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Health Serie. Disturbi del sonno: focus sulla sindrome delle apnee ostruttive nel sonno

di Camilla de Fazio

L’apnea ostruttiva del sonno è caratterizzata da sintomi come sonnolenza, senso di stanchezza, insonnia, russamento, ed è associata a comorbidità come l’ipertensione arteriosa e le coronaropatie o la fibrillazione atriale, le alterazioni cognitive o dell’umore. Si tratta di una patologia complessa che richiede un approccio multidisciplinare, come spiegano gli esperti intervenuti nella seconda puntata di Health Serie dedicata ai disturbi del sonno

18 MAR - Ognuno di noi, nel corso della propria vita, trascorre circa 27 anni dormendo. Si tratta di un periodo di tempo lungo, durante il quale l’organismo, contrariamente a quanto si possa pensare, è molto attivo. Il sonno è un processo complesso e nelle ore notturne possono verificarsi diverse problematiche di salute che poi si ripercuotono durante la veglia.
 
Lo spiega il Professor Giuseppe Insalaco dell’IRIB-CNR di Palermo, durante la seconda puntata di Health Serie dedicata ai disturbi del sonno realizzata da Popular Science con il contributo di Jazz Pharmaceutical. In questo nuovo appuntamento, che segue uno speciale sulla narcolessia, si parla di sindrome delle apnee istruttive del sonno (OSAS).
 

Il disturbo consiste in pause nella respirazione durante il sonno, dovute all’ostruzione delle vie aeree superiori. “L’apnea ostruttiva del sonno è caratterizzata da sintomi come sonnolenza, senso di stanchezza, insonnia, russamento, ed è associata a comorbidità come l’ipertensione arteriosa e le coronaropatie o la fibrillazione atriale, le alterazioni cognitive o dell’umore”, precisa Insalaco. La malattia viene definita appunto in presenza di questi sintomi e di 5 eventi apnoici per ora di sonno, oppure in assenza di questi sintomi se si verificano almeno 15 eventi apnoici per ora di sonno.

Come sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), di per sé la patologia non causa direttamente un aumento della mortalità, ma è alla base dello sviluppo di disturbi di natura cardiovascolare o cerebrovascolare. Si stima infine che l’80% delle persone con un’ipertensione che non risponde ai classici farmaci anti ipertensivi in realtà soffra di una sindrome delle apnee ostruttive.

Per queste ragioni è importante saper riconoscere la patologia che tuttavia, al momento, nella maggior parte dei casi, non viene diagnosticata.
Eppure si tratta di una problematica comune. Studi recenti suggeriscono che la prevalenza di OSAS nella popolazione sia particolarmente elevata: da una ricerca americana emerge che circa un terzo degli adulti ne sia colpito, mentre uno studio europeo ha mostrato che circa il 23% delle donne e circa il 50% degli uomini in età adulta presenti un quadro di apnee notturne.
In Italia, si stima che 7 milioni di persone siano affette da OSAS e che, di questi, 4 milioni siano i soggetti con 15 apnee per ora di sonno. Emerge allora con chiarezza, come sottolinea Insalaco, il ruolo dei medici di medicina generale che, in media, dovrebbero avere circa 200 pazienti affetti da OSAS (su 1.500 assistiti in totale).

Occorre un approccio multidisciplinare
Si tratta di una patologia complessa, che coinvolge sì il sonno, con delle implicazioni, come abbiamo visto, sul sistema cardiovascolare e sulle capacità cognitive, ma anche aspetti insospettabili della fisiologia, come la produzione di ormoni sessuali.
 
Come diagnosticare l’OSAS? Il Professor Luigi Ferini-Strambi primario del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ne illustra con precisione i segni e i sintomi.
Il russamento abituale e persistente, le pause respiratorie durante il sonno, i risvegli con una sensazione di soffocamento e la sonnolenza diurna sono i sintomi fondamentali. I segni predittori sono: un indice di massa corporea superiore a 29, una circonferenza del collo superiore ai 43 cm negli uomini e ai 41 nelle donne e dimorfismi facciali, quale una ridotta misura della mandibola.
 
Di certo la sonnolenza diurna, la fatica, il sonno non risposante sono le caratteristiche principali della sindrome. È facile in questo caso immaginare che rientriamo nell’ambito della medicina del sonno. Un’altra caratteristica spesso presente è la nicturia (che può essere identificata dagli urologi), dovuta al fatto che le apnee determinano il rilascio dell’ormone natriuretico, che spinge il paziente ad urinare spesso durante la notte.
“Anche il reflusso gastro-esofageo può essere determinato dalle apnee”, continua Ferini-Strambi, rientriamo quindi nell’ambito dei gastroenterologi.
Le alterazioni respiratorie, possono poi portare a una riduzione del testosterone e all’impotenza maschile, e a una disfunzione a livello sessuale nelle donne.

La sindrome coinvolge quindi specialisti di molte discipline diverse, puntualizza il Professor Giuseppe Plazzi, Presidente dell’AIMS (Associazione Italiana di Medicina del Sonno). “In Italia lo studio dell’OSAS è stato il punto di partenza della medicina del sonno”, racconta. “Negli anni ’60 e’70, specialisti di formazioni diverse, come neurologi, cardiologi e pneumologi, si sono occupati di questa patologia, ottenendo notevoli risultati”.

L’importanza dell’aderenza alla terapia
Una volta scoperta la base della patologia (un restringimento delle prime vie aeree), sono stati sviluppati diversi approcci per affrontare il problema. La ventilazione meccanica a pressione positiva continua (in inglese CPAP, acronimo di Continuous Positive Airway Pressure), ma anche strategie chirurgiche, odontoiatriche (l’allargamento dello spazio retrolinguale per esempio) e trattamenti farmacologici.
 
La CPAP è un trattamento efficace, che porta a significativi miglioramenti di diversi aspetti della malattia, perfino quelli depressivi. Ma è difficilmente accettata dai pazienti, che spesso non tollerano l’apparecchio. Per questa ragione, come sottolinea Alberto Braghiroli, Direttore del centro di medicina del sonno presso la Fondazione Maugeri, è importante adottare un approccio personalizzato al paziente. Bisogna “inquadrare la propensione delle persone ad accettare la terapia e riuscire a modificare, modellare l’approccio sulla singola persona per farla aderire al trattamento”.

Criticità nella diagnosi e bisogni insoddisfatti dei pazienti
È stato sottolineato precedentemente: i medici di medicina generale, che sono i primi a cui si rivolgono i pazienti, devono essere formati e avere tutti gli strumenti per riconoscere segni e sintomi dell’OSAS, per indirizzare i pazienti adeguatamente. Al momento, commenta il medico di medicina generale Marzio Uberti, non c’è l’abitudine e non c’è neanche la formazione a questi disturbi. Molto spesso i parametri come la circonferenza del collo non vengono considerati, e non sono neanche presenti nelle cartelle cliniche che quindi non aiutano.

Luca Roberti, Presidente dell’Associazione Apnoici Italiani (APS), sottolinea invece le principali criticità per i pazienti: “la patologia delle apnee notturne non è considerata nel piano nazionale delle cronicità. Inoltre, per accedere alle principali terapie, viene richiesto un pre-requisito di invalidità civile, e questo per i pazienti è limitante”.
Ad agosto del 2020 è stata approvata una risoluzione che impegna il governo a migliorare queste criticità, con dei provvedimenti pratici, come l’esenzione per il protrusore mandibolare.

“C’è bisogno di un impegno programmato, diffuso, non episodico, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione primaria, quindi la limitazione e il controllo di fattori di rischio e anche per la prevenzione secondaria e terziaria”, commenta l’Onorevole Angela Ianaro. “Il compito della politica è di favorire il trasferimento delle conoscenze tecnico scientifiche, l’accesso alla formazione e all’informazione”.

Camilla de Fazio

18 marzo 2021
© Riproduzione riservata


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