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IBD. Dopo chirurgia, ipoalbuminemia indice di rischio


Per chi soffre di malattie infiammatorie intestinalei la presenza di ipoalbuminemia dopo un intervento chirurgico addominale è indice di maggior rischio di complicanze, a volte anche fatali. Per questo è importante che i chirurghi, attraverso la valutazione di questo parametro, stratifichino il rischio prima dell’intervento

16 MAG - (Reuters Health) – Dopo un importante intervento di chirurgia addominale legato a una malattia infiammatoria intestinale (IBD), la presenza di ipoalbuminemia nel sangue è associata a un aumento dei rischi di complicanze e mortalità e complicazioni. È quanto emerge da uno studio canadese publicato dal Journal of Crohn’s and Colitis.
 
L’albumina sierica si è dimostrata un predittore degli esiti post-operatori negli interventi di chirurgia non cardiaca e l’ipoalbuminemia è presente in circa un paziente su cinque con IBDanche nelle fasi iniziali della malattia. L’80% dei pazienti ricoverati con colite ulcerosa e il 50% di quelli con malattia di Crohn hanno ipoalbuminemia.

Lo studio
Geoffrey C. Nguyen e colleghi, del Mount Sinai Hospital Center for Inflammatory Bowel Diseasee dell’Università di Toronto, hanno usato i dati del National Surgical Quality Improvement Program dell’ American College of Surgeons per valutare l’impatto dell’ipoalbuminemia in oltre 10.900 pazienti con IBD che si erano sottoposti a un intervento di chirurgia addominale per la malattia tra il 2005 e il 2012.


In questi pazienti, la prevalenza di una modesta ipoalbuminemia (3,0-3,4 g/dl) era del 17%, mentre quella di un’ipoalbuminemia grave (<3,0 g/dl) si attestava al 24%. L’ipoalbuminemia modesta e grave è stata associata a una mortalità a 30 giorni significativamente più elevata nei pazienti con Malattia di Crohn (rispettivamente 0,7% e 2,4%) e colite ulcerosa (0,9% e 5,6%), rispetto ai soggetti con livelli di albumina normali (0,2% con malattia di Crohn e 0,1% con colite ulcerosa).

L’ipoalbuminemia grave era anche correlata a tassi significativamente più elevati di complicazioni infettive e a maggiori incidenze di deiscenza della ferita.
Diversi gradi di ipoalbuminemia risultavano inoltre associati a tassi più elevati di sanguinamento post-operatorio per cui era necessaria una trasfusione, complicazioni cardiache e neurologiche e, nei pazienti con colite ulcerosa, complicazioni renali.

In un’analisi multivariata, l’ipoalbuminemia grave era indipendentemente associata al 93% in più delle probabilità di complicazioni post-operatorie nella Malattia di Crohn e a probabilità 2,08 volte superiori di complicazioni post-operatorie nella colite ulcerosa.

I commenti
“Questo studio ha definitivamente stabilito l’associazione tra l’ipoalbuminemia preoperatoria e gli esiti post-operatori a breve termine nella più ampia coorte chirurgica di pazienti con IBD considerata fino ad ora”, sottolineano i ricercatori.“Nei pazienti con ipoalbuminemia dovrebbe essere esercitata una maggiore vigilanza per rilevare e ridurre complicazioni potenzialmente mortali come la sepsi e la malattia tromboembolica venosa (TEV)
“L’ottimizzazione delle misure di processo per la gestione dei cateteri permanenti – conclude il team -’implementazione di procedure di controllo delle infezioni e la profilassi per la TEV potrebbero ridurre l’impatto dell’ipoalbuminemia preoperatoria sulle complicazioni post-operatorie. È importante notare che, come indicatore prognostico, i livelli di albumina preoperatoria potrebbero permettere ai chirurghi di stratificare il rischio di complicazioni post-operatorie e informare di conseguenza i propri pazienti”.

Fonte: Journal of Crohn’s and Colitis 2019
 
Reuters Staff
 
(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

16 maggio 2019
© Riproduzione riservata


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