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Mercoledì 20 LUGLIO 2022
“Difesa, rilancio e riorganizzazione Ssn”. La Fp Cgil annuncia una mobilitazione per l’autunno

Al centro molti temi tra cui “la stabilizzazione delle risorse Covid e l’implementazione del Fondo sanitario nazionale fino a coprire le spese necessarie all’indispensabile piano straordinario di assunzioni, anche in funzione dei processi di riorganizzazione del Servizio sociosanitario nazionale”, insieme al “superamento dei tetti di spesa per il personale previsti dal Decreto Calabria, così come sul salario accessorio”.

Mobilitazione nazionale a partire da settembre su difesa, rilancio e riorganizzazione del Servizio sociosanitario nazionale. A promuoverla la Fp Cgil, come da Ordine del giorno approvato dal Comitato direttivo della categoria. Una mobilitazione in continuità con l’impegno della Fp Cgil “a partire dalla prima ondata pandemica” e che ha visto la categoria “con coerenza e determinazione rivendicare negli ultimi anni assunzioni, risorse e un vero progetto di riforma”. Non solo, “una mobilitazione conseguenza delle scelte non prodotte fino ad ora dalle istituzioni e dal parlamento, ma che dovranno concretizzarsi in appositi decreti e nella legge di Bilancio”.

Al centro della mobilitazione di settembre, con la quale parlare a operatori, cittadini, istituzioni, parlamento e governo, tra le altre cose, “la stabilizzazione delle risorse Covid e l’implementazione del Fondo sanitario nazionale fino a coprire le spese necessarie all’indispensabile piano straordinario di assunzioni, anche in funzione dei processi di riorganizzazione del Servizio sociosanitario nazionale”, insieme al “superamento dei tetti di spesa per il personale previsti dal Decreto Calabria, così come sul salario accessorio”.

La Fp Cgil punta a un piano straordinario di assunzioni che passi attraverso “la deroga al numero chiuso dei percorsi di formazione universitaria per le professioni sanitarie per i prossimi cinque anni; l’assunzione di tutti i precari del Servizio sociosanitario nazionale, tutti i ruoli e profili, compresi quelli degli Ircss e degli Izs; il graduale superamento del regime di convenzione per i medici di medicina generale e gli specialisti ambulatoriali, dando la possibilità alle regioni di assumerne direttamente alle proprie dipendenze; il blocco di tutte le esternalizzazioni e l'attivazione di processi di reinternalizzazione”.

C’è poi la necessità per il sindacato di rilanciare “la contrattazione nei settori privati, per evitare il fenomeno del dumping contrattuale e l’intermediazione illecita di mano d’opera tramite il ricorso agli appalti di servizio, con lo sblocco dei contratti della sanità privata, delle Rsa, del sociosanitario e socioassistenziale in attesa di rinnovo”, insieme “all’adeguamento nelle basi d'asta della variazione dei costi derivanti dal rinnovo dei Ccnl da parte delle committenze pubbliche, prendendo a riferimento sempre i Ccnl non solo quelli sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative ma anche quelli che hanno il campo di applicazione più congruo”.

Per la Funzione Pubblica Cgil, inoltre, bisogna “rivedere gli schemi di accreditamento, di affidamento e concessione dei servizi pubblici per evitare che le risorse del Pnrr siano investimenti pubblici che produrrebbero come effetto, in assenza di una necessaria inversione di tendenza nella spesa corrente che deve aumentare per assumere più personale e rinnovare i Ccnl, una vasta opera di esternalizzazione; ridefinire a livello nazionale linee guida per gli standard qualitativi dei servizi accreditati dalle singole regioni (minutaggio di assistenza agli anziani, ai disabili, ai minori e per tutte le forme di fragilità) tale da restituire dignità alle persone e alle lavoratrici e lavoratori e da garantire armonizzazione sugli aspetti legati alla qualità e all’organizzazione del lavoro anche sotto il profilo del Ccnl applicati”.

Serve poi “un piano nazionale di interventi su Rsa pubbliche, Asp e altre strutture analoghe, il potenziamento dell’assistenza domiciliare, la valorizzazione dei professionisti impegnati nelle attività sanitarie e sociosanitarie territoriali e di comunità; una ridefinizione unitaria, omogenea sul territorio nazionale e senza inopportune fughe in avanti delle singole regioni, della figura dell’operatore socio sanitario; il riconoscimento per gli operatori dei settori sanitari e dell’assistenza del lavoro usurante ai fini dell’anticipo previdenziale e norme contrattuali che favoriscano ragionevoli accomodamenti nell’alternanza tra mansioni gravose e altre attività”.

Punti che impegnano quindi a una mobilitazione che la Fp Cgil auspica il più larga possibile, unitaria, che coinvolga lavoratrici e lavoratori della sanità e tutti coloro che hanno a cuore il Servizio Sociosanitario Nazionale: “Non c’è più tempo. La Cura e la Salute non possono non essere la priorità del nostro paese,soprattutto non bisogna perdere questa occasione di utilizzo di risorse ordinarie e straordinarie per ridare finalmente solidità ed efficacia al nostro Servizio sociosanitario nazionale e soprattutto diritti, salario, valorizzazione professionale agli operatori”, conclude.


TESTO ODG
Ordine del giorno approvato dal CD FP CGIL Nazionale del 13 luglio 2022

Il comitato direttivo della Funzione Pubblica Cgil riunito in data 13 luglio 2022 impegna tutte le strutture al sostegno alla mobilitazione di categoria e confederale sulla difesa, sul rilancio e sulla riorganizzazione del servizio sociosanitario nazionale.
Nei difficili mesi che sono seguiti alla prima ondata pandemica il nostro impegno si è concentrato sullo sviluppo di una diffusa vertenzialità territoriale e su un’azione nazionale volta a concretizzare le proposte contenute nel nostro documento “Per un New Deal della salute” di ottobre 2020.

In continuità con questo impegno - che ci ha visto con coerenza e determinazione negli ultimi anni rivendicare assunzioni, risorse e un vero progetto di riforma - anche in conseguenza delle scelte non prodotte fino ad ora dalle istituzioni e dal parlamento, ma che dovranno concretizzarsi in appositi decreti e nella legge di bilancio, tenuto conto altresì delle posizioni espresse dalla conferenza regioni sulla consistenza del Fondo sanitario nazionale e sul Decreto Ministeriale 77/2022, il Comitato Direttivo ritiene indispensabile una mobilitazione nazionale nel mese di settembre con la quale parlare a operatori, cittadini, istituzioni, parlamento e governo per rivendicare:
• La stabilizzazione delle risorse Covid e l’implementazione del Fondo Sanitario Nazionale fino a coprire le spese necessarie all’indispensabile piano straordinario di assunzioni anche in funzione dei processi di riorganizzazione del servizio sociosanitario nazionale;
• Superamento del tetto previsto all’articolo 11 comma 1 del DL 35/19 convertito in L.60/19 (cd“Decreto Calabria”) e successive modifiche;
• Il superamento dell’art.23 comma 2 del Dlgs 75/2017 sul tetto al salario accessorio.

Il piano straordinario di assunzioni, punto centrale della mobilitazione, va realizzato tramite:
• La deroga al numero chiuso dei percorsi di formazione universitaria per le professioni sanitarie peri prossimi cinque anni;
• L’assunzione di tutti i precari del SSSN di tutti i ruoli e profili, compresi quelli degli Ircss e degli Izs;
• Il graduale superamento del regime di convenzione per i medici di medicina generale e gli specialisti ambulatoriali, dando la possibilità alle regioni di assumerne direttamente alle proprie dipendenze;
• Il blocco di tutte le esternalizzazioni e l'attivazione di processi di reinternalizzazione utilizzando le previsioni dell'art. 1 c. 268 lett.c) della L. 234/2021 (Legge di Bilancio 2022)
• Il rilancio della contrattazione nei settori privati, per evitare il fenomeno del dumping contrattuale e l’intermediazione illecita di mano d’opera tramite il ricorso agli appalti di servizio, con lo sblocco dei contratti della sanità privata, delle Rsa, del sociosanitario e socioassistenziale in attesa di rinnovo;
• L’adeguamento nelle basi d'asta della variazione dei costi derivanti dal rinnovo dei CCNNLL da parte delle committenze pubbliche, prendendo a riferimento sempre i CCNL non solo quelli sottoscritto dalle organizzazioni maggiormente rappresentative ma anche quelli che hanno il campo di applicazione più congruo;
• La revisione degli schemi di accreditamento, di affidamento e concessione dei servizi pubblici per evitare che le risorse del PNRR siano investimenti pubblici che produrrebbero come effetto, in assenza di una necessaria inversione di tendenza nella spesa corrente che deve aumentare per assumere più personale e rinnovare i CCNL, una vasta opera di esternalizzazione minando quella caratteristica per noi fondamentale che è precondizione ai diritti di cittadinanza e sociali che è l’universalità dei servizi pubblici;
• Ridefinire a livello nazionale linee guida per gli standard qualitativi dei servizi accreditati dalle singole regioni (minutaggio di assistenza agli anziani, ai disabili, ai minori e per tutte le forme di fragilità) tale da restituire dignità alle persone ed alle lavoratrici e lavoratori e da garantire armonizzazione sugli aspetti legati alla qualità e all’organizzazione del lavoro anche sotto il profilo del ccnl applicati;
• Un piano nazionale di interventi su Rsa pubbliche, Asp e altre strutture analoghe, il potenziamento dell’assistenza domiciliare, la valorizzazione dei professionisti impegnati nelle attività sanitarie e sociosanitarie territoriali e di comunità;
• Una ridefinizione unitaria, omogenea sul territorio nazionale e senza inopportune fughe in avanti delle singole regioni, della figura dell’operatore socio sanitario;
• Il riconoscimento per gli operatori dei settori sanitari e dell’assistenza del lavoro usurante ai fini dell’anticipo previdenziale e norme contrattuali che favoriscano ragionevoli accomodamenti nell’alternanza tra mansioni gravose e altre attività.

Per queste ragioni siamo impegnati a proseguire nel percorso di mobilitazione a sostegno degli accordi sulle stabilizzazioni ad oggi prodotti nella maggioranza delle regioni e da conquistare su tutto il territorio nazionale ma soprattutto nella loro esigibilità spesso ostacolata dalle stesse norme vigenti che vanno immediatamente modificate, nella campagna per il Piano straordinario di assunzioni, nella contrattazione nazionale e decentrata sui CCNL, nel confronto con aziende e regioni sulla riorganizzazione del sistema sociosanitario a livello territoriale.

Le tante mobilitazioni che si stanno producendo a livello regionale, gli accordi, le vertenze hanno necessità di confluire in un percorso di mobilitazione nazionale, auspicabilmente unitario e aperto a tutti i soggetti che vorranno condividere priorità è obiettivi.

Non c’è più tempo. La Cura e la Salute non possono non essere la priorità del nostro paese,soprattutto non bisogna perdere questa occasione di utilizzo di risorse ordinarie e straordinarie per ridare finalmente solidità ed efficacia al nostro SSSN e soprattutto diritti, salario, valorizzazione professionale agli operatori.

 

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