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Over 65. Importante vaccinarsi per “invecchiare” in salute

di Michela Perrone

Influenza, polmonite pneumococcica e herpes zoster sono i tre virus da combattere in età adulta. Abbiamo le armi per farlo, prevenendo le patologie grazie ai vaccini. In Italia le coperture sono ancora troppo basse e un convegno a Milano ha fatto il punto sulle buone pratiche vaccinali e sui diversi approcci regionali.

07 FEB - Aumentare la consapevolezza sui vantaggi delle vaccinazioni, combattere la disinformazione e ampliare, personalizzandola, l’offerta vaccinale. Sono questi gli aspetti centrali emersi dal convegno “La prevenzione vaccinale per un invecchiamento in salute”, promosso da Italia Longeva, la Rete del Ministero della Salute sull’invecchiamento e la longevità attiva, con il contributo non condizionante di Seqirus e Msd Italia, che si è tenuto il 28 gennaio a Milano.

Al centro dell’attenzione quella che è stata definita la triade infernale: influenza, polmonite pneumococcica e herpes zoster. Malattie infettive particolarmente pericolose per gli over 65. Purtroppo, alle energie messe in campo al momento non corrisponde un ritorno soddisfacente in termini di numeri: “Le coperture vaccinali sono basse – ha confermato Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva –: Si supera di poco il 50% per l’influenza, con notevoli differenze regionali, che si registrano anche per la polmonite e l’herpes zoster. Inoltre, c’è una grave disinformazione sui vaccini e prima ancora sulle patologie che i vaccini possono efficacemente contrastare. La buona comunicazione, da parte di tutti i soggetti coinvolti, resta un elemento imprescindibile per contrastare la convinzione, ancora troppo radicata, che la vaccinazione sia solo ‘roba da bambini’, e sensibilizzare la popolazione adulta e anziana a usufruire di questa importante opportunità messa a disposizione dal servizio sanitario”.


Prevenire significa intervenire sulla popolazione sana, un ostacolo culturale difficile da superare. Durante il convegno è stato affrontato anche il nodo dell’appropriatezza: una vaccinazione appropriata produce un impatto positivo sia per il singolo, in termini di miglioramento della qualità di vita, sia per il Ssn, con una riduzione dei costi indiretti legati alla patologia, come ad esempio la gestione delle complicanze e delle ospedalizzazioni.

“Oggi siamo in grado di prevenire queste malattie e soprattutto le loro complicanze grazie ai vaccini, che sono ampiamente tollerati, sicuri ed efficaci – ha ricordato Giancarlo Icardi, Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Vaccini e politiche vaccinali” della Società italiana di igiene (Siti) – Grazie a loro possiamo trasformare la triade infernale in un tris della salute”.

La triade
Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’influenza contagia ogni anno circa un miliardo di persone nel mondo, con un’incidenza maggiore negli over 65.
 
In Europa, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie calcola siano circa 40.000 le morti premature per la patologia. In Italia, nella stagione 2018-19 sono state contagiate circa 8 milioni di persone (di cui 809 in modo grave) e si sono verificati 198 decessi.

Benché l’Oms indichi nel 75% l’obiettivo di copertura vaccinale minimo e nel 95% quello ottimale, l’anno scorso nel nostro Paese si è vaccinato solo il 53,1% degli over65, con notevoli differenze regionali.

Per l’Oms l’infezione da pneumococco è la causa principale di morbilità e mortalità a livello globale, con 1,6 milioni di morti all’anno, soprattutto bambini e anziani. Il batterio, che tutti noi ospitiamo nel naso-faringe, di solito in modo innocuo, causa tra il 30 e il 50% di tutte le polmoniti, oltre alla meningite e alle otiti. Tra le complicanze più frequenti, l’insufficienza respiratoria e quella cardiaca.

L’ultimo virus della triade è l’herpes zoster, responsabile della malattia conosciuta anche come Fuoco di Sant’Antonio, la cui manifestazione interessa almeno una volta nella vita una persona su quattro. La complicanza più comune è la nevralgia post erpetica, caratterizzata da dolore neuropatico che può diventare invalidante.

Oltre a un beneficio in termini di salute, le vaccinazioni permettono anche un risparmio: durante il convegno meneghino è stato presentato uno studio dell’Altems, l’Alta scuola in Economia e Management dei Servizi sanitari dell’Università Sacro Cuore di Roma in cui è emerso che le spese in vaccinazioni hanno un ritorno fino al doppio del valore dell’investimento in termini di impatto fiscale e fino a 16 volte per quanto riguarda la produttività.

Anche in altri Paesi europei vengono implementate strategie di immunizzazione che prevedono l’utilizzo di diverse tipologie di vaccino, a seconda dell’età e dei fattori di rischio.

Lo sviluppo di linee guida accurate costituisce il primo passo verso un’adeguata copertura vaccinale a tutela della popolazione, come dimostra il caso virtuoso del Regno Unito specialmente rispetto alla patologia influenzale. Attualmente in Inghilterra infatti è stato sottoposto a vaccinazione antinfluenzale il 71,4% degli adulti di età superiore ai 65 anni, il 42,5% degli adulti con una patologia cronica.

Tuttavia, fondamentale è il lavoro di squadra tra tutti gli attori coinvolti: “Una campagna di vaccinazione efficace si fonda su tre elementi – ha spiegato George Kassianos, General Practitioner e National Immunisation Lead presso il Royal College of General Practitioners nel Regno Unito – Un governo che metta in atto le raccomandazioni degli esperti e fornisca il vaccino gratuitamente a tutte le categorie a rischio; un’assistenza di base solida e incentivata; una popolazione di pazienti che abbia totale fiducia nella protezione offerta dai vaccini”.

L’esperienza regionale. Al termine della giornata, si sono confrontate le esperienze e le pratiche adottate per aumentare la copertura vaccinale in quattro Regioni: Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Lazio.

“Abbiamo messo a punto un piano operativo regionale che stabilisce punto per punto qual è l’importanza della vaccinazione e quali sono gli attori che devono procedere, con un fortissimo coinvolgimento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta – ha sottolineato Roberto Ieraci, del Gruppo di Lavoro “Strategie vaccinali” della Regione Lazio – Da un paio d’anni, inoltre, stiamo dedicando una maggiore attenzione alla vaccinazione degli operatori sanitari, che devono proteggere se stessi per proteggere i pazienti”.

La Lombardia ha invece evidenziato l’impegno in alcune categorie di persone e il cambio nel sistema distributivo del vaccino: “Abbiamo posto l’attenzione sulla vaccinazione in gravidanza e non solo nell’ultimo trimestre – ha ricordato Danilo Cereda, della Struttura malattie infettive, vaccinazioni e performance di prevenzione delle Direzione generale Welfare della Regione – Inoltre, grazie al coinvolgimento delle farmacie territoriali, abbiamo sperimentato un nuovo percorso di acquisizione del vaccino da parte dei medici di medicina generale, che per il momento ha dato un’ottima risposta. Ci sono margini di miglioramento, ma la strada è quella giusta”.

Christian Cintori, del Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della Direzione generale Cura della persona e Welfare dell’Emilia Romagna, ha sottolineato il modus operandi adottato in sede di dismissione ospedaliera: “Il medico deve compilare alcuni campi obbligatori in merito alle vaccinazioni: se il paziente è affetto da una patologia per cui c’è un vaccino, lo specialista dovrà segnalare, nero su bianco, se è raccomandato oppure no. Questo aumenta la consapevolezza sia del clinico, sia del paziente”.

Infine, Filippo Ansaldi, responsabile Programmazione sanitaria Alisa di Regione Lombardia: “Abbiamo implementato il rapporto con i medici di medicina generale e ci stiamo evolvendo verso sistemi di sorveglianza sempre più evoluti, in grado di individuare il paziente fragile. Speriamo in questo modo di aumentare i livelli di copertura, che al momento restano troppo bassi”.
 
Michela Perrone

07 febbraio 2020
© Riproduzione riservata


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