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Coronavirus. “Non è più tempo di leggerezze o di dimostrazioni di invulnerabilità. Tutti siamo vulnerabili. Provvedimenti del Governo nella giusta direzione”. Intervista a Andrea Lenzi 


"Come medico e ricercatore di area clinica, che opera costantemente sul campo in una realtà sanitaria di grandissime dimensioni, mi sono reso conto che la percezione del rischio era, fino a ieri, estremamente differenziata: comportamenti virtuosi e prudenti di molti, a fronte di superficialità e scarsa attenzione di altri. Questi ultimi rischiano di mettere a repentaglio qualsiasi misura di contenimento". Così Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’Intercollegio Universitario di Area Medica

10 MAR - "È un momento critico e di svolta, e queste norme sono, insieme all’aumento della disponibilità dei presidi di protezione, all’aumento dei reparti dedicati ai pazienti con infezione e all’aumento dei reparti di terapia intensiva e semi intensiva l’unico baluardo che possa garantirci la tenuta del sistema e un rallentamento della diffusione".
 
A commentare le ultime decisioni del Governo e fare il punto sulla situazione italiana legata all'emergenza coronavirus è Andrea Lenzi, Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’Intercollegio Universitario di Area Medica

Prof. Lenzi, qual è la funzione del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri?
La funzione del Comitato è quella di esprimere pareri e proposte alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri, sui temi di competenza e di avere responsabilità operative su temi specifici fra cui, ad esempio, la Banca Nazionale del DNA e responsabilità consultive su altri fra cui la bioeconomia, la formazione nell’area biomedica e biotecnologica, le questioni di rischio ambientale, le nuove tecnologie in agricoltura, le biotecnologie mediche avanzate, solo per citarne alcune.


In questa sua funzione qual è la sua opinione sulle misure prese dal Governo?
Come Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita, che si occupa appunto anche di biosicurezza, mi sento di appoggiare in toto quanto deciso. Siamo giunti ad un momento critico e di svolta, un momento decisivo. Servivano misure concrete, certe e chiare ed anche un segnale forte a tutta la popolazione. Nelle prossime settimane, come si sta dimostrando in Cina, dobbiamo implementare misure radicali per frenare l’espansione del virus e contenere al massimo l’incidenza di casi più gravi e di accelerazioni non prevedibili, spesso basate anche su leggerezze dei singoli nelle proprie abitudini e nei contatti sociali e interpersonali. L’unica misura di contenimento, lo ripetiamo, è il distanziamento sociale e un cambiamento dello stile di vita: limitare i contatti e attenersi alle distanze regolamentate. Queste misure preventive hanno dimostrato di incidere nella effettiva riduzione della diffusione del contagio.

Professore, anche come medico e scienziato, non ritiene che questo comporti un eccessivo disagio alla popolazione?
Mi rendo conto che si tratta di sacrifici, talora dolorosi, e comunque importanti, per tutta la popolazione a per tutti noi, ma, come ha detto il Presidente Professor Conte “non c’è più tempo”. Questo è il momento in cui chi è titolato a decidere deve prendere determinazioni radicali, seguendo le indicazioni date dalla scienza, interpretandole ed applicandole in modo coerente ed adeguato alla realtà regionale e nazionale ed a tutte le altre considerazioni sociali ed organizzative, che sono, invece, pertinenza della politica. Come medico e ricercatore di area clinica, che opera costantemente sul campo in una realtà sanitaria di grandissime dimensioni (n.d.r. Primario al Policlinico Umberto I di Roma), mi sono reso conto che la percezione del rischio era, fino a ieri, estremamente differenziata: comportamenti virtuosi e prudenti di molti, a fronte di superficialità e scarsa attenzione di altri. Questi ultimi rischiano di mettere a repentaglio qualsiasi misura di contenimento. Questo è anche un segnale forte per tutti noi cittadini.
 
Non è più il tempo di leggerezze o di dimostrazioni di invulnerabilità, spesso dettate da insicurezza. Tutti siamo vulnerabili. Come avete visto, anche i medici e gli operatori delle professioni sanitarie non sono immuni. Quindi ora, oggi, e non domani, è il momento, senza alcun panico, ma con certezze dettate dalla scienza e dalle norme, in cui si richiede la massima attenzione. Ripeto: è un momento critico e di svolta, e queste norme sono, insieme all’aumento della disponibilità dei presidi di protezione, all’aumento dei reparti dedicati ai pazienti con infezione e all’aumento dei reparti di terapia intensiva e semi intensiva l’unico baluardo che possa garantirci la tenuta del sistema e un rallentamento della diffusione. La scienza monitorerà con attenzione l’andamento delle casistiche e sono fiducioso che in alcune settimane cominceremo a vedere la fine del tunnel.

Infine, come presidente della Medicina Universitaria, cosa può aggiungere?
L’Intercollegio di Area Medica riunisce le migliaia di docenti di area medica e quelli di altre aree collegati alla didattica nell’area sanitaria delle Università italiane (n.d.r. circa 15000 professori e ricercatori). Da parte di tutti questi colleghi, oltre all’impegno e alla dedizione assoluta, di tipo assistenziale, nelle strutture sanitarie di nostra pertinenza, voglio sottolineare che stiamo mettendo a disposizione tutte le risorse che garantiscano una corretta formazione, informazione ed educazione dei nostri studenti dei corsi di laurea, laurea magistrale e a ciclo unico e dei giovani colleghi in formazione nelle scuole di specializzazione e negli altri corsi post laurea.
 
Credo che, mai come in questo momento, la capacità di trasmettere calma, ed una sensazione di preparazione, sicurezza nel dare risposte certe ai pazienti e a tutti ai cittadini possa rappresentare uno strumento in più per questa che chiamerei una “terapia sociale” ed una battaglia comune di noi sanitari, assieme alla cittadinanza, contro il virus. Ho sempre affermato che un medico o un professionista delle professioni sanitarie, sin dalla sua iscrizione al primo anno delle rispettive facoltà, diventa tale senza soluzione di continuità. Once a doctor, always a doctor.
 
E non solo perché il medico dovrà essere pronto in ogni momento con la sua professionalità e conoscenza, ma anche perché dovrà essere capace di rassicurare e informare correttamente. Bisogna, insomma, anche saper educare. E i cittadini dovranno a loro volta essere disposti a essere educati e a cambiare le loro abitudini. Conoscere e proteggersi è, in questo momento più che mai, una vera cura per garantirci un futuro ed una risoluzione di questa emergenza.

10 marzo 2020
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