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Lunedì 07 FEBBRAIO 2022
Onaosi. Corte dei conti: “Costi per gli organi di amministrazione rimangono elevati. E stop a premi di risultato in anticipo”

Sono alcuni dei rilievi che la magistratura contabile fa all’Ente nella sua relazione sulla gestione 2020. “Allo stato si rileva un’incidenza significativa (58,9 per cento) degli oneri di funzionamento dell’Ente rispetto ai costi della produzione. Gli oneri per prestazioni erogate rappresentano dunque solo il 41,1 per cento dei costi della produzione. Pertanto, solo il 53,8 per cento del totale dei ricavi da contributi viene impiegato per prestazioni assistenziali agli iscritti”. IL DOCUMENTO

“La gestione 2020 è stata influenzata dalla pandemia “Covid-19”; sono state poste in essere azioni sia di tipo organizzativo interno, sia per limitare gli impatti negativi sulle attività assistenziali e di ospitalità, collegate anche ad obiettivi di risultato nei confronti del Direttore generale e del personale. I costi per gli organi di amministrazione e di controllo nel 2020 permangono elevati e ammontano complessivamente a 699.300 euro (686.718 euro nel 2019), con un incremento complessivo dell’1,8 per cento, valore, comunque, all’interno del limite statutario del due per mille (715.668 euro) del patrimonio netto contabile dell’Ente”. È quanto scrive la Corte dei conti nella sua relazione sulla gestione 2020 dell’Onaosi.
 
“Nell’esercizio 2020 – rileva la Corte -  è diminuita sia la consistenza complessiva del personale, di (4 unità), sia l’onere per salari e stipendi (-0,7 per cento); l’onere medio per dipendente, tuttavia, è risultato in aumento (+2,2 per cento), per effetto principalmente dell’applicazione del nuovo Ccnl 2019/2021. Per quanto riguarda l’erogazione dei premi di risultato in anticipo rispetto alla verifica del conseguimento degli obiettivi, questa Corte già nel precedente referto aveva sottolineato la non correttezza di tale procedura. Considerato il perdurare di tale modus operandi anche nel 2020, ne va ribadita la irrazionalità intrinseca, contraria all’esigenza di misurazione delle prestazioni rispetto all’automatismo dell’erogazione anticipata dei premi in busta paga come rimarcato dallo stesso Collegio sindacale che ha invitato l’Ente “…. a riconsiderare tali modalità alla luce della natura della spettanza in parola, che deve essere intesa come frutto di una valutazione complessiva circa il perseguimento dei risultati annuali definiti per il personale””.
 
Circa gli incarichi e le consulenze, sinora affidati intuitu personae, la Corte ribadisce poi “la necessità che l’Ente individui criteri oggettivi di selezione e di rotazione, anche attraverso l’adozione di una regolamentazione ad hoc per tutti gli ambiti di affidamento e ne effettui un costante aggiornamento in sede di pubblicazione annuale nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale, secondo le indicazioni dell’Anac”.
 
Anche per gli acquisti e le funzioni tecniche di cui all’art. 113 del codice dei contratti pubblici la Corte ritiene “necessaria e non procrastinabile l’adozione di un’apposita regolamentazione”.
 
La gestione assistenziale registra “157.429 iscritti, con una lieve diminuzione rispetto al 2019; in aumento (+0,8 per cento) invece sono i contribuenti obbligatori, mentre risultano in riduzione complessiva (-5,4 per cento) le altre categorie, a conferma del trend registrato negli ultimi anni, con riferimento ai volontari (- 9,3 per cento), ai vitalizi (-3,4 per cento) e ai c.d. trentennali (-3,4 per cento). A fronte di ricavi da contributi per euro 26.750.524, le prestazioni erogate ammontano a soli euro 14.399.293, su un totale di costi della produzione di euro 35.039.050. Allo stato si rileva un’incidenza significativa (58,9 per cento) degli oneri di funzionamento dell’Ente rispetto ai costi della produzione. Gli oneri per prestazioni erogate rappresentano dunque solo il 41,1 per cento dei costi della produzione. Pertanto, solo il 53,8 per cento del totale dei ricavi da contributi viene impiegato per prestazioni assistenziali agli iscritti”.
 
“Pur rilevando un miglioramento delle entrate contributive dell’Ente per effetto delle aliquote maggiorate e degli aggiornamenti delle basi contributive come determinate dal nuovo Ccnl del settore sanità – rileva la Corte dei conti - , rimane ferma l’esigenza di un continuo ed attento monitoraggio del rapporto tra riscossioni contributive e costi sostenuti, per perseguire l’equilibrio economico-finanziario tra i contributi ricevuti e le prestazioni erogate”.
 
La Corte ritiene pertanto “non rinviabile una decisa azione sui costi di funzionamento, che solo dal 2020 fanno registrare una lieve flessione (-5,3 per cento). In termini generali gli interventi sulle misure contributive - come auspicate dal Collegio dei sindaci e dai Dicasteri vigilanti - andrebbero comunque accompagnate da una incisiva azione di contenimento dei costi di struttura e da una oculata politica di riconsiderazione e dismissione degli immobili non strumentali al fine di pervenire ad una gestione economica più equilibrata del bilancio. L’attuazione del programmato piano dismissivo immobiliare ha presentato anche nell’anno di riferimento criticità e l’Ente ha giustificato l’esigenza di nuove acquisizioni, anche in locazione, con mutate e differenziate esigenze immobiliari istituzionali. Tenuto conto della rilevanza degli oneri annuali sia manutentivi (982.393 euro), sia condominiali (169.469 euro), sostenuti per la gestione dell’asset immobiliare, questa Corte invita l’Ente ad attuare ogni opportuna iniziativa volta a preservare il patrimonio dell’Ente e le esigenze assistenziali degli iscritti, attenendosi anno per anno alle operazioni dismissive previste nei Piani triennali degli investimenti”.
 
A fine 2020, il patrimonio netto della Fondazione, pari a 357.833.817 euro (357.770.897 euro nel 2019), copre 24,9 annualità delle prestazioni assistenziali erogate (23,6 nel 2019) e risulta, quindi, in lieve aumento (+0,02 per cento).
 
La gestione finanziaria presenta un saldo positivo (6.015.745 euro) per interessi su impieghi e plusvalenze da dismissioni mobiliari; tale valore risulta, tuttavia, in flessione (-24,5 per cento) rispetto al 2019, per le minori plusvalenze determinate dalle alienazioni, di cespiti ritenuti non più necessari, stante i maggiori ricavi contributivi acquisiti.
 
L’utile di esercizio (62.921 euro) risulta in diminuzione (-32,8 per cento).

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