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Giovedì 18 AGOSTO 2022
Speciale elezioni 2022. Le proposte per la sanità nei programmi di Centro Destra, Centro Sinistra, Cinque Stelle e Azione-Italia Viva

Molte differenze ma anche molte le convergenze se non altro su alcuni obiettivi: riforma della sanità territoriale, potenziamento organico degli operatori sanitari e superamento delle liste di attesa son presenti in tutti e quattro i programmi e questo dovrebbe far ben sperare sul fatto che, al di là di chi vinca le elezioni, queste riforme e questi interventi (alcuni dei quali in agenda da anni) trovino finalmente soluzioni idonee e stabili nel tempo.

Sono pronti i programmi per le elezioni politiche del 25 settembre messi a punto dai quattro principali partiti/coalizioni: Centro Destra, Centro Sinistra, Cinque Stelle e Azione-Italia Viva.

Per la sanità si nota un approccio al tema molto diverso tra i diversi schieramenti, con Centro Sinistra e Azione-Italia Viva che si presentano agli elettori con un programma più dettagliato cui fa riscontro uno stile più asciutto del Centro Destra e dei Cinque Stelle.

Ma sono comunque molte le convergenze se non altro su alcuni obiettivi: riforma della sanità territoriale, potenziamento organico degli operatori sanitari e superamento delle liste di attesa son presenti in tutti e quattro i programmi e questo dovrebbe far ben sperare sul fatto che, al di là di chi vinca le elezioni, queste riforme e questi interventi (alcuni dei quali in agenda da anni) trovino finalmente soluzioni idonee e stabili nel tempo.

Poi ci sono delle specificità, come il richiamo alla farmacia dei servizi (Centro Sinistra) o alla necessità di un nuovo Piano pandemico e della revisione del Piano oncologico (Centro Destra) o della istituzione di una “protezione civile sanitaria” (Azione-Italia Viva) o per evitare commistioni tra sanità e politica (Cinque Stelle).

Lontani su quasi tutto, Cinque Stelle e Azione.Italia Viva, si ritrovano invece in assonanza nel richiedere la riforma del titolo V per ridare più poteri allo Stato in materia sanitaria.

Mentre del ticket, tema spesso cliccato nelle precedenti elezioni, se ne occupa solo il Centro Destra che annuncia la volontà di ampliare il paniere delle prestazioni sanitarie esenti.

Di seguito il testo integrale dei quattro programmi sanitari del Centro Destra - sottolineando che a questo programma di coalizione si aggiungono quelli dei singoli partiti (vedi qui quelli di Lega , Forza Italia e Fratelli d'Italia) –; del Centro Sinistra (quello che presentiamo è quello espresso dal PD attorno al quale convergono le forze politiche che si sono alleate nello schieramento progressista e tra queste Sinistra Italiana ed Europa Verde che hanno presentato anche un loro programma); del Movimento Cinque Stelle e della coalizione Azione-Italia Viva.

La sanità per il Centro Destra

• Sviluppo della sanità di prossimità e della medicina territoriale, rafforzamento della medicina predittiva e incremento dell'organico di medici e operatori sanitari

• Aggiornamento dei piani pandemici e di emergenza e revisione del Piano sanitario nazionale

• Oltre la pandemia: ripristino delle prestazioni ordinarie e delle procedure di screening, abbattimento dei tempi delle liste di attesa

• Estensione prestazioni medico sanitarie esenti da ticket

• Contrasto alla pandemia da Covid-19 attraverso la promozione di comportamenti virtuosi e adeguamenti strutturali - come la ventilazione meccanica controllata e il potenziamento dei trasporti - senza compressione delle libertà individuali

• Riordino delle scuole di specializzazione dell'area medica

• Revisione del piano oncologico nazionale

La sanità per il Partito Democratico

La salute rappresenta un bene pubblico fondamentale per la qualità delle nostre vite e per le politiche pubbliche di coesione.

Continueremo a promuovere il diritto alla salute di tutte e di tutti, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale e potenziando la medicina del territorio. Nel vivo della pandemia sono state fatte scelte in chiara discontinuità con le politiche degli ultimi quindici anni. Anzitutto, aumentando il Fondo Sanitario Nazionale di 10 miliardi di euro in soli tre anni, cui si sono aggiunti 20 miliardi del PNRR. Negli ultimi 2 anni, con 30.800 nuove borse studio, è stato finalmente superato lo storico problema dell’imbuto formativo che limitava l’accesso alle scuole di specializzazione dei neolaureati in medicina. Adesso, forti di questo risultato che ci consente di guardare con maggiore fiducia al futuro della sanità pubblica, serve uno sforzo straordinario per superare l’attuale condizione di stanchezza ed insoddisfazione delle professioni sanitarie messe a dura prova dall’emergenza Covid.

Ci impegniamo a superare il modello di programmazione della spesa sanitaria costruita per comparti chiusi e tetti di spesa. In modo particolare, il tetto sulla spesa per il personale sanitario ha rappresentato un ostacolo al rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale.

Investiremo sulle Case della Comunità come modello in grado di farsi prossimo alle esigenze di tutta la popolazione, in un’ottica di prossimità e multidisciplinarietà. Finanzieremo un Piano straordinario per il personale del Ssn, superando definitivamente i tetti di spesa in vigore da più di 10 anni, riducendo il ricorso a personale non strutturato (lavoratori precari, collaborazioni esterne ed esternalizzazioni), rafforzando ed incentivando la presenza sul territorio dei Medici di Medicina generale e degli infermieri di comunità, garantendo il tempestivo rinnovo dei contratti di lavoro. Un Piano finanziato attraverso un adeguato incremento del Fondo Sanitario Nazionale, affinché nessuno si ritrovi solo quando ha bisogno di assistenza.

Lanceremo un piano straordinario per la salute mentale, per promuovere presa in carico e inclusione attraverso lo sviluppo di modelli organizzativi di prossimità, con Centri di Salute Mentale di piccola scala, fortemente radicati e integrati nelle comunità.

Approveremo la riforma della non autosufficienza proposta dal Ministro Orlando con un incremento del finanziamento pubblico per l’offerta di interventi e servizi e garantiremo riconoscimento e tutele ai caregiver.

Ci impegniamo a dimezzare al 2027 i tempi massimi delle liste di attesa per esami diagnostici e interventi, riformando l’attuale Piano Nazionale Governo Liste d’Attesa con l’introduzione di un sistema di incentivi-sanzioni e di mobilità tra strutture sanitarie. Completeremo la transizione digitale già avviata per agevolare il lavoro dei professionisti e l’accesso al sistema e alle cure della popolazione, valorizzando telemedicina, COT, teleassistenza, telemonitoraggio e teleconsulto, e potenzieremo l’Assistenza territoriale in tutto il territorio nazionale, per dare concreta attuazione alla sfida della prossimità delle cure. Tra le misure che proponiamo c’è l’istituzione di uno psicologo per le cure primarie e contratti di lavoro formativo con le opportune tutele. Anche alla luce di quanto emerso dal lavoro della Commissione Paglia, vogliamo dare una risposta ai bisogni della persona anziana.

Svilupperemo la farmacia dei servizi, come struttura di prossimità della rete territoriale in raccordo con le Case di Comunità e con la rete delle farmacie italiane.

Per realizzare questi obiettivi, è necessario adeguare il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale, allineandolo progressivamente ai grandi Paesi europei, e rafforzare la sua capacità di garantire il diritto alla salute in maniera più omogenea in tutte le Regioni.

La sanità per i Cinque Stelle

Dalla parte della salute: per il diritto universale alle cure, per una sanità territoriale e nazionale.

La sanità per Azione Italia Viva
La pandemia COVID-19 ha reso evidente come la vulnerabilità di un sistema sanitario possa avere profonde ripercussioni, sia sulla salute degli individui, che sulla crescita economica e sociale. Sono forti le diseguaglianze relative all'accesso e alla qualità delle cure, l’inadeguatezza dell’assistenza territoriale, la scarsa integrazione tra assistenza sanitaria e assistenza sociale, l’impressionante carenza di personale. Per questo riteniamo necessario:

1.    Riformare i meccanismi di governance e coordinamento tra Stato e regioni
Ridefinire la disciplina di competenza di Stato e Regioni con riferimento ed oltre al titolo V della Costituzione Italiana. In particolare, è necessario riconoscere allo Stato funzioni di analisi di dati e bisogni, valutazione delle tecnologie sanitarie, indirizzo e coordinamento delle Regioni. Alle Regioni si riconosce la funzione di erogazione e gestione dei servizi, con il conferimento di accreditamento in base a criteri oggettivi ed esigenze territoriali. Nel caso in cui le Regioni non siano in grado di garantire l’erogazione dei LEA, va riconosciuta allo Stato la possibilità di intervenire. 

2.    Rapporto tra medicina ospedaliera, assistenza primaria, medicina territoriale e servizi sociali
Il nostro impegno è per una Sanità in grado di assicurare un continuum assistenziale tra casa del paziente, territorio, ospedale e viceversa. È quindi necessaria una riorganizzazione dell’assistenza territoriale in ottica di prevenzione e promozione della salute e di garanzia della continuità delle cure. Sono inoltre necessari investimenti sull’assistenza residenziale e domiciliare per la popolazione fragile, finalizzati ad abbattere le esistenti barriere di accesso alle cure attribuibili ad importanti diseguaglianze geografiche e sociali. In particolare, sono necessari investimenti in edilizia sanitaria/abitativa per superare la logica della istituzionalizzazione, con modelli abitativi per la popolazione anziana che integrino assistenza sociale e sanitaria. Urge una revisione della Medicina Generale, distinguendo le cronicità di base da quelle di carattere specialistico che saranno prese in carico, sul territorio, da esperti delle varie professioni sanitarie, dagli specialisti ambulatoriali e dai medici di laboratorio, con il supporto della rete delle farmacie. In questo quadro, occorre adottare indicazioni nazionali prescrittive sulla funzione delle Case della Comunità previste da PNRR, che siano proiettate all’esterno con nuove professionalità, come ad esempio lo Psicologo di Base, e con personale presente con un medesimo sistema di guardia notturna e emolumento adeguato a tali ulteriori funzioni. Vanno inoltre incentivate le aggregazioni professionali. Infine, è necessaria un’integrazione della rete di servizi sociali e sanitari, coinvolgendo specialisti multidisciplinari, di concerto con i MMG.

3.    Rapporto tra pubblico e privato accreditato, sia in termini di finanziamento che di funzionamento 
È necessario istituire modalità più trasparenti nel differenziare servizi pubblici e privati in modo che questi possano collaborare in sinergia e integrarsi tra loro, con l’obiettivo primario di mettere al centro i bisogni del paziente e le sue scelte di cura in un sistema integrato pubblico/privato che garantisca a tutti la stessa qualità di cura e un servizio pubblico efficace ed efficiente. Inoltre, strategie specifiche vanno identificate per consentire al settore pubblico del SSN di potersi agevolmente rinnovare e dotare di ciò di cui ha bisogno in termini di personale e investimenti in innovazione.

4.    Strutturazione di un adeguato sistema di prevenzione e preparedness
Riteniamo necessario incrementare gli investimenti e l’impegno dei servizi sanitari nelle attività di prevenzione e promozione della salute per garantire che l’obiettivo primario del nostro SSN sia la tutela della salute della popolazione e non la cura della malattia. Al riguardo è fondamentale investire in progetti e campagne di prevenzione dalle dipendenze (alcol, sostanze stupefacenti, internet addiction disorder, ludopatie) disturbi alimentari, infortuni sul lavoro e rischi ambientali. Occorre poi rafforzare la lotta all’antibioticoresistenza con protocolli nazionali obbligatori in tutti i presidi sanitari, raccolta dati centralizzata, formazione specifica degli operatori sanitari. Inoltre, va esteso il rafforzamento e l’integrazione degli organi tecnici non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo, con la creazione di un’Agenzia Nazionale per la prevenzione e la preparedness, per coordinare le attività e garantirne l’omogeneità sul territorio nazionale. In questo quadro è opportuno anche il ripristino degli osservatori regionali della prevenzione e l’implementazione di un sistema di analisi dei dati biometrici e di strutture di laboratorio e ambienti clinici con i più elevati livelli di biosicurezza, nonché investimenti in sanificazione ambientale avanzata per scuole, mezzi di trasporto, uffici pubblici e per dotare i presidi di emergenza di percorsi pandemic-free ed equipaggiare le ambulanze con sistemi di digitalizzazione e attrezzature per il trasporto in isolamento. Proponiamo anche l’istituzione di una “protezione civile sanitaria” formata da professionisti e volontari addestrati al contrasto alle pandemie e la previsione di una formazione continua e obbligatoria per il personale sanitario e sociosanitario su prevenzione e contrasto ai rischi pandemici. Infine, è necessario promuovere, anche a livello europeo, accordi di ricerca e cooperazione con Università e Centri di studio epidemiologico del continente africano per monitorare l’insorgenza di nuove malattie infettive. 

5.    Formazione e la gestione delle risorse umane
Proponiamo di valutare una più rapida ascesa di carriera in campo sanitario e una remunerazione adeguata al carico di lavoro e soprattutto alle responsabilità, così da limitare contestualmente il fenomeno dell’emigrazione di professionisti sanitari verso l’estero. In questo senso, particolare attenzione deve essere riservata al personale sanitario ospedaliero che in questi anni ha affrontato pressioni lavorative massacranti. Se, infatti, il PNRR prevede importanti investimenti nell’ammodernamento tecnologico degli ospedali, in parallelo, occorre un progressivo e strutturale aumento degli stipendi degli operatori sanitari degli ospedali, con particolare attenzione a quelli impegnati nei reparti di medicina d’urgenza e in quelli più soggetti a rischi di burnout.

Inoltre, per attrarre personale straniero è necessaria una drastica semplificazione delle procedure per il riconoscimento dei titoli di studio esteri per tutte le professioni sanitarie. 

È poi fondamentale una riforma dei percorsi di formazione e accesso prevedendo le specializzazioni cliniche, l’ampliamento delle competenze e delle docenze affidate ai professionisti, l’estensione della rete formativa e la revisione dell’iter per l’acquisizione delle specialità mediche nonché l’adozione di un contratto specifico di formazione e lavoro che superi il meccanismo delle borse di studio. 

Infine, deve essere aumentata la formazione in telemedicina e nelle tecnologie digitali e garantirne l’implementazione.

6.    Piano straordinario per le liste di attesa
Per recuperare il “deficit di cure” causato dalla pandemia da COVID-19 è necessario varare un piano straordinario per aumentare la capacità produttiva di prestazioni di specialistica ambulatoriale, visite di controllo e interventi. L'obiettivo deve essere ridurre entro un anno il periodo di attesa per tali prestazioni fino ad un massimo di 60 giorni per quelle programmate e di 30 per tutte le altre. A tal fine, per un anno, in tutti i casi in cui siano superati tali termini, si estenderà la regola del Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa 2019-2021 in base al quale il paziente può recarsi in una struttura privata convenzionata senza costi aggiuntivi. 

In parallelo occorre implementare misure di contrasto alla mancata aderenza ai piani terapeutici e verifica della appropriatezza delle prescrizioni attraverso un sistema di alert in collegamento con le farmacie e i medici di medicina generale, raccolta ed elaborazione statistica centralizzata dei dati relativi al monitoraggio dei tempi di attesa da incrociare con quelli dei Fascicoli Sanitari Elettronici per intervenire a livello locale in caso di anomalie riscontrate.

7. Piano strategico nazionale per le filiere dell’innovazione
Nonostante l’Italia sia attualmente il primo produttore europeo di farmaci, il sistema presenta elementi di vulnerabilità legata alla dipendenza dagli approvvigionamenti da Paesi extra UE di materie prime e intermedie e dalla sempre più forte competitività degli Stati Uniti e della Cina nel campo delle biotecnologie. Per questo è necessario un piano strategico nazionale per il sostegno alla filiera delle Scienze della Vita e dei dispositivi medici. In aggiunta al miliardo già stanziato, ma che da oltre un anno è bloccato - e che deve subito essere impiegato - occorre investire altri due miliardi di euro. In parallelo è fondamentale una drastica semplificazione degli adempimenti per l’apertura di nuovi impianti produttivi e la rimozione degli ostacoli di carattere burocratico che rendono l’Italia poco attrattiva per le ricerche cliniche.

Infine, è opportuna l’istituzione di un fondo vincolato all’acquisto da parte dei centri accreditati di terapie avanzate e l’individuazione di modelli di accesso e di rimborso delle stesse che siano innovativi, così da valorizzare la componente di investimento di tali trattamenti.

8. Malattie rare, tumori rari e malattie croniche invalidanti
È urgente l’adozione di tutti i decreti attuativi del Testo Unico delle Malattie Rare, nonché del Secondo Piano Malattie Rare con l’incremento del relativo fondo. Inoltre, è necessario inserire nei LEA nuove malattie invalidanti (quali vulvodinia, fibromialgia, ecc.) e istituire un fondo per la sperimentazione triennale in ogni Regione di un nuovo sistema di LEA per pazienti con malattie rare o croniche invalidanti basato sui piani terapeutici personalizzati e non sul rigido meccanismo dell’elenco delle prestazioni riconosciute.

Infine, è fondamentale la costituzione di un fondo strutturale vincolato esclusivamente allo Screening Neonatale Esteso (sul modello di quello per la fibrosi cistica) da ripartire tra le Regioni per l’ampliamento alla diagnosi delle ulteriori malattie incluse nel panel, e l’incremento del fondo dedicato al test di Next-Generation Sequencing. 

9. Finanziamento stabile e adeguato a medio termine
Il SSN deve essere adeguatamente finanziato, in misura comunque non inferiore alla media del finanziamento dei Sistemi Sanitari dell’Unione Europea, in termini di entità complessiva. Inoltre, è opportuno destinare una quota non inferiore al 3% del Fondo Sanitario Nazionale alla Ricerca, riaffermando il principio che l’attività di ricerca sia parte integrante e fondamentale del SSN, motore virtuoso di sviluppo del Paese.

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