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Casi di Epatite C in aumento tra i giovani americani

di Will Boggs

Da un’analisi a cura dei Centers for Disease Control and Prevention degli Usa è emerso l’aumento nell’ultimo decennio dei casi di epatite C acuta e cronica nei giovani, specie nella fascia d’età 20-29 e 30-39.

16 APR - (Reuters Health) – Secondo un nuovo rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), nuovi casi di epatite C acuta e cronica sono aumentati significativamente tra il 2009 e il 2018.

"Anche se sappiamo da diversi anni che le nuove infezioni sono in aumento nei più giovani, vedere i dati che mostrano che essi rappresentano la maggior parte delle diagnosi croniche effettuate nel 2018 fa riflettere”, ha dichiarato Carolyn Wester, direttrice della Divisione epatite virale presso i CDC di Atlanta, in Georgia."È motivo di riflessione anche ammettere che nonostante le raccomandazioni e per uno screening universale una tantum per tutti i baby boomer (persone nate dal 1945 al 1965) dal 2012, quattro soggetti su 10 affetti da epatite C non sanno di aver contratto questa infezione potenzialmente letale”, ha proseguito.

Almeno il 50% delle infezioni da epatite C acuta si evolveranno in epatite C cronica, che generalmente è asintomatica finché il danno al fegato non è grave. Wester e colleghi si sono serviti dei dati del National Notifiable Diseases Surveillance System per il periodo relativo agli anni 2009-2018 per evidenziare l’epidemia di epatite C. Secondo il Morbidity and Mortality Weekly Report (MMWR), il numero di casi di epatite C acuta segnalati su una popolazione di 100.000 persone è triplicata durante il periodo preso in esame, dallo 0,3 nel 2009 all’1,2 nel 2018. Tra il 2009 e il 2018, il numero di casi all’anno su 100.000 persone è aumentato circa del 300% nella fascia d’età 20-29 anni e circa del 400% in quella 30-39 anni.


Nel 2018, i soggetti tra i 20 e i 29 anni hanno presentato il più alto tasso di casi di epatite C acuta (3,1 su 100.000), seguiti da quelli con un’età compresa tra 30 e 39 anni (2,6), 40-49 anni (1,3), 50-59 anni (0,9) e dai soggetti a partire dai 60 anni d’età (0,4). Gli under 20 hanno fatto registrare il tasso più basso.

Durante il 2018, sono stati segnalati 137.713 nuovi casi di epatite C cronica. La più ampia percentuale di nuovi casi cronici riportati riguardava le persone tra i 20 e i 39 anni e tra i 50 e i 69 anni. Tra i partecipanti con un’età pari o superiore a 20 anni nel National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) 2015-2018 che erano RNA-positivi per il virus dell’epatite C, solo il 60,6% ha detto di aver ricevuto diagnosi di epatite C.

“Per eradicare l’epatite C, dobbiamo radicalmente trasformare il modo in cui eseguiamo controlli per questa malattia”, ha osservato la Wester. “Dobbiamo estendere i test a tutti gli adulti, aumentare la percentuale di diagnosi di epatite C nei soggetti affetti dalla malattia e aiutare le persone ad accedere al trattamento, che può curare l’epatite C e in sostanza prevenire un’ulteriore trasmissione”.

“I servizi per le persone esposte a un rischio aumentato di epatite C (come quelle che si iniettano droghe) possono rivestire un ruolo fondamentale nella diagnosi, nel trattamento e nella riduzione della trasmissione di tale patologia”, ha affermato. “Ciò include programmi di servizio sulle siringhe, sui disturbi da uso di sostanze e programmi di trattamento assistito da farmaci, nonché contesti sanitari come pronto soccorso, cliniche e anche strutture di assistenza primaria”.

Philippa Easterbrook del Global HIV, Hepatitis, and STI Program dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato: “Ora stiamo assistendo a un diverso profilo epidemico dell’infezione da epatite C negli Stati Uniti. Da quello storico in cui si osservava una delle più alte prevalenze e burden di infezione tra i baby boomers ora si assiste a una distribuzione bimodale con un picco nelle fasce d’età più avanzate (i baby boomer dai 52 ai 68 anni), ma con un secondo picco in quelle più giovani in cui i soggetti hanno dai 20 ai 40 anni. Ciò riflette infezioni più recenti dovute all’iniezione di droghe”.

“La progressiva estensione nelle raccomandazioni dei CDC sui test dallo screening basato sul rischio a fine anni ’90 a un focus sui baby boomers nel 2012 ha avuto poco successo nell’identificazione di un’elevata percentuale di infetti”, ha notato. “È riconosciuto che un approccio allo screening basato sul rischio non riesce ad individuare molti degli infetti che potrebbero non essersi mai sentiti a rischio. Il nuovo ampliamento del 2020 per includere test per tutti gli adulti a partire dai 18 anni almeno una volta nella vita è chiaro ed è volto a semplificare e sostanzialmente estendere l’accesso ai test. Inoltre, include qualsiasi persona che richieda un esame per l’epatite C, a prescindere dalla divulgazione o dal rischio, perché molti potrebbero essere riluttanti a rivelarlo stigmatizzando i rischi”.

“La sfida risiede nell’implementazione di questa raccomandazione di “testare tutti” e in come rendere gli esami molto accessibili ed economici e con un collegamento semplice e rapido alle cure e al trattamento in caso il risultato sia positivo”, ha spiegato Easterbrook. “Questa sfida non riguarda solo gli Stati Uniti”, ha osservato. “Molte nazioni con un problema con l’infezione da epatite C stanno cercando una strategia di rilevamento dei casi efficace e dopo aver già dato la priorità ai test nelle popolazioni ad alto rischio si stanno impegnando per capire dove individuare le restanti persone infette”.

Fonte: MMWR

Will Boggs MD

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

16 aprile 2020
© Riproduzione riservata


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