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L’infarto della milza può essere indice di diverse e più gravi patologie


Dai tumori maligni alle infezioni, alle cardioembolie, l'infarto splenico può essere accompagnato da diverse condizioni cliniche. È quanto emerge da uno studio condotto dalla University of South Carolina, che ha analizzato le condizioni cliniche associate a infarto della milza in 163 pazienti adulti, con un’età media di 57 anni

23 LUG - (Reuters Health) – L’infarto della milza può essere associato a diverse condizioni cliniche, anche gravi. È quanto ha evidenziato uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine da un team di ricercatori guidato da Allan Brett, dell’University of South Carolina di Columbia (USA).
 
I ricercatori americani hanno analizzato le condizioni cliniche associate a infarto della milza in 163 pazienti adulti, con un’età media di 57 anni.
 
Di questi, solo il 20% presentava dolore addominale superiore sinistro, mentre il 47% presentava dolore addominale in altre zone e il 33% non aveva dolore addominale. Meno di un terzo dei pazienti, poi, presentava un quadro tradizionalmente associato a infarto della milza: il 16% aveva fibrillazione atriale, il 9% aveva problemi cardioembolici diversi dalla fibrillazione atriale e il 6% presentava neoplasie ematologiche.
 
Inoltre, c’era un’alta prevalenza di condizioni addominali infiammatorie o infettive, nel 16% dei casi, di sepsi, nel 17%, di tumore maligno, nel 20%, e di aterosclerosi a livello di arterie celiache o spleniche, nel 21%. Un paziente su cinque, infine, è deceduto nel corso del ricovero. “Il nostro studio dimostra che l’infarto della milza è associato a uno spettro più ampio di disturbi sistemici e addominali rispetto a quanto precedentemente riportato”, hanno concluso gli autori.
 
Secondo Mougnyan Cox, dell’University of Pennsylvania Health System di Philadelphia, “uno dei messaggi più importanti di questo studio è che l’infarto della milza può essere visto come un indicatore di una patologia più minacciosa e riconoscere questa condizione con la TAC può evitare futuri problemi in pazienti ad alto rischio”. In altre parole, “la scoperta accidentale dell’infarto della milza potrebbe salvare la vita poiché l’avvio tempestivo a una terapia con anticoagulanti può ridurre il rischio di ictus futuro o di ischemia in altri organi”, ha concluso l’esperto, che non era coinvolto con la ricerca.

 
Fonte: JAMA Internal Medicine
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

23 luglio 2020
© Riproduzione riservata


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