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28 NOVEMBRE 2021
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Cronicità e accesso alle cure. “Bisogna rimettere in moto il sistema e riaprire le porte del Ssn”. Il convegno di Egualia 

di Ester Maragò

Necessario cogliere appieno le opportunità del Pnrr, ma bisogna avere le idee ben chiare su come implementarle. Anche perché la presa in carico dei pazienti non Covid non è più rinviabile. Dopo la rinuncia forzata alle prestazioni sanitarie, in un convegno organizzato da Egualia, arrivano dalle proposte civiche di Cittadinanzattiva e dai dati SWG le ipotesi per rifondare il Ssn

23 SET - Bisogna rimettere in moto il sistema riportandolo velocemente in carreggiata, ma per farlo occorre avere le idee ben chiare su quale direzione prendere. Capire, quindi, come implementare le opportunità messe in campo con il Pnrr e come investire il maniera ragionata le risorse in arrivo. Anche perché, se è pur vero che stiamo uscendo dall’emergenza pandemica, quello che abbiamo di non risolto è ancora tanto: abbiamo contato i morti del Covid, ma non sappiamo quanti saranno quelli che si aggraveranno perché non curati a causa del blocco delle attività
 
È stato questo, in sintesi, il fil rouge che ha guidato il confronto durante il convegno “Diagnosi e terapie: come riaprire le porte dell’accesso al Ssn”, organizzato oggi a Roma da Egualia al quale hanno partecipato Enrique Häusermann presidente Egualia, Nicola Magrini, direttore generale di Aifa, Filippo Anelli presidente Fnomceo, Andrea Mandelli presidente Fofi, Annalisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva e Riccardo Grassi, Direttore di ricerca SWG.

 
“Abbiamo voluto creare un momento allargato di confronto – ha spiegato Enrique Häusermann, presidente Egualia –, un’occasione di condivisione con gli stakeholder, il mondo istituzionale e gli operatori del mondo sanitario su quanto è avvenuto in questo periodo complesso e sulle ipotesi operative per rimettere in moto il sistema e riaprire le porte del Ssn a tutti i suoi legittimi proprietari. È necessario recuperare la dimensione umana delle cure e per farlo è necessario cogliere appieno l’opportunità del Pnrr rimuovendo in primo luogo le gravi disomogeneità regionali esistenti da decenni e ricordando per gli anni a venire tutti i cattivi frutti che la politica dei tagli lineari ha fatto emergere in occasione della pandemia”.
 
A delineare gli scenari dai quali ripartire per “rimettere in moto il Ssn”, il Rapporto di Cittadinanzattiva su “Cittadini e cura delle cronicità” illustrato da Annalisa Mandorino e la seconda indagine sul “Rapporto degli italiani con la salute e l’utilizzo dei medicinali” condotta da SWG.
 
Dal Rapporto di Cittadinanzattiva emerge come la pandemia abbia messo sotto scacco il diritto alla salute. Al punto che, ha commentato Mandorino, “se nelle prima fase l’incapacità del Ssn di continuare a rispondere alla domanda di cura dei pazienti ‘non Covid’ è stata comprensibile, già dalla seconda ondata è ingiustificabile”.  Uno scenario caratterizzato da un calo delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche, da una diminuzione dei ricoveri e degli interventi che ha spinto Cittadinanzattiva - dopo il confronto con Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), Foce (Confederazione Oncologi, Cardiologi e Ematologi) e Sid (Società Italiana Diabetologia) - ad elaborare proposte civiche per far ripartire il sistema.
 
La pandemia ha anche cambiato il rapporto tra gli italiani e la salute, ha spiegato il direttore di ricerca SWG Grassi, ma come emerge dall’indagine, la fiducia verso il sistema sanitario pubblico non ha subito ripercussioni, anzi è cresciuta (72% contro il 63% di dicembre 2019). Si conferma il ruolo centrale del personale medico e dei farmacisti nel rapporto con i cittadini, mentre si ferma al 50%, la fiducia verso gli assessorati regionali, e quella verso il ministero della Salute raggiunge il 60%, così come per le aziende farmaceutiche (60-61%).
 
La fiducia verso il Ssn è quindi ancora intatta. Ma per quanto ancora? La parola d'ordine è  investire sulla salute. “Ad oggi – ha sottolineato il Presidente di Egualia Häusermann – ancora non si è capito che la salute non è un costo ma un investimento. Si parla di innovazione tecnologica, adeguamenti antisismici nelle strutture, per fare un esempio, ma non sento che qualcuno abbia detto ‘investiamo sulla salute’. I dati illustrati da Cittadinanzattiva sono disastrosi, ma nessuno se ne sta preoccupando seriamente. Abbiamo contato i morti per Covid, ma non ancora quelli per mancate cure”.
 
E pensare che la “benzina” per far ripartire il sistema non manca. “Credo che il dato più importante, oltre al Pnrr, un Piano di investimenti straordinario – ha ricordato il Direttore di Aifa Magrini – sia l’aumento costante del Fondo sanitario nazionale. Consistente, perché si parla quest’anno di 122 miliardi di euro, di cui la farmaceutica è parte proporzionale. E l’aumento del triennio è non solo molto confortante, ma una sicurezza definita se non definitiva per un medio termine. Non si vedeva da decenni e credo che questo ponga le basi per una riforma strutturale del Ssn”. 
 
Ma come ha rilevato Mandolino, le risorse vanno utilizzate in maniera sapiente, senza sprechi. “Il disegno del Pnrr sulla carta è perfetto – ha detto – contiene tanti capitoli fondamentali, quali l’assistenza domiciliare, l’innovazione, la ristrutturazione degli ospedali, solo per citarne alcuni. Ma accanto a questo c’è da capire come rendere questi investimenti sostenibili nel tempo. Questo l’anello debole: bisogna capire, nell’ordinarietà, come tutto questo andrà garantito. Come tenere in piedi case e ospedali di comunità”.
 
Il rischio insomma è quello di creare nuovi luoghi fisici destinati a rimanere vuoti.  “Mancano infatti i professionisti” ha ricordato il presidente della Fnomceo Anelli. “Sul territorio oggi ci sono solo i Mmg ormai per altro anziani, abbiamo pochi infermieri, non abbiamo terapisti della riabilitazione, non ci sono psicologi e ostetriche – ha aggiunto – le 31 professioni sanitarie ormai regolamentate in Ordini professionali sono presenti negli ospedali ma non sul territorio. E' come immaginare un padiglione ospedaliero con solo medici - e questa è una responsabilità importante delle Regioni - come può funzionare? Inutile quindi pensare di riformulare il Ssn senza un numero sufficiente di professionisti e senza dare loro soddisfazione in termini di governance”.
 
“Bisogna ripartire tutti insieme” ha detto Andrea Mandelli, Presidente Fofi. “Medici e farmacisti hanno fatto molto – ha spiegato – ma ora dobbiamo fare di più, come ha detto il presidente Draghi. Abbiamo agito in maniera emergenziale andando oltre l’ordinario. Ma ora occorre trovare una sinergia anche tra le professioni, creare un’alleanza forte a vantaggio dei cittadini. Dobbiamo essere quindi in grado di allontanare alcuni tabù e rinnovare il Paese. Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra: dai farmacisti ospedalieri che hanno lavorato al fianco degli infettivologi ai farmacisti del territorio. Dobbiamo capire insieme che quello che abbiamo fatto è un libro chiuso, ma il Paese ci sollecita a non fermarci. Sono sicuro – ha concluso – che con medici, infermieri e gli altri operatori della salute, reale benzina del sistema, possiamo, e ora dobbiamo, ripartire tutti insieme”.  
 
In questo quadro si collocano le proposte civiche elaborate da Cittadinanzattiva dopo il confronto con Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), Foce (Confederazione Oncologi, Cardiologi e Ematologi) e Sid (Società Italiana Diabetologia) e presentate al Convegno di Egualia.
 
1. Liste d’attesa: prevedere un piano nazionale di recupero invitando le Regioni a rendere trasparenti le informazioni sui modelli organizzativi e i criteri operativi adottati e la destinazione delle risorse stanziate. Inserire nel nuovo sistema nazionale di garanzia dei LEA uno o più indicatori “di adempimento” per misurare la capacità di recupero di ogni Regione, con particolare riferimento alle prestazioni correlate alle malattie croniche.
2. Pnrr: gestire le risorse avviando un processo “partecipativo e su più fasi”, che sia rappresentativo della parte istituzionale di livello nazionale e regionale, sociale e professionale. Riconoscere a pieno titolo il contributo dell’Osservatorio Civico sul Pnrr.
3. Prevenzione: ripensare gli screening, potenziandone la capacità di erogazione dei programmi, sia in termini di infrastrutture (es. sistemi informativi), sia di professionisti sanitari, allocando le risorse in modo efficiente, stabile e commisurate alle necessità.
4. Rete ospedaliera: rivedere la logica del Dm 70/15, individuando soluzioni logistiche basate sulla complessità dello stato di salute dei pazienti, sulla tipologia (acuto, media e bassa intensità) e sul fabbisogno tecnologico e di competenze professionali. Per i grandi ospedali non limitarsi a supportare il solo adeguamento antisismico e la sostenibilità ambientale.
5. Prossimità: rilanciare il ruolo del Distretto. Velocizzare la definizione di standard omogenei per l’assistenza territoriale e rendere partecipata alle Associazioni di Cittadini e Pazienti e alle Società scientifiche la discussione sulla riforma dell’assistenza territoriale. Gli investimenti sugli Ospedali di Comunità siano input per rivedere e riqualificare la rete complessiva delle cure intermedie (RSA e Hospice). Porre attenzione all’evoluzione della figura del Mmg.
6. Assistenza domiciliare: perseguire una logica di integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali, ridisegnando un sistema di Welfare che superi la netta separazione di competenze tra i vari attori del sistema.
7. Medicina Generale: rendere omogenei i modelli organizzativi e assistenziali della medicina generale, lasciando ai Mmg la possibilità di restare presenti capillarmente sul territorio, dotandoli di apparecchiature tecnologiche e rivedendo anche la disponibilità oraria dei professionisti. Investire al contempo sulla capacità di mettere in rete tutte le attività territoriali esistenti.
8. Telemedicina: promuovere una governance nazionale delle iniziative di telemedicina, con scelte mirate guidate da un’unica regia nazionale che definisca, in accordo con le Regioni, obiettivi comuni, requisiti tecnologici unitari, tariffe e rigorosi processi di progettazione e implementazione, prevedendo anche ove necessario, una revisione dell’organizzazione dei servizi sanitari
9. Parco tecnologico: superare la logica della mera sostituzione, fissando critericherispondanoadunaprogrammazionebasatasuifabbisognideipazienti, sull’allocazione delle apparecchiature e sul loro inserimento all’interno dei processi assistenziali, tenendo conto pertanto dei contesti organizzativi e dell’evoluzione dei percorsi di diagnosi e cura che tali apparecchiature andranno a sostenere.
 
Ester Maragò

23 settembre 2021
© Riproduzione riservata


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