Policlinico A. Gemelli. I progressi della Chirurgia Radioguidata a livello europeo saranno presentati da Renato Valdés Olmos, medico nucleare dello University Medical Center di Leiden (Paesi Bassi), mentre quelli in ambito nazionale da Germano Perotti, dirigente medico nucleare del Policlinico Gemelli.

Una particolare modalità di chirurgia radioguidata è nota come “Ricerca del Linfonodo Sentinella”; si applica in alcuni tumori che tendono a dare metastasi ai linfonodi vicini e consente al chirurgo di identificare quale sia il linfonodo da asportare perché sia valutato al microscopio per la presenza o meno di metastasi. Di questa tecnica, al Gemelli è stata sviluppata una specifica applicazione nelle pazienti affette da carcinoma della vulva in fase avanzata (studio Grosnapet) in stretta collaborazione con la Ginecologia Oncologica del Policlinico. I risultati preliminari hanno dimostrato la efficacia e la sicurezza di tale metodica, consentendo di ridurre la morbidità e la mortalità connesse con lo svuotamento linfonodale inguinale bilaterale, al quale tali pazienti sono attualmente sottoposte. I risultati saranno presentati da Angela Collarino, dell'Istituto di Medicina Nucleare dell'Università Cattolica.

21 marzo 2016
© Riproduzione riservata

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