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Coronavirus. Confindustria Dm: “No a test unico nazionale. Italia rischia approvvigionamento”


L’associazione delle imprese di dispositivi medici “ritiene un errore l’ipotesi di un test unico nazionale per organizzare e pianificare in modo strategico la ripartenza del Paese. La scelta di un fornitore unico per il test diagnostico espone l’Italia al rischio di approvvigionamento e di essere tagliata fuori dall’innovazione”.

22 APR - “Confindustria Dispositivi Medici ritiene un errore l’ipotesi di un test unico nazionale per organizzare e pianificare in modo strategico la ripartenza del Paese. La fase 2 dell’emergenza è delicata tanto quanto la prima, gestire in modo appropriato e consapevole la tanto sospirata ripresa è fondamentale per non ritrovarci nel giro di pochi giorni nelle stesse drammatiche condizioni di un mese fa. E i test diagnostici sulla popolazione sono senz’altro la via maestra per la ripresa, ma bisogna considerare con attenzione i rischi a cui ci esporremmo affidandoci a un unico fornitore”.
 
Questo il monito di Massimiliano Boggetti, Presidente di Confindustria Dispositivi Medici che continua: “Innanzitutto la scelta di un unico test espone il nostro Paese al rischio che il fornitore di quel test possa non avere sufficiente capacità produttiva sul medio lungo periodo o nel caso di cambiamenti repentini del fabbisogno. La procedura negoziata semplificata d’urgenza per i kit diagnostici, i reagenti e i consumabili, bandita lo scorso 17 aprile, per 150.000 indagini diagnostiche si è resa necessaria per rispondere alle tempistiche concitate di questa fase, ma non è una gara vera e propria e rischia di sacrificare sia la più ampia partecipazione delle imprese sia un’accurata e approfondita valutazione qualitativa dei prodotti. Più in generale le gare centralizzate, se ripetute nel tempo, orientano fortemente il mercato riducendo la capacità produttiva del tessuto imprenditoriale che opera nel nostro Paese, fatto per il 95% di medie e piccole industrie. Il rafforzamento di questo tessuto è invece fondamentale se vogliamo evitare quanto accaduto per quei dispositivi medici (mascherine e ventilatori polmonari) che il nostro SSN ha avuto difficoltà a reperire nel corso dell’emergenza sanitaria perché mancavano aziende in grado di produrle nel nostro Paese”.

 
“Per una ripresa sostenibile – prosegue - dal punto di vista della salute pubblica, è fondamentale tutelare il mercato della diagnostica, ed in generale dei Dispositivi Medici, e aprirlo a tutte le imprese che dimostrino di avere prodotti che rispondano a criteri qualitativi severi, e che siano sicuri e certificati. Dobbiamo infine ricordare che il SARS-CoV-2 è un virus nuovo e che la ricerca in questo campo è solo all’inizio. Questo significa che un test unico nazionale scelto oggi possa non garantire il corretto accesso all’innovazione che in questo campo è continua”.
 
“Siamo consapevoli della grande responsabilità che abbiamo come comparto e orgogliosi di poter dare il nostro contributo in un momento così critico e delicato del nostro Paese. Auspichiamo di poter collaborare attivamente con le istituzioni in modo diretto e propositivo per una ripresa che metta al centro salute, scienza e industria” - ha concluso Boggetti.

22 aprile 2020
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