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Il ruolo della diagnostica nelle patologie croniche. A colloquio con Tozzi e Petropulacos

di Camilla de Fazio

Il valore della diagnostica nella gestione delle patologie croniche è molto alto, poiché consente di valutare di volta in volta lo stato di salute del paziente. Quotidiano Sanità ha incontrato due esperte del settore, Valeria Tozzi, Direttrice del Master in Management per la Sanità (MiMS) all’Università Bocconi di Milano e Kyriakoula Petropulacos, Direttrice generale Cura della Persona, Salute e Welfare in Emilia Romagna, per discutere del ruolo della diagnostica, dell’importanza della multidisciplinarità e del supporto degli enti di ricerca

15 GEN - Secondo l’ISTAT, nel 2017, quasi il 40% degli italiani soffriva di una malattia cronica. Per queste persone, al fine di gestire al meglio la patologia è fondamentale seguire un adeguato percorso diagnostico, in quanto la diagnostica “consente di avere una sorta di radar per valutare lo stato di salute del paziente”, spiega a Quotidiano Sanità la Prof.ssa Valeria Tozzi, Direttrice del Master in Management per la Sanità (MiMS) all’Università Bocconi di Milano
 
Non bisogna però dimenticare il ruolo del clinico, precisa al nostro giornale la Dott.ssa Kyriakoula Petropulacos, Direttrice generale Cura della Persona, Salute e Welfare in Emilia Romagna: “diagnostica e clinica si devono necessariamente integrare in un modello che prevede una grande importanza dell’assistenza territoriale, vicino al paziente, anche a livello di medicina generale”.
 
Le tre grandi patologie croniche sono il diabete, lo scompenso cardiaco e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). Per queste condizioni sono previsti dei controlli diagnostici periodici, che devono però consentire ai pazienti di condurre una vita normale e serena pur continuando il percorso di cura, ha osservato Petropulacos. Proprio per questo, secondo Tozzi, “i servizi per la diagnostica dovrebbero essere il più possibile vicini al paziente”, perché egli ne possa usufruire con più facilità.

 
È fondamentale poi il ruolo della ricerca in ambito diagnostico che, secondo Petropulacos, va condotta a tutti i livelli per avere dei “sistemi di valutazione che permettono di capire se si va nella direzione giusta”, anche se nel caso della patologie croniche non è semplice misurare gli outcome più rilevanti, poiché emergono nel lungo periodo. L’Health technology assessment (HTA), la valutazione di tecnologie sanitarie sulla base di evidenze scientifiche tratte da studi, secondo Tozzi, rappresenta uno strumento molto potente, poiché "permette di capire qual'è la tecnologia giusta rispetto alla configurazione dei servizi e alle condizioni patologiche".
 
Nella gestione di una patologia cronica è poi fondamentale considerare il fatto che un paziente, di solito, non soffre di un solo disturbo, ma anche di altre patologie ad esso correlate. In Italia, ad esempio, il 20% della popolazione è affetto da almeno due patologie croniche. In questo contesto la multidisciplinarità diventa un aspetto cruciale. I diversi professionisti della salute devono condividere al massimo le informazioni relative al paziente per consentire un’integrazione dei percorsi di cura delle diverse patologie.
 
Secondo Petropulacos, infine, "la soluzione delle case della salute è una delle possibili risposte”, ed il fatto di avere diversi esperti nella stessa sede, aggiunge Tozzi, fa si che i professionisti riescano ad avere una visione più ampia dello stato generale di salute del paziente.
 

Camilla de Fazio

15 gennaio 2020
© Riproduzione riservata


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