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ESMO/7 Combinazione ipilimumab-nivolumab: efficacia e durabilità dei risultati nei pazienti con carcinoma renale

di Maria Rita Montebelli

Lo confermano i dati del CheckMate 214 presentato a Monaco al congresso europeo di oncologia. Rispetto al comparator attivo (sunitinib), l’associazione di questi due immunoterapici prolunga la sopravvivenze e l’intervallo di tempo libero da ulteriori trattamenti. Buona la risposta, a prescindere dall’espressione PD-L1 e ottima la durability degli effetti: a due anni dalla sospensione del trattamento erano ancora liberi da ulteriori trattamenti il 42% dei soggetti del gruppo ipilimumab-nivolumab, contro il 12% dei trattati con sunitinib.

24 OTT - Una nuova analisi dello studio di fase 3 CheckMate-214 presentata al congresso dell’ESMO a Monaco, dimostra che i pazienti con carcinoma renale a cellule chiare in fase avanzata , mai trattati prima, hanno una sopravvivenza libera da trattamento più lunga se trattati con la combinazione ipilimumab-nivolumab. Dopo un follow up minimo di 30 mesi, il 36% dei soggetti trattati con la combinazione risultava ancora vivo, senza dover ricorrere ad ulteriori terapie; il risultato del braccio di controllo attivo (i pazienti erano trattati con sunitinib) era di appena il 16%.
 
Dopo 2 anni, tra quanti avevano interrotto la terapia, risultavano ancora liberi da trattamento il 19% dei soggetti trattati con la combinazione degli immunoterapici, contro il 6% del gruppo sunitinib.
 
“I risultati di questa analisi del CheckMate-214 . commenta il professor David F. McDermott, direttore del programma di Immuno-Oncologia del Beth Israel Deaconess Medical Center – danno importanti informazioni sulla possibilità di ottenere un beneficio clinico duraturo con la combinazione ipilimumab.-nivolumab nei pazienti con questa forma di tumore in fase avanzata. La sopravvivenza libera da trattamento è risultata significativamente maggiore con la combinazione che con il sunitinib. Due anni dopo l’interruzione della terapia, tra coloro che avevano ottenuto una risposta completa o parziale al trattamento, rimanevano liberi da trattamento il 42% dei soggetti del gruppo ipilimumab-nivolumab, contro il 12% dei trattati con sunitinib. Il beneficio della sopravvivenza libera di terapia (TFS) è risultato presente anche nei sottogruppi a diversa espressione di PD-L1; così, a due anni dalla sospensione del trattamento,  nei soggetti con PD-L1 ≥ 1% il TFS del gruppo trattato con la combinazione è stato del 27%, contro l’8% del braccio sunitinib; mentre nei soggetti con espressione di PD-L1 < 1% il TFS è stato dell’18%, contro il 5% del braccio di controllo. Il beneficio clinico della combinazione insomma, si mantiene nel tempo, sia come sopravvivenza globale che come durabilità della risposta.
 
Il checkMate-214 è uno studio di fase 3, randomizzato in aperto che confronta la terapia con la combinazione ipilimumab-nivolumab versus sunitinib nel pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato o metastatico, responsabile di 140 mila decessi nel mondo ogni anno.
 
Maria Rita Montebelli

24 ottobre 2018
© Riproduzione riservata

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