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Muoversi di più e stare meno tempo seduti: la ricetta della longevità

di Maria Rita Montebelli

Una metanalisi norvegese, effettuata su dati americani, scandinavi e inglesi, ha consentito di ‘misurare’ il livello ottimale di attività fisica per ridurre il rischio di mortalità prematura nei soggetti dalla mezz’età in poi. Questi i ‘numeri’ della longevità: 24 minuti al giorno di attività fisica intensa o, in alternativa, fino a 5  l giorno di attività fisica lieve. Fondamentale poi non restare troppo a lungo seduti. Superate le 9,5 ore di inattività (escluse quelle trascorse a dormire), il rischio di mortalità prematura decolla.

27 AGO - L’attività fisica, in qualunque forma, è un vero e proprio elisir di lunga vita. Quanto più attivi si è nella giornata e per converso, quanto meno sedentari si è, maggiore è la possibilità di tenere alla larga lo spettro della morte prematura e delle patologie croniche.
A confermarlo è una ricerca sistematica e metanalisi pubblicata sul British Medical Journal da Ulf Ekelund e colleghi del Department of Sports Medicine, Norwegian School of Sport Sciences, Oslo (Norvegia). Si tratta del più ampio studio mai condotto finora allo scopo di esaminare le associazioni tra attività fisica ‘quantificata’ da un device (un accelerometro) e il rischio di morte. Uno studio che ha dei limiti tuttavia, vista la sua natura ‘osservazionale’ e il fatto che abbia coinvolto solo una popolazione di mezz’età-anziani, residente in nazioni ad alto reddito. Impossibile insomma estrapolare questi risultati ai giovani o a soggetti di nazioni a basso e medio income, per i quali saranno necessari studi ad hoc.

 
Che l’inattività fisica sia un fattore di rischio associato a molte patologie croniche e a mortalità prematura è un dato noto da tempo; e più di recente anche la sedentarietà è emersa  come fattore di rischio indipendente.
Studi condotti in passato hanno dimostrato che la camminata a passo veloce, ad intensità moderato-vigorosa è un toccasana. Tuttavia, anche un’attività fisica di intensità ‘leggera’, cioè a livelli inferiori a quelli attualmente raccomandati, potrebbe avere il suo perché. Ci si è inoltre accorti che, nelle società occidentali, la gente trascorre gran parte del giorno seduta (se non sdraiata a letto o sul divano) e che anche il fatto di stare seduti a lungo rappresenta un fattore di rischio per patologie croniche e mortalità prematura. Resta da capire cosa significhi stare seduti ‘troppo’ a lungo, cioè quand’è che si raggiunge il livello del ‘troppo’.
Due interrogativi fondamentali questi ai quali questo studio ha cercato di dare una risposta.
 
Le attuali linee guida sull’attività fisica (che raccomandano almeno 150 minuti di attività fisica ad intensità moderata o 75 minuti a intensità vigorosa a settimana, evitando di restare seduti troppo a lungo durante la giornata) sono state redatte a partire da studi basati sui livelli di attività fisica ‘riferiti’ dai partecipanti e non ‘misurati’ oggettivamente; un possibile importante fattore di confusione questo, che potrebbe aver portato a sottostimare la relazione dose-risposta tra attività fisica e patologie/mortalità prematura, soprattutto nei soggetti che praticano attività fisica a bassa intensità.
La ricerca appena pubblicata sul BMJ, supera questo empasse, perché ha preso in considerazione solo gli studi (sono otto e sono stati realizzati in Usa, Gran Bretagna, Scandinavia) che hanno ‘misurato’ i reali livelli di attività fisica, attraverso degli accelerometri fatti indossare ai partecipanti per una settimana di seguito (per un totale di oltre 36 mila persone e 240 mila anni-persona di follow-up).  
 
Nell’arco di sei anni di follow-up si sono verificati 2.500 decessi.
Il rischio di mortalità è risultato del 60% inferiore nel quartile più ‘attivo’, rispetto a quello più ‘pigro’. “Esprimendo questo dato in termini assoluti – afferma Ekelund – possiamo dire che per ogni 1.000 partecipanti, sono stati registrati 23 decessi nel gruppo degli attivi, contro 130 nel gruppo dei sedentari; una differenza di ben cinque volte tra i due gruppi.”
 
Gli autori sono quindi andati a quantificare qual è l’optimum di durata dell’attività fisica per avere il massimo vantaggio in termini di riduzione del rischio di morte prematura. Nel caso dell’attività fisica ‘vigorosa’ l’ideale è 24 minuti al giorno (168 minuti a settimana). Superare questa soglia, non riduce ulteriormente i rischi di mortalità.
Anche impegnarsi in attività fisica di lieve intensità nell’arco della giornata aiuta a ridurre il rischio di morte e di malattie croniche, purché sia protratta fino a 300 minuti (cioè 5 ore).
Analogamente, è stato possibile evidenziare che chi trascorre più di 9,5 ore al giorno da ‘sedentario’ (escludendo ovviamente le ore di sonno) presenta un rischio di mortalità significativamente maggiore degli altri.
 
Insomma, il mantra della longevità che emerge da questa ricerca è chiarissimo: ‘muoviti di più, a qualunque ora del giorno e trova qualunque pretesto per alzarti dalla sedia’.
 
Maria Rita Montebelli

27 agosto 2019
© Riproduzione riservata


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