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Coronavirus. Cns: “Serve una fase 2 anche per le donazioni di sangue”


Grazie alla generosità dei donatori la raccolta di sangue non si è fermata, nonostante l’emergenza Covid 19. Ma bisogna guardare al futuro per assicurare la continuità delle terapie trasfusionali. Liumbruno: “Necessario programmare accuratamente la raccolta, tenendo conto del fatto che la durata dell’emergenza, e dei suoi riflessi sui donatori e sulle attività sanitarie, non è ancora nota”.

17 APR - “Negli ultimi giorni gli esiti del monitoraggio relativo all’andamento regionale della produzione e del consumo delle unità di globuli rossi, svolto dal Centro nazionale sangue con cadenza settimanale, mostrano un significativo aumento dei consumi, da intendersi verosimilmente correlato alla graduale ripresa delle ordinarie attività di cura ospedaliere, rallentate quasi ovunque a causa dell’emergenza legata al Covid-19. Questo, rende necessario l’inizio di una ‘fase 2’ anche per la raccolta di sangue, fondata soprattutto sulla prenotazione e accurata programmazione delle attività di chiamata dei donatori e di donazione di sangue e plasma”.
 
È quanto sottolinea una circolare del Centro Nazionale Sangue alle Strutture regionali di Coordinamento per le attività trasfusionali e ai livelli nazionali delle associazioni dei donatori.
 
“In questo momento abbiamo ancora un ‘tesoretto’ di unità di sangue che abbiamo accumulato grazie alla risposta incredibile dei donatori agli appelli che istituzioni e mondo del volontariato hanno fatto all’inizio di marzo, quando c’era stato un calo dovuto all’emergenza – spiega Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns – per assicurare anche nelle prossime settimane la necessaria continuità delle terapie trasfusionali, e prevenire situazioni di possibile carenza che possono impattare negativamente sul regolare svolgimento delle attività sanitarie ad esse correlate, però è necessario programmare accuratamente la raccolta, tenendo conto del fatto che la durata dell’emergenza, e dei suoi riflessi sui donatori e sulle attività sanitarie, non è ancora nota”.

 
L’impatto dell’epidemia sulle scorte di sangue è stato appena descritto da un articolo sulla rivista Vox Sanguinis. Nella prima settimana di marzo, scrivono gli esperti del Cns, c’è stata una riduzione del 10% delle donazioni, da 48mila a circa 43mila, ma il sistema ha retto per la contemporanea riduzione degli interventi programmati, senza bisogno di attingere alle scorte per le maxi emergenze.
 
Durante la seconda settimana di marzo, invece, dopo gli appelli a favore delle donazioni del Cns, delle associazioni dei donatori e delle istituzioni, la raccolta ha visto un’impennata del 12%, fino a 53.600 unità. “Le misure che abbiamo adottato – conclude l’articolo, firmato da esperti del Cns, delle Università di Milano e della University of Western Australia, riferendosi anche alle precauzioni adottate per minimizzare i rischi di contagio per i donatori – sono riuscite a garantire la sicurezza e la fornitura di trasfusioni in Italia. Speriamo che la nostra esperienza possa aiutare gli specialisti di medicina trasfusionale di altri paesi che stanno sperimentando gli effetti negativi dell’epidemia sulla raccolta”.
 

17 aprile 2020
© Riproduzione riservata


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