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17 NOVEMBRE 2019
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Oncologia di precisione. Lo studio “Rome - From Histology to Target” per mappare il genoma dei tumori

L’innovazione diagnostica non si ferma. Presentato a Roma lo studio clinico “Rome - From Histology to target” con l’obiettivo di sequenziare il genoma dei tumori e scoprire le mutazioni delle cellule tumorali di ogni singolo paziente.

18 MAG - Creare la carta d’identità molecolare dei tumori: è questo l’obiettivo a cui sarà possibile arrivare grazie alla Next Generation Sequencing (NGS) l’innovativa tecnica per la profilazione genomica che verrà utilizzata nello studio clinico italiano “Rome - From Histology to target”, presentato venerdì 17 maggio in occasione del congresso “Implementing Precision Medicine In Cancer Care 2019” presso Palazzo Wedekind a Roma. Condotto dalla Fondazione per la Medicina di Precisione (Fmp) in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, la ricerca rappresenta l’esemplificazione pratica di dove la ricerca di precisione è arrivata. Il cambiamento di paradigma è notevole: “da un modello istologico di studio si passa ad un modello molecolare”, ha detto Giuseppe Curigliano, Direttore di sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative presso l’Istituto europeo di oncologia (IEO) e professore di Oncologia medica all’università di Milano, intervenuto alla presentazione dello studio.

Grazie all’innovazione tecnologica e diagnostica, è oggi possibile identificare le caratteristiche molecolari della malattia, indipendentemente dalla sua localizzazione. I nuovi studi clinici nell'era della profilazione genomica si pongono dunque l’obiettivo di fornire risposte al quesito ancora aperto dell'applicazione del concetto di medicina personalizzata nell’ambito della pratica clinica.


“La ricerca è arrivata al punto in cui noi possiamo decodificare il codice genetico di un tumore e bloccare il meccanismo di proliferazione andando ad agire direttamente sull’alterazione prevalente di quel determinato gene”, ha proseguito Curigliano. “Sequenziare il tumore dei pazienti vuol dire capirne fino in fondo la tipologia. Solo per fare un esempio - ha aggiunto - fino a meno di 10 anni fa i tumori polmonari venivano trattati esclusivamente con la chemioterapia ora invece possiamo avere differenti terapie realizzate sulla base delle alterazioni molecolari di quel preciso tumore”.

La tecnologia che verrà impiegata nello studio, la Next Generation Sequencing, permetterà dunque di mettere in relazione il profilo mutazionale del tumore del singolo paziente con le terapie a bersaglio molecolare che agiscono direttamente su queste mutazioni, il carico di mutazioni presenti nel tumore, appunto come Tumor Mutational Burden (TMB) o Tumor Mutational Load (TML), che può risultare utile per selezionare i pazienti da destinare ai nuovi trattamenti immunoterapici, e possono anche essere utili per determinare se un paziente ha le caratteristiche per entrare nelle sperimentazioni cliniche.

Si tratta dunque di uno strumento estremamente importante per disegnare su misura la miglior cura per il singolo paziente, anche sulla base della mutazione driver e in modo complementare alla localizzazione del tumore, ampliando dunque lo spettro delle opzioni terapeutiche a disposizione per l’oncologo.

“La Next Generation Sequencing è una tecnologia che consente il sequenziamento contemporaneo di ampie regioni geniche fino all’intero genoma”, ha detto Giancarlo Pruneri, Professore di anatomia patologica dell’Università degli Studi di Milano e Direttore della struttura complessa di Anatomia patologica presso l’Istituto Nazionale dei Tumori. “La NGS permette di valutare più mutazioni insieme, fino ad alcune centinaia partendo da una piccola parte di tessuto con una precisione altissima in quanto riusciamo a rilevare mutazioni molto rare che hanno una frequenza anche dello 0,5%”, ha precisato Pruneri.

Lo studio clinico “Rome - From Histology to target”, pionieristico in questo ambito, ha come obiettivo quello di valutare l'efficacia della terapia target guidata dalla profilazione genomica rispetto allo standard di cura. Si tratta di uno studio prospettico di fase II controllato randomizzato a due bracci e, grazie al supporto di Roche che fornirà gratuitamente i test per la profilazione genomica di Foundation Medicine, sarà possibile mettere a confronto gli standard di cura finora utilizzati con la target therapy. “Il progetto coinvolgerà 52 centri di eccellenza nel territorio italiano e prevede il reclutamento di circa 1.200 pazienti in fase precoce di malattia”, ha precisato Paolo Marchetti, Presidente Nazionale della Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP), Direttore del reparto dell’U.O.C. Oncologia B dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I, Professore Ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza di Roma. Di questi pazienti con tumore del polmone, tumore della mammella, tumori del tratto gastroenterico (esclusi i tumori del colon retto) e tumori rari in progressione ad un trattamento standard, “circa 400 saranno idonei e ci aspettiamo di avere i primi dati entro 18-24 mesi”, ha proseguito Marchetti.
 
Con i test di profilazione genomica sarà dunque possibile identificare la mutazione driver del tumore di ogni paziente e raccomandare, attraverso un gruppo interdisciplinare in cui siano integrate le competenze oncologiche, di anatomia patologica, e di esperti bioinformatici e di genomica (il cosiddetto Molecular Tumor Board) la più appropriata terapia target, indipendentemente dall’indicazione terapeutica dei farmaci identificati. Un progetto ambizioso che è stato possibile realizzare grazie alla disponibilità delle aziende farmaceutiche, che collaborano con grande impegno allo studio, e che forniranno gratuitamente il farmaco.
 
“Grazie alla caratterizzazione di quelle che sono le specificità di ogni singolo paziente, è possibile offrire loro percorsi terapeutici sempre più personalizzate. Questo studio si muove proprio verso l’identificazione di mutazioni che possono essere bersaglio di una specifica soluzione terapeutica indipendentemente dalla sede da cui nasce il tumore, rispetto al modello tradizionale che finora ha visto negli studi randomizzati controllati l’unico strumento di riferimento - ha aggiunto l’esperto - Risulta però necessario raccogliere e convogliare tutti i nuovi flussi di informazioni oggi in possesso dei medici nei Molecolar Tumor Board, ovvero team multidisciplinari che integrano competenze di diverse professionalità e che si incontrano con regolarità con l’obiettivo primario di prendere decisioni terapeutiche calibrate sullo specifico tumore di ciascun paziente”, ha concluso Marchetti.
 
Il futuro è consegnato alla biopsia liquida. “Stiamo parlando di sequenziare il genoma del tumore partendo da un semplice test del sangue isolando, appunto nel sangue, il DNA del tumore circolante”, ha specificato Curigliano. La biopsia liquida potrebbe consentire di ripetere l’analisi nel tempo e, quindi, di monitorare la risposta alla terapia e l’evoluzione molecolare della patologia e può meglio rappresentare l’eterogeneità del tumore rispetto all’analisi di un singolo frammento di neoplasia ottenuto da un’unica sede di malattia. La maggior parte delle ricerche svolte finora sulla biopsia liquida hanno riguardato il tumore al polmone, alla mammella e alla prostata, ma in futuro si prevede che questa tecnologia potrà avere un grande utilizzo in tutti i tipi di tumore). La prossima rivoluzione è qui.
 
Marzia Caposio 

18 maggio 2019
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